La morte di Suleiman al-Obeid, il calciatore tra i più forti della storia della Nazionale palestinese, definito il Pelé della Palestina, ha riacceso i riflettori del mondo del calcio sul genocidio che si sta consumando a Gaza. Questa volta ci ha pensato Momo Salah a sottolineare l’ipocrisia della UEFA, che ha onorato la memoria di al-Obeid con un post senza però citare le cause della morte. Il campione ex Roma e Liverpool si è chiesto, in risposta al post: “Si può sapere come è morto, dove e perché?”
Ricordo che presso la FIFA giace una richiesta di sanzione nei confronti della federazione israeliana colpevole di continue violazioni dei regolamenti internazionali nei territori occupati. Richiesta fino ad oggi inascoltata.
La sua morte per mano dei soldati del così detto IDF si perde nell’oceano di lutti dall’inizio della guerra scatenata da Israele in risposta all’attentato del 7 ottobre 2023. Suleiman al-Obeid, rappresentando lo sport più polare al mondo, era anche un simbolo per il popolo palestinese. Questo ha reso la sua morte un po’ meno anonima di tante altre, ma, purtroppo, a tutt’oggi non in grado di fermare la carneficina che si sta compiendo in quei territori e che anzi si preannuncia diventerà ancora peggiore con la completa occupazione di Gaza City.
Traggo ispirazione da George Orwell che nel suo inarrivabile 1984 parla della neolingua del Grande Fratello. Il principio della neolingua è quello di ridisegnare il linguaggio per modificare la percezione della realtà. Il ministero preposto a condizionare le menti dei cittadini inseriti in quel futuro distopico è il Ministero della Verità (Minver). Il quale sforna abbreviazioni per far perdere il significato originario alle parole. Così il Ministero per la Pace, deputato a portare avanti la guerra dell’Oceania contro Eurasia e Estasia, diventa Minpax e via dicendo. In questo schema mi sembra si possa inserire perfettamente la narrazione che si sta facendo della tragedia di Gaza. L’IDF, per esempio, responsabile di buona parte delle 65.000 morti, tra cui anche quella del Pelé di Palestina, sarebbero le Forze di Difesa Israeliane, ma è ormai universalmente noto che non si tratta di una forza di difesa, ma del suo esatto contrario, di aggressione e occupazione.
Ricordo che in occasione dell’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle morirono 2977 persone (esclusi i 19 attentatori) e altrettante perirono negli anni successi indirettamente collegabili a quel giorno. Per quell’attentato il governo di Bush scatenò una feroce rappresaglia contro l’Afganistan, colpevole di ospitare Bin Laden. Quella guerra provocò (dati ufficiali degli USA) circa 8000 vittime dirette, mentre negli anni successivi la ‘bonifica’ del paese causò dalle 100.000 alle 170.000 morti (dati difficile da stimare, fonti governative e non governative). Parliamo di circa 20 morti per ogni vittima dell’11 settembre. Per l’eccidio delle Fosse Ardeatine, a Roma, gli ufficiali tedeschi responsabili (Priebke e Kappler) vennero condannati per la rappresaglia di 1:10, vietata già allora dalla convenzione dell’AIA. A tal riguardo l’articolo in questione recita: “Nessuna pena collettiva, pecuniaria o di altra natura può essere inflitta alla popolazione per atti individuali per i quali essa non possa essere considerata collettivamente responsabile.”
Gli attentati del 7 ottobre 2023 contro Israele da parte di Hamas hanno provocato (anche in questo caso mi attengo a dati ufficiali) 1200 vittime. La vendetta del governo israeliano attualmente si attesta attorno alle 65.000 vittime (stima prudente), tra uccisioni dirette e carestia. Il rapporto in questo caso è di 1 a 54: superata la ferocia non solo della seconda guerra mondiale, ma anche degli Usa feriti dall’11 settembre.
Suleiman al-Obeid, il Pelè della Palestina, con la sua scomparsa ci ricorda che all’orrore non c’è ma fine e tutti noi abbiamo l’obbligo di contrastare le barbarie. Il mondo dello sport farebbe bene a non girare la testa dall’altra parte.
