In occasione della scomparsa di Gianluca Vialli, Adolivio Capece racconta di una giornata trascorsa con lui, nel 2008, parlando di scacchi. Un sentito omaggio da parte di tutta la redazione di Sport24h attraverso il racconto di uno dei maggiori divulgatori e comunicatori di scacchi al grande campione scomparso oggi all’età di 58 anni.
Foto e stralcio della loro chiacchierata sono apparsi su ‘L’Italia Scacchistica’ (ottobre 2008) rivista di cui era allora direttore lo stesso Capece.
Ho conosciuto di persona Gianluca Vialli quindici anni fa, nell’estate del 2008, quando passammo insieme una giornata per registrare lo ‘spot’ di lancio della mia opera “Scacchi. Lo sport della mente” edita dalla Gazzetta dello Sport con De Agostini e che uscì in edicola a fascicoli settimanali dal settembre 2008 al febbraio 2009.
Vialli fu scelto come testimonial dalla Gazzetta, che non solo fece per l’occasione pubblicità televisiva, ma anche intere pagine sulla Gazzetta stessa e sul Corriere della Sera.
Una campagna pubblicitaria basata sul ‘doppio senso’ calcio-scacchi, evidenziato soprattutto nello spot televisivo in cui Vialli esordiva con la frase ‘Tre sono le regole’ e sembrava proprio che stesse parlando di calcio. Poi la sorpresa: no, non si trattava di calcio, ma di scacchi!
Vediamo: “Tre sono le regole. Occhi sull’avversario, grande concentrazione, testa sul campo”.
E poi: “E’ la mente che conduce il gioco. Allena la mente, gioca a scacchi” oppure “Il piacere di vincere ragionando. Allena la mente, gioca a scacchi” .
Colsi l’occasione della giornata, in parte ad aspettare che il regista lo chiamasse per le parti non tecniche, per chiacchierare con Vialli non dei calcio ma di scacchi. Lo ricordo come una persona simpatica, disponibile, che si incuriosì quando seppe che ero giocatore di categoria magistrale.
C’era a disposizione una scacchiera, volle giocare, facemmo un paio di partite: si capiva che non aveva una base ‘tecnica’, né una conoscenza della teoria, ma una volta fuori della apertura mostrava di avere delle idee e di divertirsi a provare ad attaccare, anche se – come spesso accade a chi è alle prima armi – basava l’attacco sulla Regina che si muoveva senza il supporto di altri pezzi. Di questo ‘errore’ farà poi tesoro nella sua carriera di allenatore.
Gli chiesi quando avesse imparato a giocare. “È stato uno zio a farmi conoscere gli scacchi e anche la dama. Quei pomeriggi in casa mentre fuori pioveva compensavano tutta l’attività fisica che facevo.“
Di Vialli ho già scritto in uno dei miei primi articoli per Sport24h, da cui traggo il passaggio seguente ‘Gianluca Vialli, allenatore, ex calciatore: “Quando ho iniziato a fare l’allenatore, ho capito che gli scacchi mi sarebbero potuti essere utili. […] Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all’avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l’avversario fuori strada. Preparare un attacco e un po’ come preparare una partita. L’unica differenza è che in mano hai dei pezzi, e non delle persone. Da questo punto di vista, il mestiere di allenatore è ancora più difficile.”’
Adolivio Capece
