Iniziamo da dove si deve iniziare, nel bene e nel male. E si inizia male come era ampiamente previsto. Non male come l’anno scorso. Ma male come questo anno.

Quanto male? Vediamolo subito e rispondiamo come rispondono quelli come noi alla domanda che ci viene fatta quando, sdraiati sul divano, spegniamo tv e posiamo telecomando in un posto dimenticato da Dio e soprattutto da noi quando lo andremo a ricercare, “cosa ha fatto la Ferrari?”.

Rispondiamo con quella faccia un po’ cosi, quell’espressione un po’ cosi che abbiamo noi, che abbiamo visto trionfare con la rossa Lauda, Sheckter, Schumacher e Raikkonen (pare che il primo e il terzo lo abbiamo fatto anche con altre macchine ma a noi poco importa) e abbiamo poi visto Alonso e Vettel sempre con la stessa macchina fare Harakiri.

Quindi: “cosa ha fatto la Ferrari?”

Leclerc è a 7 decimi dalla pole position. Tra lui e la pole position altre macchine ma esattamente quante e guidate da chi, a noi ferraristi mazziati e attempati, poco importa.

Sainz è a 1″2. Anche qui ci sono una serie di macchine tra lui e Leclerc e poi ancora altre verso la pole position ma di nuovo poco importa.

E un passo gara disastroso con un degrado importante delle gomme posteriori, il peggiore del lotto dei migliori (e questo è il vero segnale preoccupante, più ancora dei tempi di distacco dalla vetta nel giro secco).

Quindi male ma, vedremo poi, non malissimo.

Male. Il fatto che ci importi poco chi siano e quanti siano gli altri non deve essere presa come una mancanza di rispetto o come una forma di snobismo. Non ce ne vogliano i pochi lettori di queste nostre poche righe, e soprattutto non ce ne vogliano gli ancor meno tifosi italiani di Hamilton o di Verstappen (si pare che ce ne siano e nonostante le varie perplessità al riguardo da parte del popolo ferrarista pare che la cosa sia legale e nessun articolo di legge e della Costituzione lo vieti – grave mancanza dei padri fondatori della nostra Repubblica ma tanto è quindi rispettiamo la legge!).

Ci importa poco di quanti e chi siano gli altri perché per da quando è stata concepita nella mente del suo fondatore Enzo, l’obiettivo della Ferrari non può che essere uno e solo uno: vincere. E in Formula 1 la distanza tra te e la vittoria è ciò che ti separa dal primo. Tutto il resto conta poco e niente. In alcuni circuiti più che in altri, lì dove è impossibile sorpassare, contano si, letteralmente, anche le macchine, ma prima devi essere in grado di avere una macchina che sulla carta è in grado di farlo quel sorpasso (e zero-sette ed uno-e-due ti fanno riporre sogni di sorpasso nel cassetto).

Conterà qualcosa quando finalmente torneremo a vincere e torneremo ad essere in vetta, e questo, poco ma sicuro accadrà. E allora saranno dolori per il divano e il per il telecomando. Soprattutto per il primo che dovrà subire la danza della vittoria! Quando sei in testa allora puoi voltarti e vedere chi ti segue, fare tattica, lasciare qualcosa sul tavolo oggi per garantirti il risultato finale di domani.

Ma adesso no. Adesso, mazziati e muti, testa bassa e capire come finalmente avere nel 2022 una macchina vincente che vinca, evitando gli errori clamorosi del 2018 con un Sebastian Vettel e un team che buttarono alle ortiche un campionato vinto (stesse modalità di harakiri applicate nel caso Alonso Ferrari 2010).

Questo 2021 con questi regolamenti assurdi che hanno consegnato alla Mercedes, e bravi loro a sfruttare tutti i vantaggi possibili, sarà un anno di transizione, dopo che il 2020 è stato l’anno della espiazione per i peccati commessi nel 2019 nella interpretazione lasca delle regole sui flussi di alimentazione della power unit (e qui noi ferraristi muti e rassegnati).

Male ma non malissimo. Non malissimo perché nella attesa del 2022 stavolta qualche piccola soddisfazione sembra che ce la potremo prendere.

Non malissimo perché Sainz sembra già aver trovato il giusto feeling con la Rossa, almeno sino al Q3 dove qualcosa è andato storto; comunque per tutto il week end le sue prestazioni sono state all’altezza di quelle di Leclerc e questo è un ottimo indicatore per il team.

Non malissimo perché sembra proprio che qualche bella sportellata tra le nostre Ferrari a guida latina e il resto del mondo la potremo dare. Perché si, una volta misurata la distanza dalla vetta e fatto piani per raggiungerla, possiamo guardarci intorno e mettere a fuoco chi si trova sul nostro stesso sentiero. Ed è tutta gente abbastanza vicino a noi, abbastanza vicino al punto di poter permetterci di toglierci qualche sassolino dalla scarpa e restituire qualche favore di troppo che ci han fatto nel 2020 (annus horribilis, al pari del nefasto 1980 in cui una Ferrari partì in ultima fila).

Questo sempre se il degrado gomme mostrato nelle simulazioni del passo gara non sia così grave come paventato. Vedremo.

Siamo pronti a prendere altri schiaffi e far diventare di nuovo rosse le nostre guance, ma la sensazione è che stavolta siamo sulla strada giusta per ridarli, non questo anno, ma….

Un ferrarista attempato, mazziato, speranzoso

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