Con la conferenza stampa di ieri è cominciata ufficialmente l’era di Ringhio Gattuso alla guida della Nazionale di calcio. La stampa italiana ha accolto tendenzialmente favorevolmente le parole del nuovo tecnico, aprendo un credito nei confronti di un personaggio che ha come cifra distintiva la sincerità e semplicità. Ci sono, nei commenti sulle pagine di oggi, un serie di dubbi che la conferenza ieri non ha fugato, ma restano sullo sfondo, nella speranza che vengano dissipati nel corso del tempo. Ecco quindi una rassegna di come ha reagito la stampa italiana alla prima uscita ufficiale del CT.
Carattere, chiarezza e disciplina
Uno degli aspetti più apprezzati è stato il tono appassionato e diretto di Ringhio. Il Corriere della Sera ha titolato: “Il talento c’è, ora fuori l’orgoglio”, cogliendo il richiamo del tecnico a ricostruire un senso di appartenenza e unità. “Dobbiamo ritrovare quel gruppo che per tanti anni ci ha contraddistinto”, ha detto Gattuso, evocando lo spirito delle Nazionali del passato.
Molti hanno valorizzato il suo approccio pragmatico e senza fronzoli. “Non sono Harry Potter”, ha dichiarato Gattuso con realismo, frase ripresa in taglio alto da QN – Il Resto del Carlino. Ma ha anche aggiunto: “Farò ricredere anche La Russa”, in riferimento alle critiche del Presidente del Senato che aveva messo in dubbio la sua idoneità come CT della Nazionale.
Apprezzamenti trasversali anche per la linea dura su professionalità e convocazioni. Il Messaggero ha evidenziato l’affondo: “Gli infortunati? Si possono curare a Coverciano”, sottolineando la volontà di evitare defezioni non motivate. Sulla stessa scia, la Repubblica ha titolato: “Basta fughe da Coverciano: nessuno potrà più tornare a casa per un dolorino”.
Un altro punto forte del discorso di Gattuso è stato il richiamo all’intensità. “Voglio una Nazionale a mille all’ora”, ha tuonato, frase rilanciata da Il Mattino con enfasi. L’idea di imprimere un’identità combattiva, in perfetto stile “Ringhio”, ha trovato terreno fertile in una stampa desiderosa di rivedere grinta e senso di sacrificio con la maglia azzurra.
Cosa ha convinto di meno
Non sono però mancate le perplessità. La Gazzetta dello Sport ha ricordato che Gattuso non era la prima scelta della FIGC e che il suo arrivo è figlio di un contesto caotico. Dopo i rifiuti di altri candidati – tra cui Ranieri – la sua nomina è stata vista da molti come una soluzione di ripiego.
Alcuni editorialisti si sono spinti oltre. Sul Corriere della Sera, Fabrizio Roncone ha scritto: “La scelta di Gattuso non è stata dettata soltanto dal cuore. Anche dalla disperazione”. E ancora: “È un tecnico di seconda fascia? O di terza?” – una frase che riflette lo scetticismo sulle sue reali credenziali come allenatore, dopo esperienze non brillanti in club come Valencia, Marsiglia e OFI Creta.
Anche la missione che lo attende è tutt’altro che semplice. Il girone di qualificazione al Mondiale 2026 è già compromesso, e come scrive il Corriere, “qualificarci come primi avrebbe del miracoloso, arrivarci con gli spareggi sarebbe comunque un’impresa”. A questo si aggiungono i limiti oggettivi della rosa, con Donnarumma unico vero fuoriclasse riconosciuto. Emblematica, in questo senso, la dichiarazione di Gigi Buffon, oggi dirigente FIGC: “Sono responsabilità che abbiamo preso, e sarà il tempo a dire se è stata una scelta giusta o meno… se non lo sarà, si farà un passo indietro”.
Infine, pesa il clima esterno: critiche preventive, come quelle del già citato La Russa, e un’opinione pubblica divisa. “La Russa voleva Walter Zenga. Siamo messi così”, ha commentato amaramente ancora Roncone su Il Corriere della Sera.
Un ct già sotto esame
L’esordio di Gennaro Gattuso come ct della Nazionale ha acceso il dibattito. Da un lato, il carisma, la schiettezza e la determinazione sono stati accolti con favore. Dall’altro, il passato tecnico e il contesto confuso della sua nomina lasciano spazio a dubbi. Come ha scritto la Gazzetta, “a Gattuso il compito di convincere tifosi, critici e giocatori che può essere all’altezza”.
Un inizio non facile, ma carico di aspettative: perché per tornare a rivedere l’Italia ai Mondiali, non basteranno solo il cuore e il coraggio. Servirà anche vincere. Subito.

