Giro 2015, Alberto Contador incassa e già pensa al Tour

Il Pistolero non lascia scampo agli avversari nella cronometro di sabato. Rafforza poi il vantaggio nella giornata di domenica a Madonna di Campiglio e il Giro appare ormai finito...

Giro 2015, Alberto Contador incassa e già pensa al Tour

La temuta cronometro e la seguente tappa di montagna sono alle spalle: Alberto Contador ha chiarito di che pasta è fatto. Il Giro d’Italia 2015 si può dire ormai in tasca e farà bene il Pistolero a cominciare a pensare al Tour, nel quale ha già annunciato voler correre per vincere.
Potrebbe sembrare l’assurdo del lunedì mattina; assurdo perché alla vigilia di tappe impegnative come quella di domani e, soprattutto, quelle del 29 e 30 maggio. Ma ad essere concreti, assurdo non è ed è inutile sperare in grandi stravolgimenti in classifica. Se ci saranno riguarderanno soprattutto dalla seconda posizione in giù. Per la vittoria finale Contador ha dimostrato, con la crono di Valdobbiadene, di essere il migliore. Inutile stare ancora a discutere.
Proprio pensando alla crono in terra veneta, permetteteci però una considerazione postuma. Alcuni, soliti, commentatori della tv hanno stigmatizzato la crono di 60 km., con l’argomentazione: “anacronistica”.
Premesso che a vincere, nella sostanza, è stato Contador che non nasce come cronoman e che non si è mai distinto come specialista di questo esercizio, bisogna anche dire che non troviamo nulla di male a disegnare una corsa a tappe di tre settimane che preveda (solo) 60 chilometri a cronometro. Appare evidente che per vincere un grande giro bisogna saper calcare qualsiasi scena e che poter mettersi all’occhiello una gara di sola montagna (come il Giro del Trentino) non equivale a fare altrettanto con altimetrie più varie (e per questo impegnative).
In Italia, non ci stancheremo mai di ricordarlo, rischiamo sempre di essere provinciali per semplice partigianeria. Quando avevamo Moser e Saronni cercavamo di spianare anche il Mortirolo (metaforicamente) se avessimo potuto, facendo diventare il Giro qualcosa in cui le montagne erano una simpatica e fugace diversione. Poi ci siamo dimentica di come si corre a cronometro e questo esercizio non ci interessa più. Abbiamo abolito le cronosquadre (perché scarsi) per primi, tacciando di anacronistiche quelle del Tour, per poi tornare, per ultimi, sui nostri passi. Adesso ce la prendiamo con le crono lunghe, quelle che regalano distacchi importanti. Come se Indurain avesse vinto Giro e Tour grazie solo a quelle…
Bene ha fatto Alberto, dall’alto della sua classe, ad onorare una tappa, quella di sabato, come meritava. Ha stracciato la concorrenza. Al Tour sarà un’altra storia (speriamo), ma qui al Giro non ce n’è per nessuno. E bene ha fatto Fabio Aru a correre e impegnarsi per conservare una seconda posizione che appare quanto mai alla sua portata. Non può e non deve demoralizzarsi per il secondo posto e soprattutto la maglia bianca. Attualmente questa è la sua dimensione e stiamo parlando di un livello di massimo rispetto per un atleta della sua età.
Adesso il Giro si sposta lentamente verso Ovest, lasciando le Dolomiti per un assaggio di Alpi lombardo-piemontesi. Ci sarebbe ancora tempo per sconvolgimenti in classifica, ma a questo punto Contador deve temere solo se stesso.
AU

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