
Terzo turno del Sei Nazioni 2026, l’Italia cede a Lille ad una Francia quanto mai lanciata verso il secondo successo consecutivo nel torneo. Diversamente da Irlanda e Galles, però, che avevano incontrato i transalpini nelle prime due giornate, gli Azzurri non vengono stritolati dal gioco francese, che riescono anzi a imbrigliare per buona parte della partita (qui la cronaca). Merito soprattutto di una capacità difensiva che sta sorprendendo in questa edizione e di un pacchetto di mischia anche in questa partita dominante. Se l’Italia non è riuscita a restare agganciata agli avversari, però, la colpa è soprattutto delle tante occasioni sprecate. In particolare le touche, che non hanno mai funzionato. Ne sono consapevoli coach Quesada e capitan Lamaro, che fanno una disamina del match nelle dichiarazioni post partita.
“Al settantesimo eravamo 19-8”, ricorda Quesada, che prosegue: “Anche se stata una partita chiusa fin lì, abbiamo difeso molto bene, anche sui palloni a terra. Ho parlato con Galthié e anche lui è stato sorpreso da questo nostro atteggiamento. Abbiamo preso una meta con un calcio di spostamento mentre eravamo in inferiorità: peccato, perché il risultato non rispecchia molto ciò che abbiamo fatto in partita”
Lamaro è dello stesso avviso: “Ci sono state ottime situazioni in cui abbiamo dimostrato di essere al livello di una grandissima squadra come la Francia, poi purtroppo abbiamo commesso degli errori che loro hanno colto in maniera molto vorace. Questo ci è costato 14 punti nel primo tempo. Nel secondo tempo non siamo stati molto precisi in touche, nel dare palloni puliti ai trequarti. C’è un po’ di rammarico per l’azione finale, perché non siamo riusciti a concretizzare: contro squadre del genere creare tre o quattro opportunità è il massimo e devi metterne a segno almeno l’80%. Questo ci è mancato, nonostante abbiamo alzato l’asticella. Dobbiamo imparare a sfruttare le occasioni che abbiamo: abbiamo fatto mezz’ora di grande intensità nel secondo tempo. Contro queste squadre devi capitalizzare ciò che riesci a costruire”.
