La rasoiata di Egan Bernal a Campo Felice ci racconta tante cose belle di questo sport.

La prima è che il talento colombiano non aveva vinto, nel 2019 a 22 anni, il Tour per caso. Chi scrive e racconta questo sport da tempo lo sa: non puoi portarti a casa la Grande Boucle se non hai i crismi del campione. Eppure la sua ascesa, per certi versi repentina, nel 2019 e la sua altrettanto improvvisa uscita di scena lo scorso anno avevano lasciato qualche dubbio: “che si sia trattato di una meteora?“.

Invece la “meteora” oggi ha dimostrato che il Giro, per ora, è suo. Difficile trovare qualcun altro che possa metterlo in difficoltà quando la strada sale. Ci ha provato un indomito Ciccone, che è entrato ufficialmente, nella tappa odierna, in una nuova dimensione: quella dell’uomo per corse a tappe.

“Se mi avete visto all’attacco nei giorni scorsi – ha detto l’abruzzese al termine – da oggi non sarà più così. Devo dosare le forze e correre con attenzione, anche se per ora non ho alcuna pressione addosso…”. La pressione è quella che porta sulle spalle il suo capitano, Vicenzo Nibali, giunto leggermente staccato e che sembra ormai destinato a fare da balia al più giovane compagno di squadra.

Le parole di Ciccone del resto sembrano avallare anche ufficialmente questa impressione. Se il talento abruzzese (due giorni in maglia gialla proprio nel Tour di Bernal) correrà per la classifica allora vuol dire che le gerarchie nella Trek Segafredo sono cambiate.

Per restare alle belle notizie, mai come negli ultimi anni, la gioventù è al potere. Al termine di una frazione entusiasmante, anche per il finale su terra battuta e con uno strappo da “muro” fiammingo (però l’organizzazione ancora fa confusione con le auto al seguito!), si trovano in testa alle generale Bernal (24 anni), Evenepoel (21 anni), Vlasov (25 anni), Ciccone (26 anni) e Valter (22 anni). Probabilmente saranno loro (forse con l’esclusione dell’ungherese) che si giocheranno la maglia rosa fino a Milano.

Del resto mentre nel 2019 Bernal stupiva il mondo vincendo il Tour, Remco, di tre anni più giovane, sbarcava tra i pro e vinceva le sue prime corse (addirittura la Classica di San Sebastiano), annunciando al mondo l’arrivo dell’erede di Merckx. Adesso i due si ritrovano affiancati in classifica. Il colombiano è sicuramente più forte in salita, ma il belga è uomo veloce e imprevedibile e a cronometro potrebbe recuperare il terreno.

L’ultimo flash di questa bella giornata di ciclismo ce lo regala ancora Egan. Dopo l’impresa, le lacrime: vere, sentite, copiose: “Ho pianto già due volte – ha detto ai microfoni RAI nell’intervista di rito -, sono stati due anni difficili per me, mentalmente e fisicamente. Vincere di nuovo è importante per il mio morale ma anche per la squadra. Ho ancora qualche dubbio sulla schiena, mi sottopongo a sessioni di fisioterapia prima e dopo ogni tappa. Però adesso voglio solo godermi questo successo e la Maglia Rosa ottenuta nel paese dove sono cresciuto ciclisticamente e che amo tanto.

La Rosa? Sono giorni che ci penso, ma oggi mi hanno preso per mano i compagni di squadra e mi hanno portato fin qua, poi mi hanno detto vai. Se adesso vesto la maglia è merito loro…”.

Loro sono, soprattutto, Filippo Ganna, Gianni Moscon e Salvatore Puccio. La Ineos ha soldi britannici, ma un cuore nostrano. Basta sentire il perfetto italiano di Bernal per capirlo.

Classifica generale

1 – Egan Bernal (Ineos Grenadiers)
2 – Remco Evenepoel (Deceuninck – Quick-Step) a 15”
3 – Aleksandr Vlasov (Astana – Premier Tech) a 21”
4 – Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) a 36″
5 – Attila Valter (Groupama – FDJ) a 43″

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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