Home News Scacchi Gli scacchi al tempo del tiebreak: rapid, blitz, armageddon

Gli scacchi al tempo del tiebreak: rapid, blitz, armageddon

Negli ultimi anni la Federazione internazionale ha imposto lo svolgimento del tiebreak per decretare il vincitore di un confronto di scacchi, imponendo di fatto una modifica sostanziale del gioco, che è diventato sempre più intuitivo e meno strutturato.

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Gli scacchi sono sempre stati sinonimo di gioco lungo e meditato. Fino a qualche anno fa un torneo poteva durare intere settimane o addirittura mesi. Vale come esempio su tutti il campionato del mondo del 1984 tra l’allora detentore Karpov e il giovane sfidante Kasparov. Il mondiale durò ben cinque mesi, con 48 partite giocate senza che si pervenisse ad una conclusione dopo una lunga serie di patte che allora non assegnavano punteggio. Alla fine la Federazione internazionale decise di sospendere il mondiale, stante lo sfinimento dei due contendenti, in particolare di Karpov.

Proprio quell’esperienza convinse la Federazione Internazionale che bisognasse trovare un sistema per “risolvere la questione” in modo diverso, abbreviando i tempi per l’assegnazione della vittoria. Dopo varie vicissitudini e soluzioni, negli ultimi anni si è approdati al tiebreak strutturato in rapid, blitz e Armageddon.

Questa soluzione apre scenari interessanti sulle caratteristiche complessive che deve avere un buon giocatore di torneo ed anche (soprattutto) chi lotta per un titolo internazionale.

I tiebreak rapidi e blitz sono diventati il vero banco di prova per il moderno giocatore di scacchi di oggi. Le abilità di calcolo diventano leggermente meno importanti e sono sostituite da molta più intuizione, poiché il tempo sull’orologio inizia a scarseggiare. Per prevalere in una partita di gioco veloce bisogna avere buoni nervi, buone condizioni fisiche, resistenza e un repertorio di aperture strutturato.

Ricordiamo che il tiebreak consiste in una serie di partite rapide – 25 minuti di tempo base + 10 secondi di incremento -, seguite da due partite più rapide (10/10 questa volta) , e infine due partite 5/3 blitz. In caso di ulteriore parità si arriva all “Armageddon”: 5 minuti contro 4 del nero che però vince in caso di patta.

Dicono che i giocatori migliori eccellono ancora di più con minor tempo, grazie alla loro intuizione superiore e alla conoscenza dei modelli oltre all’esperienza di partita. Gli esempi recenti, nei tornei internazionali, conferma questa tendenza. La maggior parte dei favoriti risolve la questione nelle due partite rapide per sconfiggere gli avversari con rating inferiore.

La tendenza, se confermata, sarà quella di vedere accorciare ulteriormente il tempo delle partite di scacchi in base al principio che alla fine il più forte vince con cadenze più veloci. Il tempo, in questo caso, sembra giochi a favore dei meno forti. Questo ci consegna un gioco degli scacchi in rapida evoluzione e ci tornano alla mente le parole di alcuni anziani giocatori degli anni passati che, vedendo i più giovani accanirsi in rapid e blitz al circolo, esclamavano: “questi non sono scacchi!”.

Ma è veramente così? Diteci la vostra.

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