Una caduta (una delle tante) potrebbe decidere il Giro 2025. Quella di oggi nella tappa che da Treviso terminava a Gorizia e/o Nova Gorica ha di fatto messo fuori gioco i due italiani più accreditati per la generale. Antonio Tiberi ha perso quasi due minuti, Giulio Ciccone molto di più e potrebbe anche non ripartire domani, stante le condizioni al termine della tappa. Le prossime ore ci diranno meglio. Se però il ciclismo italiano perde per strada le due maggiori speranze di classifica, l’ipotesi che l’affascinante duello tra i due giovani rampanti di casa UAE Del Toro e Ayuso si possa decidere per una scivolata, lascia sicuramente interdetti.
Accade infatti che nella caduta di gruppo a 23 chilometri dalla conclusione i più lesti a risalire in sella sono la maglia rosa e Simon Yates, attualmente i primi due della generale. Ayuso, che si trova probabilmente nella scomoda situazione di dover cedere lo scettro di capitano ogni giorno per le intemerate di Del Toro, arriva con circa un minuto di ritardo e perde ancora terreno. Se lo spagnolo vorrà non farsi sfuggire la ghiotta occasione di vincere un grande giro ad appena 22 anni, dovrà inventarsi qualcosa di meglio di quanto fatto finora. A parte la vittoria di Tagliacozzo, infatti, Ayuso è apparso sempre in affanno rispetto al più brillante Isaac. Le montagne, a cominciare da quelle di domani, ci diranno come stanno veramente le cose.
C’è chi pensa che il messicano ne abbia di più e che per certi versi ha già cancellato l’era Ayuso, candidandosi come più credibile erede di Pogacar. Altri pensano invece che Del Toro alla fine potrebbe pagare l’esuberanza atletica mostrata fino ad ora, con un dispendio di energie in alcuni casi eccessive (pensiamo per esempio alla lotta per i secondi di abbuono di queste tappe).
Sulle montagne la differenza non la faranno i secondi, speriamo però che non le facciano ancora una volta le cadute.
Vince la tappa, noncurante di quanto accadeva nelle retrovie, Kasper Asgreen, che ha animato una fuga da lontano e quando era evidente che questa sarebbe fallita, è partito ad una decina di chilometri dalla fine. Ha tenuto testa al drappello dei più immediati vincitori e vinto con buon margine. Ma che fatica, come lui stesso ha dichiarato: “È stata una giornata dura. È frustrante dover distruggersi completamente in questo modo per vincere una corsa, ma quando funziona ne vale davvero la pena, quindi sono felicissimo. La squadra mi ha dato il permesso e la libertà di provarci oggi, e sono molto grato per questo. Sapevo che nella seconda metà di un Grande Giro tutti hanno le gambe stanche, e oggi è stato proprio questo a fare la differenza per far andare via la fuga. Anche le condizioni meteo hanno giocato a mio favore. Il circuito finale era piuttosto tecnico e con l’asfalto bagnato è stato ancora più difficile per il gruppo riprenderci. È fantastico vincere una tappa del Giro d’Italia dopo averlo già fatto al Tour de France. Ora sono un passo più vicino alla tripletta”. Il ragazzo, trentenne, lo ricordiamo ha battuto nel 2021 un certo van der Poel addirittura nel Giro delle Fiandre. Per capirci, sul terreno preferito del campione olandese. Insomma uno di quelli che quando decide di partire, fa male. E oggi ha fatto veramente male.

