Nelle Finals NBA 2025, a dominare la scena non saranno i lunghi né le ali come accade ormai da tempo. Questa volta, i riflettori si accendono sui playmaker in una sfida dal sapore antico: Shai Gilgeous-Alexander e Tyrese Haliburton, due leader diversi per stile, ma identici nell’impatto sulle rispettive squadre.
Si tratta di un evento raro: difficilmente due finaliste si sono affidate così tanto ai propri “uno” per arrivare fin qui. L’ultimo precedente quando Magic Johnson si trovò di fronte Isiah Thomas, a fine anni ’80. Da allora, il ruolo del play nelle Finals ha spesso fatto da spalla. Oggi, invece, torna protagonista.
Shai Gilgeous-Alexander: l’MVP a caccia del coronamento
Il canadese di OKC arriva a questo appuntamento da protagonista assoluto: MVP della regular season, miglior realizzatore NBA (34.2 punti di media) e All-NBA First Team. Per dare senso al suo 2025 da sogno, manca solo una cosa: l’anello.
Shai è un realizzatore fuori dal tempo. In un’epoca di triple compulsive, lui danza nel mid-range. Con tocchi vellutati, ritmo variabile e una tecnica sopraffina, punisce da ogni zona del campo. Non solo: negli anni ha raffinato anche la visione di gioco, chiudendo la stagione con 6.4 assist a gara.
È il leader silenzioso e inesorabile di una OKC trasformata grazie a un affare che ha riscritto la storia: la cessione di Paul George ai Clippers nel 2019, che portò a Oklahoma proprio Shai insieme a una valanga di scelte.
Tyrese Haliburton: il regista che ha riscritto il copione dei Pacers
Tyrese è l’anima creativa dell’attacco più spettacolare della NBA. Indiana corre, segna, diverte. E’ tutto parte dalle sue mani. Non è un realizzatore puro, ma quando serve sa prendersi la scena. La sua media assist in stagione è stata di 9.2, nei playoff addirittura 9.8. Soprattutto, fa tutto con una lucidità sorprendente: meno di due palle perse a partita.
Haliburton è arrivato a Indianapolis grazie a un altro scambio chiave, quello con Sacramento che ha portato Domantas Sabonis ai Kings. Una scommessa vinta dai Pacers e dal loro coach Rick Carlisle: “Trovare un playmaker da franchigia a 21 anni è rarissimo. Noi l’abbiamo fatto”.
Due leader, due filosofie
La bellezza della sfida sta anche nella differenza. Shai è la stella che brilla da sola, capace di vincere da scorer puro. Haliburton è il motore collettivo, il play “vecchia scuola” in un mondo che idolatra i tiratori.
Entrambi sono il simbolo delle rispettive squadre. Uno comanda segnando, l’altro distribuendo. Uno incarna l’efficienza chirurgica, l’altro la creatività fluida. Uno si affida alla tecnica del fadeaway, l’altro alla visione da quarterback.
Un confronto che fa la storia
Le Finals NBA 2025 sono una sfida tra due outsider, ma anche tra due modi di intendere il gioco. Oklahoma City sogna il primo titolo della propria storia. Indiana torna in finale dopo un quarto di secolo. Soprattutto, entrambi ci arrivano non grazie a una super squadra, bensì grazie al talento di un playmaker.
Chi la spunterà? Gilgeous-Alexander potrebbe dominare come un Re Mida del canestro. Haliburton potrebbe rispondere facendo brillare tutti gli altri.
Quel che è certo è che sarà una Finale da playmaker.

