CiclismoGino Bartali: quel 1936 che segna la storia

Gino Bartali: quel 1936 che segna la storia

Torniamo indietro nel tempo. Novant’anni fa il campione di Ponte A Ema si impone nel Giro d’Italia. Giovanissimo. Quasi ventiduenne. Una svolta e un anno bello e tragico insieme. Da rivivere nella memoria che fa del bene, con gli amici di Gino Bartali. prossimo fine settimana eroico e bellissimo. In Toscana.

Il 1936 fu l’anno delle sanzioni all’Italia per la guerra d’Abissinia e, di conseguenza, dell’autarchia. Gli stranieri si rifiutarono di partecipare alla corsa, togliendo al Giro d’Italia quell’internazionalità faticosamente conquistata negli anni precedenti. Sul piano sportivo, però, arrivò la conferma del giovane Gino Bartali, che a L’Aquila conquistò la Maglia Rosa e la mantenne fino all’ultima tappa, precedendo in classifica Giuseppe Olmo e Glauco Servadei.

È da questo passaggio decisivo della storia del ciclismo italiano che prende le mosse la due giorni organizzata il 13 e 14 giugno 2026 dal Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema, novant’anni dopo il primo trionfo del campione toscano al Giro d’Italia.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Amici del Museo del Ciclismo Gino Bartali con la collaborazione della NUVI – Nova Unione Velocipedistica Italiana, con il contributo della Regione Toscana e il patrocinio del Comune di Firenze, del Comune di Bagno a Ripoli, del CONI Toscana e della UISP, propone un’edizione straordinaria di eventi, visite guidate, incontri culturali, commemorazioni e momenti dedicati alle famiglie. Al centro c’è il 1936: l’anno della consacrazione sportiva di Bartali, ma anche quello del dolore più profondo, con la morte del fratello Giulio pochi giorni dopo la vittoria del Giro.

Il 1936, l’anno della prima grande consacrazione

Nel 1936 Gino Bartali ha 22 anni, corre per la Legnano ed è già campione d’Italia. Al Giro si presenta come una delle giovani promesse più attese del ciclismo nazionale. La svolta arriva nella durissima tappa Campobasso-L’Aquila, dove infligge oltre sei minuti ai principali avversari e conquista la maglia del primato. Da quel momento resiste agli attacchi dei migliori specialisti dell’epoca fino alla vittoria finale, celebrata il 7 giugno all’Arena di Milano.

Quel Giro, però, resta anche un’edizione particolare per il contesto storico. Le sanzioni internazionali contro l’Italia e il clima dell’autarchia incidono direttamente sulla partecipazione straniera. La corsa perde una parte della dimensione internazionale costruita negli anni precedenti, ma trova nella sfida interna tra i migliori italiani uno dei motivi sportivi più forti.

La classifica finale premia Bartali davanti a Giuseppe Olmo e Glauco Servadei. È la prima vittoria al Giro d’Italia di un corridore destinato a diventare una delle figure centrali del ciclismo mondiale e della storia dello sport italiano.

Le curiosità di un Giro particolare

Il Giro del 1936 segnò anche l’ultima, sfortunata apparizione di Costante Girardengo. Il campione, ormai oltre i quarant’anni, non riuscì a reggere i ritmi imposti dalle nuove generazioni e si ritirò, esausto, alla terza tappa. Un altro episodio curioso riguarda la Roma-Napoli. Al termine della frazione, Learco Guerra e Giuseppe Olmo si trovarono con lo stesso tempo e lo stesso punteggio, senza possibilità di stabilire una priorità. La soluzione fu salomonica: la Maglia Rosa venne assegnata a entrambi. Sono dettagli che ci parlano la lingua di un Giro lontano, eroico, ancora legato a regole, consuetudini e soluzioni molto diverse da quelle del ciclismo contemporaneo. Storie capaci di costruire una base forte di epicità intorno ai protagonisti del Giro.

La tragedia di Giulio Bartali

Appena nove giorni dopo il trionfo sportivo, nella vita di Gino Bartali arriva la tragedia. Il fratello Giulio, di appena due anni più giovane, perde la vita durante una gara ciclistica. Nato nel 1915, Giulio condivideva con Gino la passione per la bicicletta e stava costruendo a sua volta un percorso agonistico promettente. La sua morte, avvenuta il 16 giugno 1936, rappresenta uno dei momenti più dolorosi nella vita del futuro campione (destino molto simile sarà poi riservato a Fausto Coppi, il suo amico-rivale, che perderà sempre in corsa il fratello Serse). Fu lo stesso Gino a convincere il padre Torello a lasciare correre Giulio. La scomparsa del fratello lo porta a interrompere l’attività agonistica per oltre un mese e a rifugiarsi nella fede.

Nel febbraio del 1937 Bartali pronuncerà i voti di Frate Terziario Carmelitano assumendo il nome di Fra Tarcisio. Sarà anche grazie alla vicinanza della famiglia, del direttore sportivo della Legnano Eberardo Pavesi e del capitano Learco Guerra che tornerà alle competizioni. Il 1936 si chiuderà con la vittoria del Giro di Lombardia dell’8 novembre, dedicata proprio alla memoria del fratello Giulio, che avrebbe compiuto 21 anni poche settimane prima.

