CiclismoGiro 2025: da Durazzo a Roma, la via della speranza

Giro 2025: da Durazzo a Roma, la via della speranza

Presentato a Roma il Giro che parte dall'Albania e termina, per la terza volta consecutiva, nella capitale.

Sono stati presentati ieri a Roma il Giro 2025 e il Giro Women 2025 presso il Parco della Musica e al cospetto di numerose autorità politiche e sportive. In una cerimonia sicuramente troppo lunga e contrassegnata da iperboli (come purtroppo spesso accade nella peggiore tradizione televisiva italiana, da Sanremo in giù) si è distinta l’ironia del presidente dell’Albania Edi Rama presente per salutare le prime tre tappe della corsa rosa.

L’Albania adesso va di moda: come terra franca per ‘appoggiare’ gli immigrati sgraditi, per le vacanze estive, per le cure dentarie o di altro genere. Edi Rama, dall’alto dei suoi centimetri (ex giocatore di basket) e di una cultura sicuramente cosmopolita ha ironizzato sulla capacità di patron Cairo di trattare e portare a casa il risultato economico sperato. La battuta sicuramente più riuscita del leader albanese, infatti, è stata: “Ringrazio il ministro Lollobrigida (presente anche lui in sala, ndr) perché quando è venuto in Albania mi ha convinto a lavorare per portare qui il Giro d’Italia. Un po’ meno perché poi mi ha lasciato nelle mani di Cairo, che è uno veramente duro…”. Il leader, mostrando grande affiatamento con il proprietario di RCS, scherzava ma al contempo raccontava una piccola verità.

Lo sa bene anche il sindaco di Roma Gualtieri, che una volta arrivato al Campidoglio ha fortemente voluto il Giro, investendo risorse ingenti (si parla di milioni) per poter ospitare, per 5 anni, la tappa finale. Vista la scenografia delle ultime due edizioni (con lo sfondo dell’Arco di Costantino e poi del Colosseo) unica ed inimitabile e che ha portato prestigio al Giro più di quanto il Giro lo abbia portato a Roma, speriamo che il sindaco sia riuscito a strappare un importante sconto.

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Torniamo a Rama e alle sue dichiarazioni. Quella che ci ha colpito di più è la storiella che aveva già raccontato in altre occasioni e ripetuto anche ieri: “La mia generazione, in Albania, è cresciuta guardando la tv italiana e sognando questo paese come speranza di una vita migliore. Essere oggi parte integrante del Giro d’Italia è come essere riusciti a coronare un sogno.” Insomma Rama ha pagato (e da quanto ha lasciato intendere anche salato) per sentirsi un po’ italiano. Del resto è lo stesso motivo per il quale, in tempo di covid, mandò i suoi medici in aiuto ai nostri ospedali ed ha accettato di ospitare gli immigrati che noi gli mandiamo (se e quando li manderemo…). Ci viene quasi da dire che Rama sia più italiano di tanti altri italiani, forse per questo piace tanto ad alcuni politici italiani, in un rapporto corrisposto di ‘amorosi sensi’.

La Corsa Rosa partirà per la quindicesima volta dall’estero – in Albania dove si svolgeranno le prime tre tappe – e terminerà a Roma – che ospiterà per la settima volta il Grande Arrivo del Giro. 3413 i km per 52.500 metri di dislivello. Saranno due le prove a cronometro individuale per un totale di 42,3 km; 6 le tappe per velocisti; 8 di media montagna e 5 di alta montagna sono le difficoltà che i corridori dovranno affrontare da venerdì 9 maggio a domenica 1 giugno.

Ci saranno anche 38 km di sterrato: 30 di strade bianche nel finale della tappa di Siena e 8 sul Colle delle Finestre che sarà anche La Cima Coppi del Giro con i suoi 2.178 metri. La Montagna Pantani sarà il Passo del Mortirolo mentre la Tappa Bartali sarà la Gubbio-Siena, con arrivo in Piazza del Campo.

Più duro dello scorso anno, strizza l’occhio ancora una volta a Tadej Pogacar, se dovesse decidere di tornare. Difficile sperare di vederlo al via insieme a Vingegaard. Il duello top-the-top infatti crediamo che sarà solo per il Tour il quale, a prescindere da quanti soldi metta sul piatto il comune di Parigi, termina sempre nella capitale francese.

Sarà per questo che rimane la corsa per eccellenza?

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