Giro d’Italia 2015: da Viviani a Tiralongo, è l’Italia che va

Un primo bilancio dopo 9 tappe di questo Giro d'Italia 2015. Quattro successi italiani con Viviani, Formolo, Ulissi e Tiralongo, e Aru intanto tallona Contador

Giro d’Italia 2015: da Viviani a Tiralongo, è l’Italia che va

La prima settimana del Giro d’Italia 2015 è corsa via, veloce e festante per i colori italiani. Quattro vittorie di tappa non sono poca cosa: Viviani, Formolo, Ulissi e Tiralongo, soprattutto se alle spalle ci sono quattro storie, come solo il ciclismo sa raccontare.
Quella di Elia Viviani parla del primo successo al Giro d’Italia, lui che è ancora il nostro miglior corridore su pista e che ha metà della propria testa già proiettata a Rio (forse anche più di metà). Forse, anzi sicuramente, per questa sua capacità ha trovato posto alla Sky. Gli inglesi non sono come gli italiani e per loro andare in pista vuol dire essere forti. Non avrebbero scommesso su uno come Bradley Wiggins, e la scommessa alla fine l’hanno vinta. Anche con Elia, che si è tolto la soddisfazione di mettersi alle spalle campioni che su strada ci vanno da tanto e con tanto profitto.
Poi è venuto il momento di Formolo. Il più piccolo della compagnia, lo scorso anno al primo raduno della Nazionale di Davide Cassani, che appariva approdato per caso in quell’albergo al cospetto di corridori di lungo cabotaggio. Proprio in quel primo raduno (eravamo alla vigilia del campionato italiano del 2014, quello, per intenderci, vinto da Nibali) si consumava il primo atto del dramma di Diego Ulissi. Anche lui avrebbe dovuto essere presente a quel raduno voluto da Davide Cassani per cementare un gruppo che poi ha vissuto altri appuntamenti simili in tutto il 2014 e in questo primo semestre del 2015. Ulissi doveva esserci, fu fermato da una controversa positività al salbutamolo (valori superiori al consentito) che gli è costata 9 mesi di squalifica. Sul traguardo di Fiuggi si è inginocchiato sull’asfalto, testa tra le mani e il passato dietro le spalle. Il futuro, almeno per lui, non può che essere roseo… se non fosse che in queste occasioni parlare di rosa vuol dire pensare alle insegne del primato.
Che sono sulle spalle del favorito, Alberto Contador, nonostante un altro giovane terribile, anch’egli italiano, stia provando a sfilargliele. Parliamo di Fabio Aru che sta cercando in tutti i modi di mettere in difficoltà il pistolero, ancora una volta (ma non sono troppe?) acciaccato per una caduta. Nonostante la paura e la spalla lussata (o sublussata, non abbiamo capito), però ci sembra ancora in grado di difendersi, anche se siamo convinti (ma speriamo di sbagliarci) che il vero leader dell’Astana non è Aru e che il rivale più temibile di Contador resta Porte. Uran, da parte sua, si è staccato troppe volte per dare l’idea di poter resistere nelle prossime settimane, quando le strade saliranno ancora e poi… la cronometro.
Intanto in attesa dei verdetti decisivi, godiamoci questo gruppo di italiani: giovani, belli, felici e vincenti. Cassani ne sarà fiero.

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