Sabato 13 giugno, il museo apre le celebrazioni

Le celebrazioni di Ponte a Ema prenderanno il via sabato 13 giugno alle ore 10 con l’apertura straordinaria del Museo del Ciclismo Gino Bartali e visite guidate gratuite per tutta la giornata. L’orario sarà prolungato fino alle 19. Alle 11.15 è previsto il corteo verso il cimitero di Ponte a Ema per la commemorazione religiosa dedicata a Giulio Bartali. Nel pomeriggio, alle 15.30, il convegno «Bartali nel 1936» approfondirà alcuni aspetti meno conosciuti di quella stagione decisiva.

Interverranno Carlo Delfino, con un contributo dedicato agli esordi di Bartali; Giancarlo Del Balio, che ricostruirà il biennio 1935-1936; Marco Pasquini, fine penna e ciclo-storico, con un approfondimento sulla figura di Giulio Bartali; Giovanni Nencini, figlio del mitico campione Gastone Nencini che illustrerà l’evoluzione tecnica della bicicletta, dal giro ruota ai primi cambi. Alle 17 spazio alle attività per ragazzi, mentre alle 20 la giornata si concluderà con una cena sulla terrazza del museo.

Domenica 14 giugno, sulle strade di Bartali

La giornata di domenica 14 giugno si aprirà alle ore 8 con una pedalata a invito riservata a biciclette d’epoca e abbigliamento coerente agli anni Trenta e Quaranta. Il percorso «Le strade di Bartali» attraverserà il centro storico di Firenze fino a Piazza della Signoria, dove i partecipanti riceveranno dalle istituzioni un messaggio di pace da riportare simbolicamente al museo. Il rientro verso Ponte a Ema passerà anche dalla storica salita dei Moccoli, uno dei luoghi simbolo dell’allenamento di Gino Bartali. Alle 10 il museo aprirà nuovamente le porte con visite guidate gratuite. Alle 10.30 si terrà la commemorazione al Cippo di Giulio Bartali sulla salita di San Donato, con la deposizione di una corona di fiori. “Con una semplice corona di fiori“, spiega Maurizio Bresci, direttore del Museo, con una sensibilità unica, aaggiunge: “proprio come voleva lui e ci ha insegnato, attraverso mio padre e di generazione in generazione, vorremmo che tutto andasse avanti secondo la sua strada così ben tracciata“. Una strada molto silenziosa nei gesti esteriori.

Nel pomeriggio, alle 14.30, il Teatro di Ponte a Ema ospiterà uno degli appuntamenti centrali dell’intera manifestazione.

Massimo Reale racconta Bartali

Al Teatro di Ponte a Ema sarà protagonista Massimo Reale, attore di teatro, cinema e televisione, interprete conosciuto dal pubblico italiano per la partecipazione a numerose produzioni televisive e cinematografiche. Nel corso della sua carriera ha alternato ruoli popolari a progetti culturali e di approfondimento storico, con attenzione ai temi civili e sociali. Attraverso una lettura scenica dedicata a Gino Bartali e agli anni della Seconda guerra mondiale, Reale accompagnerà il pubblico in un percorso fatto di testimonianze, racconti ed episodi che hanno contribuito a rendere il campione toscano una figura centrale non soltanto nella storia del ciclismo.

L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria.

Il museo e il patrimonio Bartali

Situato a Ponte a Ema, luogo natale di Gino Bartali, il Museo del Ciclismo Gino Bartali conserva biciclette, maglie, fotografie, documenti originali e numerosi cimeli legati alla carriera sportiva e alla vita privata del campione. Il percorso attraversa la storia del ciclismo italiano e del Paese, attraverso episodi, testimonianze e materiali che hanno contribuito a rendere Bartali una figura simbolo oltre i confini dello sport.

«Novant’anni dopo quel 1936 non celebriamo soltanto una vittoria sportiva, ma una vicenda umana che continua a parlare alle nuove generazioni», sottolinea Maurizio Bresci, direttore del Museo del Ciclismo Gino Bartali. «La grandezza di Gino Bartali non si misura soltanto nelle sue imprese in bicicletta. La sua capacità di affrontare il dolore, la forza della fede, il senso della famiglia, il coraggio delle sue scelte e il suo esempio civile rappresentano ancora oggi un patrimonio universale. Custodire la sua storia significa offrire al ciclismo, allo sport e alla società un modello che conserva intatta la propria attualità. Il museo nasce proprio per questo: raccontare l’uomo insieme al campione, attraverso documenti, testimonianze, aneddoti e vicende che appartengono alla storia del Novecento italiano».

Le informazioni utili – Le celebrazioni si svolgeranno sabato 13 e domenica 14 giugno 2026 al Museo del Ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema.

Le visite guidate sono gratuite. Pranzo, cena e alcune attività sono soggetti a prenotazione. L’evento con Massimo Reale al Teatro di Ponte a Ema è gratuito con prenotazione obbligatoria.

Info e prenotazioni: [email protected].

Telefono e WhatsApp: 392 6277248.

Fonte: cartella stampa Museo del Ciclismo Gino Bartali e Archivio Giro d’Italia.

LEGGI ANCHE

Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui