Il nuovo governo, a guida Mario Draghi, ha giurato questa mattina. Sono 23 ministri, 15 uomini e 8 donne. Quindici anche i ministri di area politica, 8 quelli tecnici che i ben informati dicono essere gli “uomini di fiducia” del Presidente del Consiglio.

Tanti commentatori si sono affrettati a sottolineare somiglianze e differenze rispetto ai recenti Conte 1 e Conte 2. Per quello che è di nostra competenza possiamo dire che è evidente, in questa nuova compagine ministeriale, l’assenza di ogni riferimento allo sport.

Non sappiamo se questo sia un elemento negativo. L’esperienze dei precedenti governi non sono state entusiasmanti. In questi anni lo sport italiano è stato al centro del dibattito, spesso utilizzato per creare consenso. Il fatto che il nuovo Governo nasca senza riferimenti diretti potrebbe far intendere che l’opera in questo settore sarà quella di una gestione meno interventista.

Certo è che tra Sport e Salute, Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio, Coni e poi le singole federazioni (per non parlare degli enti di promozione sportiva), non si capisce chi si debba occupare, per esempio, di promuovere lo sport nella scuola oppure operare perché riparta anche lo sport di base e non solo quello agonistico.

La lotta per “l’autonomia” del CONI, che alla fine si è risolta soltanto nel rivendicare una cinquantina di impiegati in più da parte del Comitato Olimpico, ha lasciato ferite profonde. Dopo anni di tira e molla non ha vinto nessuno: i problemi dello sport italiano sono ancora tutti lì sul tappeto e sapere che la bandiera italiana sfilerà ai Giochi (sempre che si facciano) è una buona notizia, ma non sopperisce alle tante inefficienze del sistema.

Per esempio nessuno, nel Governo passato, ha messo in atto un circolo virtuoso in grado di far partire lo sport in sicurezza a livello di base in tempo di covid. Su questa materia spinosa è stato delegato tutto alle Federazioni. Alcune sono state capaci di rimettere in moto l’attività, altre no. Nella maggior parte delle discipline di squadra i nostri ragazzi sono abbandonati a giochi di cortile, partitelle casalinghe, allenamenti al limite del consentito dalle regole del CTS.

Far fare sport ai nostri ragazzi non sembrava una priorità del defunto Conte 2: lo sarà per il nascente Draghi 1?

Il sorvolare, nelle prime ore del nuovo esecutivo, su questi argomenti lascia intravedere un vuoto. Sembra quasi abbia ereditato dalla prima Repubblica la poca voglia di occuparsi di sport, ritenuto argomento di secondaria importanza. Ricordiamoci, del resto, che nella nostra Costituzione, per altro ben scritta e di grande spessore, non compare mai la parola “sport”. Allora si delegò tutto ad un CONI rifondato da Giulio Onesti.

Per certi versi non fu un male, permettendo lo sviluppo di eccellenze sportive che hanno permesso al nostro Paese di occupare un posto di rilievo nello scacchiere internazionale. Si parlava, allora, di autonomia dello sport, come di un vanto e un modello. Però quando si ragionava di portare sport nelle scuole, al CONI ti guardavano con faccia stupita ed esclamavano: “ma rientra nei nostri compiti farlo?“.

Poi sono arrivate la seconda, la terza e forse anche la quarta Repubblica, con i danni provocati da personale politico chiamato ad occuparsi di sport con la stessa competenza che ha l’uomo della strada. Si sono sposate campagne demagogiche, come quella legata al numero di mandati di un presidente di federazione o sui contributi dello Stato alle Federazioni, come se fossero questi i mali di fondo del sistema.

Non sono stati affrontati, invece, i problemi concreti: ruolo e funzione delle società sportive, nuove forme di professionismo, vincolo sportivo, collaboratori, piccole federazioni alle prese con bilanci residuali. Soprattutto nessuno che si è occupato di portare lo sport nella scuola, deficitario da sempre non tanto per mancanza di impianti, ma di personale in grado di insegnarlo.

Con il Governo Draghi si torna all’antico? Sinceramente, non sappiamo cosa augurarci, se non quello che si possa finalmente ragionare, da parte della politica, su progettualità e idee. E visto che ci siamo suggeriamo anche alcune direttrici finora poco considerate: turismo e salute, due settori che sono trainati (e non trainanti) dallo sport e che rappresentano il futuro del nostro Paese. Chissà poi se non è anche materia per il neonato ministero della Transizione ecologica?

Quello di cui sicuramente non sentiamo la mancanza è un nuovo ufficio/ministero/delega particolare che si occupi di sport. Da questo punto di vista abbiamo già dato.

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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