La terza e ultima sosta del Giro d’Italia 2025 arriva all’indomani di una tappa che ha emesso il primo verdetto: Roglic, uno dei favoriti della vigilia, non è più l’uomo da battere e tanto meno da tenere d’occhio. In attesa di sapere se riprenderà il via martedì, possiamo essere certi che comunque non sarà lui il vincitore di questa edizione della corsa rosa.
Corsa che ha svelato al mondo la forza travolgente dei giovani, al cospetto dei quali anche un ottimo corridore di oltre 30 anni sembra un vecchietto da mandare in pensione. Sembra, da questo punto di vista, segnato anche il destino di Simon Yates, al momento secondo in generale e schiacciato tra i due UAE Del Toro e Ayuso. Il messicano è certamente il corridore che ha convinto di più. Fresco e pimpante, solo la ragion di stato al momento non gli ha lasciato campo libero per ulteriori scorribande. Le montagne, in abbondanza nella terza settimana, ci diranno se gli ardori giovanili sono inesauribili oppure se una corsa dura come questo Giro ha bisogno anche di un pizzico di saggezza e accortezza. Se questo discorso vale per Del Toro è altrettanto valido anche per Ayuso, il quale inoltre non ha ancora pienamente convinto.
Non escludiamo, però, possibili sorprese, che alla fine si materializzano nella figura snella e pimpante di Simon Yates, abbastanza agile da salire come uno stambecco e altrettanto esperto da non rimbalzare indietro. Le cronometro, per il britannico punto dolente, sono dietro le spalle, e quando la strada sale per lui è.. in discesa.
I voti di queste due settimane
Isaac Del Toro – Voto: 9 È la sorpresa assoluta. Il giovane messicano della UAE è solido in salita, brillante a cronometro, sempre al posto giusto. Più che un outsider, ormai è una seria candidatura per il podio finale. Inesperienza? Non pervenuta.
Simon Yates – Voto: 7,5 Corre in maniera regolare e intelligente, senza strafare. È lì, a poco più di un minuto, pronto a sfruttare eventuali errori altrui. Non ha ancora mostrato il suo picco, ma nemmeno ha avuto flessioni.
Juan Ayuso – Voto: 8 Sulla carta era il capitano UAE, ma ha accettato il duello interno con Del Toro. Solido, anche se meno incisivo rispetto alle attese. La squadra lo protegge e ha ancora margine di crescita.
Richard Carapaz – Voto: 8 Sempre generoso e combattivo, ma senza mai riuscire a fare la differenza. La vittoria di tappa gli regala un voto in più
Derek Gee – Voto: 8 Inaspettatamente competitivo in classifica dopo le fatiche della prima settimana. Sta dimostrando di poter correre da uomo da classifica, con solidità e costanza. Il canadese sta crescendo gara dopo gara.
Damiano Caruso – Voto: 7 Fa il suo, con la solita affidabilità. Non ha l’esplosività per fare la differenza, ma è sempre nel gruppo dei migliori. Fondamentale per la Bahrain e per il giovane Tiberi. Tiene alto l’onore dei vecchietti in un giro dominato, per ora, dai giovanissimi.
Antonio Tiberi – Voto: 7 Gestisce le energie, sa quando rischiare e quando attendere. Se continua così, top 5 possibile ma si è fatto sorprendere troppe volte in coda al gruppo.
Egan Bernal – Voto: 8 Non è ancora il Bernal del Tour 2019, ma è tornato competitivo ad alto livello. Ogni giorno migliora, resta a contatto con i migliori e trasmette segnali di crescita e prova sempre a fare qualcosa.
Thymen Arensman – Voto: 6 Compitino. Mai in difficoltà, ma mai realmente in grado di incidere. Corridore da supporto, resta in top 10 più per inerzia che per brillantezza. Ci si attendeva qualcosa in più.
Primož Roglič – Voto: 5,5 Il grande assente tra i protagonisti. Sempre a rincorrere, mai capace di attaccare o imporre il suo ritmo. Forse paga una condizione ancora da trovare o le cadute che, dicono, abbiano avuto più riflessi negativi di quanto fosse logico attendersi. Ma il Roglič dominante non si è mai visto, ad eccezione della seconda tappa di questo Giro.. poi con le salite è sparito.
Presentazione delle prossime tappe
Martedì 27 maggio – Piazzola sul Brenta > San Valentino (Brentonico) – 203 km

