CiclismoGiro 2025: una Rosa per tutti quelli che non ce l'hanno fatta

Giro 2025: una Rosa per tutti quelli che non ce l’hanno fatta

Giuseppe Palumbo e Diego Ulissi, due storie diverse legate dal destino. Solo due corridori, nella storia del ciclismo, hanno vinto per due anni di seguito il campionato del mondo juniores su strada: Giuseppe Palumbo, negli anni 1992 e 1993, e Diego Ulissi, anni 2006 e 2007.

I successi nel ciclismo giovanile hanno un valore relativo, ma se scorrete l’albo d’oro dei mondiali in questione troverete nomi nulla affatto anonimi. Emblematico, da questo punto di vista, il 2013, quando un certo Mathieu van der Poel si impose su un tal Mads Pedersen. Nel 2018 vinse un Remco Evenepoel solo da pochi mesi passato alla bicicletta e, negli anni precedenti, troviamo nomi come Roberto Visentin, Greg Lemond e Pavel Tonkov. Nessuno di questi, però, è mai riuscito nell’impresa di vincere quel mondiale per due anni di seguito. Nessuno tranne Giuseppe Palumbo e Diego Ulissi. Il destino ha poi scritto la storia di questi due ragazzi.

Giuseppe Palumbo una volta passato dilettante ha collezionato qualche vittoria utile per arrivare al professionismo nel 1998. Termina la sua carriera nel 2010 senza particolari acuti e con un bottino di vittorie neanche lontanamente immaginabile quando correva con gli juniores e spaccava il mondo. Una promessa non mantenuta, che raggiunse forse il suo massimo con lo storico secondo successo ai mondiali juniores di Perth.

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Diego Ulissi 14 anni dopo ripete l’impresa: vince per due volte il mondiale in Messico, ad Aguascalientes l’anno successivo al trionfo in Belgio. Nei due anni da dilettante raccoglie diverse affermazioni, tra cui il Giro di Biella. Esordisce nel professionismo nel 2010, proprio l’anno in cui Palumbo appende la bici al chiodo, e lo fa vincendo, nella sua Toscana, il GP Industria e Commercio di Prato.

In 16 anni di professionismo raccoglie poco meno di 50 vittorie. Non è il campionissimo in grado di vincere le classiche ma, in una fase della storia del ciclismo italiano, sicuramente il nostro miglior corridore per corse di un giorno. Si guadagna i gradi di capitano della Nazionale in più occasioni, anche se quasi mai riesce a mantenere fede alle aspettative. Sono gli anni in cui il ciclismo internazionale è dominato da un certo Sagan e spesso Europei e Mondiali ci sono preclusi. Vince otto tappe al Giro e gode del rispetto del gruppo perché è un corridore che non si tira indietro, umile il giusto per mettersi a disposizione del capitano. Ogni tanto si conquista la licenza per vincere.

Anche lui, nonostante questa onorevole carriera, può dire che aver mantenuto in pieno la promessa che, ahilui, fece vincendo i due mondiali juniores. Però naviga nel gruppo con grande efficacia per 16 anni e ieri, con un’azione che è stata un misto di esperienza e voglia di rivalsa, si mette sulle spalle la sua prima Maglia Rosa. “Non sono un tipo che si commuove facilmente – dichiara in sala stampa – ma sul palco mi sono commosso”.

Probabilmente, come Jasmine Paolini sul centrale del Foro Italico, avrà rivissuto in un attimo la sua vita e gli saranno tornati alla mente tutti i giorni vissuti in bici, dagli esordi fino al traguardo di Castelraimondo.

E’ stato detto “Una maglia rosa che è il premio ad una carriera”. Pensando a quei mondiali vinti da juniores, aggiungo che si tratta anche un premio per tutti quelli che non ce l’hanno fatta.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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