Sab, 7 Febbraio 2026
CiclismoGiro dell’Appennino 2025: la storia anche al femminile

Giro dell’Appennino 2025: la storia anche al femminile

Diego Ulissi e Matilde Vitillo sono i nomi che restano impressi nell’albo d’oro dell’ edizione 2025 del Giro dell’Appennino, che quest’anno ha scritto una pagina importante per il ciclismo italiano e per la sua storia. L’atleta toscano della UAE Emirates ha conquistato il traguardo di via XX Settembre a Genova – 86ma edizione del Giro dell’Appennino –  con un’azione d’esperienza, battendo in volata Alessandro Fedeli (VF Group–Bardiani CSF–Faizanè) e Walter Calzoni (Q36.5 Pro Cycling). Per Ulissi è il secondo successo nella corsa ligure dopo quello del 2019, a conferma del suo talento su percorsi esigenti, disegnati per chi ha gambe e testa. Diego Ulissi (nella foto da Federciclismo.it – credito SprintCyclingAgency) è un corridore di classe e di esperienza e sa come onorare questi traguardi.

Ma l’evento che davvero cambia la prospettiva di questo 2025 è l’esordio della gara femminile. Il Giro dell’Appennino Donne Elite ha incoronato Matilde Vitillo (GreenEdge Cycling), tornata alla vittoria dopo quasi tre anni. Sul traguardo genovese ha preceduto Irene Cagnazzo e Gaia Segato in una prova dominata dalle italiane: nove delle prime dieci classificate indossano il tricolore. Un risultato che certifica non solo il valore delle atlete, ma anche la piena dignità di una corsa che – finalmente – si apre alle donne dopo 85 edizioni esclusivamente maschili.

E dire che il Giro dell’Appennino (qui sopra foto Mario Didier, il passaggio oggi a Busalla), è una delle corse più antiche e affascinanti d’Italia. Fausto Coppi la vinse esattamente settant’anni fa, nel 1955, con una fuga solitaria memorabile, su queste stesse salite. Fu la sua ultima vittoria per distacco, in un anno in cui sembrava già al tramonto. La Bocchetta, allora come oggi, fu il giudice supremo della corsa. Oggi come allora, i tornanti al 18% separano i forti dai fortissimi.

Il percorso 2025 ha confermato tutto il suo carattere: 200 chilometri tra le colline e i monti dell’Appennino ligure-piemontese, un dislivello complessivo di 2.898 metri, e passaggi simbolici – la partenza effettiva- come quello davanti al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, uno dei tre musei che raccontano in un triangolo  l’epica e l’epopea a due ruote con Castellania-Coppi e Alessandria Città delle Biciclette. Già questo racconta quanta passione corra su tali strade del ciclismo. Dopo i Giovi e l’erta della Madonna della Guardia la celebre Bocchetta ha di nuovo fatto selezione, con il suo “muro” finale che tocca pendenze del 21%.

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Al di là della cronaca, infatti, il Giro dell’Appennino è un patrimonio culturale dello sport italiano. È una corsa che tiene viva la memoria e la geografia del ciclismo vero. Qui non si corre soltanto per vincere: si corre per appartenere a una tradizione. E quest’anno, con la doppia gara maschile e femminile, il messaggio è ancora più chiaro: il ciclismo ha bisogno di radici profonde e di nuove strade aperte.

Una strada, quella che sale verso la Madonna della Guardia, dove nel Seicento si gridava al miracolo e oggi si misura la fatica. Una strada che non ha tempo, ma che ogni anno si rinnova con il passaggio di chi sceglie di affrontarla. Da quest’anno, anche con lo stesso orgoglio, uomini e donne.

Foto in apertura da Federciclismo.it – Giro dell’Appennino Donne Elite 2025 – Matilde Vitillo (ITA – Team Jayco AlUla) – photo Paride Ioan/SprintCyclingAgency©2025

Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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