CalcioGamechanging Team: da rifugiati a campioni, il calcio come possibilità

Gamechanging Team: da rifugiati a campioni, il calcio come possibilità

Ci sono squadre che nascono per vincere una partita e squadre che servono a ricordare qualcosa di più grande. Il “Gamechanging Team” dell’UNHCR appartiene alla seconda categoria. Non scenderà in campo con una maglia ufficiale, non avrà un calendario, non giocherà una finale, ma porta con sé una storia che riguarda il calcio e va molto oltre il calcio.

In vista dei Mondiali FIFA 2026, l’Agenzia ONU per i Rifugiati ha riunito una squadra simbolica composta da calciatori che hanno conosciuto, direttamente o attraverso le loro famiglie, la guerra, la fuga, lo sradicamento. Sono storie diverse, attraversate dalla stessa linea: un’infanzia segnata dall’incertezza, poi la possibilità di ricominciare, trovare un luogo sicuro, costruire un futuro. Il pallone, in molti casi, è stato il primo linguaggio comune, il primo spazio di libertà, il primo modo per sentirsi di nuovo parte di qualcosa.

A guidare questa squadra è Alphonso Davies, capitano della nazionale canadese e Ambasciatore di buona volontà dell’UNHCR. La sua storia è nota, ma conserva ogni volta la forza delle cose che non si possono ridurre a biografia sportiva. Davies è nato in un campo profughi in Ghana, dopo che i suoi genitori erano fuggiti dalla guerra in Liberia. Il Canada è diventato il Paese della nuova vita, il calcio la strada attraverso cui quel bambino nato lontano da casa è arrivato fino alla nazionale e ai grandi palcoscenici internazionali.

Accanto a lui c’è Antonio Rüdiger, difensore della Germania, figlio di genitori fuggiti dalla Sierra Leone. Nel suo caso la maglia della nazionale tedesca è anche il segno di un percorso familiare che si chiude e si riapre: la fuga, l’accoglienza, la crescita, la responsabilità di restituire qualcosa. Rüdiger lo fa anche attraverso la sua fondazione, impegnata in Sierra Leone per offrire ai giovani accesso a istruzione, sport e assistenza sanitaria.

Il “Gamechanging Team” non è costruito solo attorno ai nomi più noti. Dentro ci sono Asmir Begović, fuggito dalla Bosnia da bambino e poi portiere della nazionale bosniaca; Ali Al-Hamadi, arrivato nel Regno Unito dopo la fuga dall’Iraq; Eduardo Camavinga, nato da una famiglia segnata dalla guerra in Angola e cresciuto in Francia fino a diventare un punto di riferimento del Real Madrid e della nazionale francese. Ci sono Victor Moses, Mohamed Touré, Awer Mabil, Nestory Irankunda, Bernard Kamungo, Ermedin Demirović. Provenienze diverse, campi profughi, città nuove, lingue da imparare, identità da ricostruire.

Il messaggio dell’UNHCR è diretto: quando un bambino in fuga trova sicurezza e opportunità, può tornare a immaginare il futuro. Non è una frase astratta. Lo raccontano i percorsi di questi calciatori, diventati simboli di ciò che può accadere quando l’accoglienza non resta una parola, ma diventa scuola, comunità, campo sportivo, allenatore, compagno di squadra, fiducia.

Il dato di partenza resta duro. Nel mondo oltre 117 milioni di persone sono costrette alla fuga e tra loro ci sono milioni di bambini. Sono i più esposti alla separazione dalle famiglie, ai traumi, agli abusi, alla perdita di ogni riferimento. In questo scenario lo sport non risolve tutto, ma può aprire uno spazio. Può diventare protezione, appartenenza, cura. Un campo da calcio, per un ragazzo che ha perso casa, può essere molto più di un campo da calcio: può essere il primo luogo in cui non è definito solo da ciò che ha subito.

Per questo la squadra lanciata dall’UNHCR ha valore proprio nell’anno che porterà al centro della scena la Coppa del Mondo più grande di sempre, in programma in Canada, Messico e Stati Uniti. Mentre il calcio mondiale si prepara a occupare lo spazio mediatico globale, il “Gamechanging Team” ricorda che dietro molte carriere ci sono percorsi di fuga, famiglie spezzate, partenze obbligate, seconde possibilità.

Davies lo ha spiegato con parole semplici: guidare questa squadra è speciale perché riunisce giocatori la cui infanzia è stata segnata dalla guerra e dalla fuga. Il senso dell’iniziativa è tutto qui. Non trasformare il dolore in retorica, ma mostrare cosa può nascere quando un bambino trova un posto sicuro e qualcuno disposto a credere in lui.

Il calcio, in fondo, vive anche di questo. Di talento, certo. Di tecnica, lavoro, disciplina. Ma anche di incontri. Di porte che si aprono. Di comunità che accolgono. Di bambini che arrivano senza nulla e trovano, in un pallone, il primo modo per dire: io ci sono ancora.

Le storie

Asmir Begović: giocatore del Leicester City FC, fuggito dalla Bosnia all’età di quattro anni, che ha rappresentato la Bosnia-Erzegovina alla sua prima Coppa del Mondo.

Ali Al-Hamadi: giocatore del Luton Town FC, fuggito dall’Iraq per trovare rifugio nel Regno Unito, che ha aiutato l’Iraq a qualificarsi per la sua prima Coppa del Mondo in 40 anni.

Eduardo Camavinga: giocatore del Real Madrid, i cui genitori hanno vissuto la guerra in Angola e hanno iniziato una nuova vita in Francia. Ora gioca per la nazionale francese.

Victor Moses: giocatore dell’FC Kaisar, fuggito dalla Nigeria per trovare rifugio nel Regno Unito e poi passato a rappresentare la Nigeria.

Mohamed Touré: giocatore del Norwich City FC, nato come rifugiato in Guinea e reinsediato in Australia, ora rappresenta la nazionale australiana.

Awer Mabil: giocatore del CD Castellón, nato nel campo rifugiati di Kakuma e che ha giocato per l’Australia ai Mondiali.

Nestory Irankunda: giocatore del Watford FC, nato in un campo rifugiati in Tanzania e reinsediato in Australia, dove rappresenta la nazionale.

Bernard Kamungo: giocatore dell’FC Dallas, cresciuto in un campo rifugiati in Tanzania prima di essere reinsediato in Texas. Ha rappresentato la nazionale statunitense.

Ermedin Demirović: giocatore del VfB Stuttgart. Suo padre è fuggito dalla Bosnia e si è costruito una nuova vita in Germania, dove Ermedin è nato e cresciuto. Rappresenta la nazionale della Bosnia-Erzegovina, aiutandola a qualificarsi per la seconda volta ai Mondiali.

Molti di questi giocatori scenderanno in campo ai prossimi Mondiali in Canada, Messico e Stati Uniti.

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