Grand Prix FIDE Tashkent, Caruana al bivio

Grand Prix FIDE Tashkent, Caruana al bivio
Torneo di Scacchi di Saint Louis

Fabiano Caruana impegnato nel sesto turno del torneo di Saint Louis

Il rischio, per Fabiano Caruana, è che se continua con questo trend, in pochi giorni si brucerà tutto il credito che in Italia è riuscito a costruirsi in questi tre mesi di vittorie. Con l’ultimo pareggio di oggi nella seconda prova del Grand Prix FIDE Tashkent, infatti, Fabiano ha confermato di essere alle prese con un’improvvisa e fulminante crisi di gioco, al punto da veleggiare all’ultimo posto della classifica provvisoria, anche se non da solo. Lui che a questo torneo approdava con il punteggio Elo maggiore; lui che aveva, solo un mese fa, collezionato ben sette successi consecutivi, suscitando l’entusiasmo del popolo degli scacchi, italiano e mondiale, come l’alter ego, per stile di vita e di gioco, dell’attuale campione del Mondo di scacchi Carlsen.
La crisi che si era fatta intravedere alla fine del primo Grand Prix FIDE a Baku è ormai conclamata. Nelle prime due partite dell’appuntamento di Tashkent, Caruana ha collezionato una sconfitta, ieri contro il francese Vachier-Lagrave, e un pareggio, oggi contro Jobava, con un andamento della partita che sinceramente vale quanto una sconfitta. Infatti dopo solo 15 mosse il georgiano ha perso la donna per una torre ed alfiere: una partita segnata, non solo in un campionato del mondo ma anche in un semplice scontro tra giocatori della domenica. Non per Caruana, che è riuscito a complicarsi la vita e pattare dopo aver anche rischiato di perdere. Il secondo appuntamento FIDE appare in salita, con il primo della provvisoria, il francese Vachier-Lagrave, a punteggio pieno con 2 vittorie e non, apparentemente, intenzionato a farsi da parte.
A questo punto diventa urgente per lo staff di Caruana fare un’analisi dettagliata di quanto sta accadendo e cercare, per quanto possibile, di porre rimedio in corsa. Il rischio, come detto all’inizio dell’articolo, non è solo la vittoria nel torneo, ma la perdita di tutto il credito che il giocatore italo americano era riuscito a costruire in questi ultimi mesi. A cominciare da una scelta più accurata del calendario, non esponendo Caruana a una serie infinita di partite che, a lungo andare, logorano anche il più coriaceo dei giocatori, figuriamoci un ragazzo di 22 anni. In questo senso la scelta di partecipare al Grand Prix invece di puntare solo a mantenere l’attuale Elo (che gli avrebbe permesso in qualsiasi caso di partecipare al torneo dei candidati) appare un salto azzardato. Si tratta forse di eccessiva ingordigia nel voler accaparrare montepremi che solo sulla carta apparivano facili?
Inoltre sarebbe opportuno ascoltare una parola chiara e definitiva su quale sarà il suo futuro. Non è infatti un mistero che da quando Fabiano ha scelto di giocare per l’Italia, il mondo scacchistico ha iniziato a chiedersi: “fino a quando?”. I regolamenti internazionali permettono ad un giocatore dal doppio passaporto di scegliere di giocare in qualsiasi momento per uno dei paesi di cui possiede la nazionalità. Il movimento scacchistico ha sempre pensato che le sirene statunitensi potessero essere tali da riuscire, prima o poi, a portare Caruana sotto la bandiera stelle e strisce. Bandiera che, detto per inciso e come piccolo segno del destino, ha campeggiato sotto il nome di Caruana in questi due primi giorni del Grand Prix FIDE. Poi qualcuno ha avvertito gli organizzatori ed tornato il tricolore, ma il dubbio che si sia trattato di qualcosa di più di una semplice svista (e che svista; possibile che nessuno dello staff di Caruana se ne sia accorto?) resta.
Adesso che Fabiano è n. 2 al mondo e seriamente candidato a diventare lo sfidante di Carlsen, le sirene sono diventate ancora più insistenti, corroborate anche dalla vittoria nella Sinquefield Cup. Proprio queste voci, a nostro avviso, sono alla base dell’improvvisa crisi di gioco del campione nato a Miami. Proprio quando queste sono diventate più forti, infatti, è iniziata la crisi di risultati che non appare ancora conclusa. Crediamo che una parola chiara e, perché no definitiva, dello stesso, invece, potrebbe portare quella serenità che sta pian piano svanendo. Crediamo che Fabiano prima o poi si debba porre il problema di fugare per sempre i dubbi e, come abbiamo ricordato in altro post, la scelta dell’Italia è sicuramente quella vincente. Difficilmente, infatti, Caruana potrà riuscire a scalzare dal cuore degli appassionati americani quel Fisher che ha scritto, a torto a ragione, la storia di questo sport. Non ha il talento e il furore agonistico del predecessore. Non ha, soprattutto, alcun “impero del male” da abbattere e nessuna supremazia “del modello occidentale” da affermare. Gli scacchi USA sono attualmente un coacervo di giocatori frutto della globalizzazione, con nomi italiani o orientali o russi o ucraini, con i quali è difficile l’identificazione per il pubblico medio statunitense che, tra l’altro, non affida più agli scacchi missioni salvifiche da fine del mondo. Senza contare che il talento di Fisher ha talmente abbacinato la critica di quel paese al punto da essere indiscutibile e ancora oggi indiscusso. Insomma Caruana non potrà che essere, se mai dovesse scegliere la causa USA, uno dei tanti campioni in una delle tante discipline sportive, molto lontano e distante da un eroe del basket o della NFL.
Discorso diverso, invece, sarebbe (e in questi mesi se n’è già avuta una prova) in Italia. In un paese alle prese con una fuga massiccia di “cervelli”, il ritorno a casa del “cervello” per eccellenza sarebbe il motivo di orgoglio per lo sport e per la società italiana, alla ricerca di modelli positivi da contrapporre ad una crisi infinita. Il posto di Caruana, soprattutto se mai dovesse arrivare al campionato del mondo, sarebbe nel pantheon dello sport italiano, accanto a leggende viventi come la Pellegrini o passate come Coppi e Bartali. Insomma qualcosa che nessun altro Paese sarebbe in grado di offrirgli e che andrebbe ben oltre un ingaggio milionario o una sponsorizzazione da favola.
Un destino questo che però comincia con una scelta, forte e decisa. Perché questo paese, disposto anche a perdonare l’Ettore perdente, non si merita di essere un ripiego e, soprattutto, non si può permettere di sperperare risorse per poter vivere in un sogno.

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