Ginnastica

“Pensai di aver fatto una routine abbastanza buona. In quella routine c’era un tocco in più di Nadia, perché feci tutto con un po’ più di ampiezza, anche se era la stessa routine che tutti facevano…” (Nadia Comaneci).
Quando sei una giovane ginnasta, le parallele sono sempre molto alte.
Campione non è solo che vince, ma anche chi accetta di arrivare ultimo per non rinunciare a sognare. Perdente non è chi arriva ultimo a una gara, ma chi si siede a guardare.
La prima cosa che ti insegnano quando impari elementi con fase di volo è come cadere in modo corretto. Non sento alcun dolore durante le gare, ma mi viene solo da chiedermi: “Come sono arrivata qui? Perché sono a terra?”.
Nel calcio è sempre un altro giocatore che ti urta, ti strattona. Nella ginnastica, è il pavimento, o la trave, o un’altra parte di qualche attrezzo che si scontra col tuo corpo che precipita verso il suolo da grandi altezze.
Una brutta giornata in palestra è sempre meglio di una bella giornata a scuola.
Se la ginnastica fosse facile, si chiamerebbe calcio.
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