Il giro riparte con una tappa lunghissima e dal profilo spaccagambe, con oltre 4.300 metri di dislivello. Sarà probabilmente una frazione non tanto in grado di dire chi arriverà in rosa a Roma, ma ci potrà dire chi uscirà di scena. Alle insidie dell’altimetria, infatti, si aggiungeranno anche quelle della sosta del giorno prima, tradizionalmente infida soprattutto per coloro che non sono abituati ai Grandi Giri.
Da Piazzola sul Brenta si entra presto nelle Prealpi vicentine con la salita verso Carbonare (12,9 km al 4,6%), regolare ma già selettiva. Dopo una discesa lunga verso Trento, arriva Candriai: 10,1 km al 7,6%, con picchi del 13%, salita secca e dura. Ma il vero inferno inizia da Dro, dove si scala Santa Barbara (12,7 km all’8,3%, max 14%) e, dopo un tratto in falsopiano e una breve discesa, l’ascesa finale verso San Valentino, lunga ben 18,2 km al 6,1% medio con tratti fino al 14%. Sarà una tappa chiave per chi vorrà attaccare da lontano.
Mercoledì 28 maggio – San Michele all’Adige > Bormio – 155 km

Una tappa alpina che promette spettacolo e battaglia. I 155 km da San Michele all’Adige a Bormio si sviluppano su un tracciato concentrato e micidiale, con tre salite storiche. Si comincia con il Passo del Tonale (15,2 km al 6%), regolare ma lungo, che serve a scaldare le gambe. Dopo la discesa verso Ponte di Legno, si affronta l’autentico spauracchio di giornata: il Mortirolo da Monno, 12,6 km con pendenze medie del 7,6% ma punte micidiali fino al 16%. Dopo la discesa su Grosio e Sondalo, gli ultimi 25 km sono tutti in leggera salita verso Bormio, con una rampa finale a Le Motte. Dislivello totale: 4.600 metri. Sarà una giornata da distacchi veri. Qui, diversamente dalla tappa precedente, si decide la corsa rosa. Difficile immaginare, infatti, che il dominatore di questa frazione possa poi pagare dazio nelle ultime due temibili frazioni Alpine di venerdì e sabato.
Giovedì 29 maggio – Morbegno > Cesano Maderno – 144 km

Una tappa nervosa e più insidiosa di quanto il chilometraggio contenuto possa far pensare. I 144 km che collegano la Valtellina alla Brianza partono con un tratto pianeggiante lungo il Lago di Como, ma si accendono improvvisamente con la salita verso Parlasco: 7,6 km al 6,2%, con punte all’11%. Dopo lo scollinamento, una breve discesa introduce al Colle di Balisio, meno impegnativo ma comunque selettivo. Il tracciato prosegue su strade mosse tra Galbiate, Ravellino e Sirtori, prima di planare nella pianura lombarda. L’arrivo a Cesano Maderno è adatto ai velocisti resistenti o a finisseur che avranno saputo sfruttare le difficoltà iniziali. C’è da credere che i big penseranno a recuperare energie in vista delle due frazioni successive, anche se è la tappa ideale per le imboscate. Il dislivello totale è di circa 2.050 metri.
Venerdì 30 maggio – Biella > Champoluc – 166 km

I 166 km da Biella a Champoluc sono un concentrato di asprezza e selezione, con ben cinque salite importanti. Si comincia con la Croce Serra (10 km al 5%), poi la corsa entra nel vivo con Col Tzecore (16 km al 7,7%, max 15%) e il durissimo Col Saint-Pantaléon (16,5 km al 7,2%, max 12%). Dopo la discesa su Saint-Vincent e un tratto di respiro, si scala anche il Col de Joux (15,1 km al 6,9%, max 12%) prima dell’ultima rampa verso Champoluc (9,5 km al 4,5%). Con un dislivello complessivo di circa 4.850 metri, sarà terreno ideale per attacchi disperati o trionfi definitivi.
Sabato 31 maggio – Verrès > Sestriere (Via Lattea) – 205 km

È una delle tappe più iconiche di questo Giro. Si parte dalla Valle d’Aosta, si attraversano le valli torinesi e si conclude in alta quota con il trittico delle salite leggendarie. Dopo un lungo avvicinamento pianeggiante, la strada inizia a salire al Colle del Lys (13,7 km al 4,3%, con punte al 12%), preludio al vero banco di prova: il Colle delle Finestre, 18,5 km con pendenza media del 9,2% e picchi fino al 14%, di cui oltre 7 km su sterrato. Da lì in poi, anche se la discesa verso Pragelato può rifiatare, la salita finale a Sestriere (7 km al 7%) deciderà chi ha ancora gambe. Dislivello totale: circa 4.600 metri. Giornata da campioni veri.

