Simon Yates ha vinto il 108^ Giro d’Italia. Olav Kooij si è preso l’ultima tappa, l’iconica conclusione a Roma. La Visma Lease a Bike ha colto la seconda soddisfazione consecutiva, ancora una volta con una tattica perfetta che ha visto entrare in azione, nell’ultimo chilometro, prima Edoardo Affini, poi Wout Van Aert e quindi lo sprinter olandese, in una multinazionale dello sprint che racchiude anche le nazioni rappresentative dello ciclismo mondiale.
Crediamo che il modo migliore di raccontare questo Giro d’Italia 2025 sia quello i voti ai protagonisti che siano essi ciclisti, squadre o solo situazioni. Cominciamo
Simon Yates 9
Ha vinto e per questo meriterebbe il 10. Ma, e lo leggerete di seguito, il suo successo ha lo zampino anche di altri e questo gli toglie un punto. Ha saputo gestire le forze, in alcuni casi nascondendosi e non mostrando le sue debolezze. La storia del Colle delle Finestre che gli ha tolto il Giro del 2018 per riconsegnarglielo nel 2025 è di quelle che sarebbero piaciute a De Amicis.. da libro cuore. La sua commozione è la nostra e di tutti i veri tifosi, che leggono nello sport la metafora della vita. Spesso le cose non vanno come vorremmo ma quando questo accade ci sentiamo tutti migliori e continuiamo a sperare. Che un giorno, magari dopo sette anni, riusciamo a tornare a galla dopo tanto penare. Che le cose, poi, alla fine, si sistemano. Simon c’è riuscito. Ha ragione Carapaz, ha vinto il più intelligente. E’ sempre così.. o meglio: sarebbe giusto che fosse sempre così. Lunga vita a questo onesto pedalatore che nella sua lunga carriera ha vinto mai tanto da entusiasmare le folle ma che ha onorato la professione al meglio. Spesso al servizio di altri, luogotenente più che gregario o mezzo capitano. Per un giorno diventato l’uomo del destino. Una lezione di vita per tutti gli over; nello sport come nella vita l’esperienza non è mai un handicap ma un vantaggio. Picasso diceva che ci vuole una vita per diventare giovani. Simon Yates lo sa. Lunga vita la nuovo re del Giro.
Isaac Del Toro 7
Avrebbe meritato 8 o forse anche 9. Un ragazzo di 21 anno che corre con la forza e determinazione di un campione meriterebbe maggior attenzione. Ma qualcuno doveva frenare i suoi ardori giovanili e quella voglia di spaccare il mondo che ha mandato in pensione Ayuso (a soli 22 anni!) e poi esaurito le riserve quando serviva. Gli togliamo qualche voto, però, per le dichiarazioni post Sestriere. Il siparietto con Carapaz è ridicolo. “Doveva inseguire lui.. io avevo il compito di marcare Carapaz…” e balle varie. La verità-vera è che né lui, né Carapaz ne avevano per andare dietro a Yates. Non è stato un problema di chi doveva inseguire, ma di gambe. La prova è nelle stesse dichiarazioni che fanno risalire il ‘litigio’ tra i due una volta scollinato il Colle, quando ormai la frittata, però, era fatta. Sulle Finestre abbiamo visto Carapaz provare a riprendere Yates e Del Toro al gancio.. non ne avevano.
Meglio non dire nulla e non fare lo spaccone dopo una sconfitta simile. Consigliamo ad Isaac di trovare qualcuno che gli consigli quando attaccare e quando difendersi, perché se continua a correre così rimarrà una bella promessa non mantenuta.
Richard Carapaz 7
Stesso voto e stesse considerazioni di Del Toro, con una aggravante e una scusante. L’aggravante è l’età. Nel suo caso l’esperienza avrebbe consigliato maggior attenzione allo scatto di Yates. Se non avesse perso il treno britannico forse staremmo a raccontare un’altra storia. Invece si è fatto sfilare come un pollo. Da un 21enne te lo puoi aspettare, ma da lui no.
La scusante riguarda la squadra. Non era all’altezza degli altri due squadroni e quello che ha fatto la Visma a lui non è stato permesso. E’ difficile vincere un Giro senza una squadra all’altezza.
Derek Gee 8
Nessuno, alla vigilia, avrebbe scommesso sul canadese in classifica. E’ partito male ma con calma ha cominciato a macinare fino ad essere uno dei più regolari. Si prende un quarto posto che ha un peso specifico particolare, tenuto conto del fatto che non aveva una squadra al livello delle altre.
Damiano Caruso 8
Forte, paziente, indispensabile, saggio… mettete gli aggettivi che volete. E’ il miglior italiano in classifica e il quinto posto premia un corridore che ha fatto la balia ad Antonio Tiberi (5) che si è perso per strada, per poi provare a giocare le proprie carte. La sua poca attitudine con le cronometro gli ha impedito anche in passato di vincere una corsa a tappe. Ma per il resto c’è tutto.
Giulio Pellizzari 9
Se non avesse dovuto badare a Roglic probabilmente il ragazzo adesso poteva anche vantare un podio in una grande corsa. Aveva obblighi di gregariato e nonostante questo è riuscito sempre a restare in classifica. Poi lo sloveno è uscito di scena e Giulio, nella tappa di San Valentino, ha dato sfogo a tutta la voglia di spaccare il mondo che aveva covato. Negli ultimi giorni ha dimostrato di tenere in salita anche se paga quando la corsa accelera improvvisamente. Con una preparazione adeguata, però, può legittimamente puntare a vincere una corsa a tappe. Speriamo che nella squadra non torni a fare il supporto a qualcun altro.
Primoz Roglic 4
Le cadute sono solo una parziale scusante per il favorito n. 1 che improvvisamente si è spento. Aveva iniziato bene, prendendo la rosa addirittura al secondo giorno nella crono albanese. Ha poi giocato a nascondersi ma in realtà nascondeva una condizione evidentemente in calo o approssimativa. E’ caduto quattro volte.. metafora di un Giro da dimenticare.
Juan Ayuso 3
Ancora peggio del protagonista annunciato è stato il coprotagonista che sulla carta avrebbe dovuto togliergli lo scettro. Ha vinto la tappa emblematica di Tagliacozzo e sembrava che si fosse sbloccato. Poi improvvisamente è comparso sulla scena Isaac Del Toro e lo spagnolo ha cominciato a soffrire la concorrenza del messicano spegnendosi pian piano, fino all’abbandono. Le scuse, anche nel suo caso, stanno a zero. Ha pagato la tensione e psicologicamente è saltato. Sarà in grado di ritrovarsi?
Mads Pedersen 8
Quattro vittorie, dominante in volata e maglia ciclamino. La delusione della Roubaix può essere sicuramente archiviata. Mads ha fatto tutto quello che doveva ed anche di più, provando ad aiutare l’uomo classifica della Lidl, ovvero Ciccone (4), fino a quando anche l’abruzzese non è uscito di scena. Un po’ quello che ha fatto Van Aert, come solo i grandi sanno fare.
Wout van Aert 10
Dieci perché lo davano tutti per finito. Dieci perché la vittoria al Giro Yates l’ha trovata nella discesa delle Finestre, quando ha incrociato Wout che l’ha letteralmente trascinato oltre i 5 minuti. Dieci per la vittoria di Siena. Dieci per il treno a Kooij (2 vittorie, 8). Dieci perché il ciclismo non è solo calcolo ma anche cuore, e Wout di cuore ne ha. Dieci perché si è ritrovato e adesso sarà uno spettacolo. Dieci anche per tutte le volte che è arrivato secondo, senza mai farsi abbattere ma provando ad andare ancora più forte la tappa successiva. Dieci perché se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Dieci perché è Wout van Aert.
Lorenzo Fortunato 9
La Maglia Azzurra del GPM non è uno scherzo e in Francia chi l’ha vince (anche se è a pois) è quasi un divo. Lorenzo ha corso bene, sempre presente, sempre all’attacco. Il nove lo merita anche perché un giorno Christian Scaroni ha detto: “E’ un uomo con la U maiuscola”. Forse il complimento più bello che potevano fargli e quindi nove.
Visma Lease a Bike 9
Nel festival degli errori di Primavera arrivano le perle dell’ultima settimana del Giro. Inutile perderci in parole: hanno fatto tutto bene e vinto la corsa rosa soprattutto grazie ad una tattica perfetta. Torniamo a quello che ha detto Carapaz: “ha vinto il più intelligente”. Una intelligenza condivisa con tutto il team. Complimenti.
UAE Emirates 4
Potevano perderlo in tante maniere, hanno scelto quella più imbarazzante. Il primo errore è stato quello dei due capitani. Il secondo è stato quello di non tenere a freno Del Toro, che ha bruciato energie nervose e fisiche nel duello tutto casalingo con Ayuso. Il terzo è stato quello di non imporre al messicano di andare dietro a Yates sul Colle delle Finestre. Non si erano accorti che davanti c’era in fuga anche un certo Van Aert?
Organizzazione (RCS) 5
Troppe cadute; la tappa di Napoli che ha riproposto il solito teatrino al quale ormai siamo abituati; le tre tappe in Albania che, seppure costate tanto al ‘povero’ Edi Rama (come lui stesso ha ricordato a tutti in occasione della presentazione del Giro 2025), hanno offerto uno spettacolo disarmante del piccolo paese balcanico, sono gli elementi che non fanno arrivare alla sufficienza. Non bastano le splendide immagini del nostro Paese, bello di suo anche senza il Giro, per compensare una corsa che dal punto di vista organizzativo sembra troppo spesso correre dietro il business. Un grande affare economico nel quale lo sport e la sicurezza dei corridori rischiano di passare in secondo ordine.
Roma (e il Giro) 10
Lo spettacolo della tappa finale, da tre anni a questa parte, è di incomparabile bellezza. Fornisce al Giro d’Italia una dimensione planetaria che nessun altro epilogo è in grado di dare. Davanti alle immagini di oggi ci si rende conto che non è il Giro che manca alla Città Eterna, ma un finale a Roma che manca al Giro. Gli amministratori capitolini ci pensino bene prima di staccare un eventuale altro assegno a RCS. Alla prova dei fatti dovrebbe essere il contrario

