CalcioGuerra FIFA-UEFA, il Mondiale per l’Italia è ancora a rischio

Guerra FIFA-UEFA, il Mondiale per l’Italia è ancora a rischio

Gianni Infantino, presidente della FIFA
Gianni Infantino (fonte FIFA)

Sembra destino dell’Italia non partecipare più ai campionati del mondo. Neanche il tempo di mettere le cose a posto — leggi trovare una guida federale e un CT in grado di rilanciare il nostro calcio — che scoppia la guerra tra FIFA e UEFA. Uno scontro tutt’altro che secondario e che, nel momento in cui scriviamo, ha portato al boicottaggio delle prossime competizioni FIFA da parte di tutte le nazionali europee. Se lo scontro dovesse continuare e non trovare una soluzione positiva, vorrebbe dire che ai prossimi Mondiali le squadre europee, compresa l’Italia, non parteciperebbero.

L’oggetto del contendere è abbastanza semplice. La FIFA ha proposto alle 211 federazioni che la compongono di creare una società controllata dalla stessa FIFA, nella quale è previsto anche l’ingresso di privati con quote di minoranza. Una società che avrebbe il compito di gestire sia gli aspetti commerciali dell’attività della FIFA — diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e licensing — sia l’organizzazione operativa degli eventi e dei tornei. L’ingresso dei partner privati potrebbe portare nelle casse del calcio mondiale oltre 4 miliardi di dollari, che Infantino si è affrettato a promettere di distribuire in parte tra le federazioni che risponderanno positivamente, qualora l’operazione ottenesse la maggioranza dei consensi: circa 40 milioni di dollari a testa. La FIFA ha dato tempo fino al 19 settembre alle federazioni per esprimersi. Se la maggioranza di queste, cioè 106, approverà, la proposta diventerebbe operativa dopo il voto del Consiglio.

Un aspetto non secondario riguarda il principale investitore pronto a entrare: Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Si rinnova così il rapporto tra Infantino e il presidente americano, rafforzato anche dalle indiscrezioni secondo cui Trump vedrebbe bene il dirigente svizzero come prossimo segretario generale dell’ONU.

La UEFA non ha accolto favorevolmente la proposta e il 30 luglio ha diffuso un comunicato, concordato con tutte le 55 federazioni che la compongono, nel quale viene annunciato il boicottaggio delle manifestazioni mondiali. In gioco, per la federazione europea, ci sarebbero l’indipendenza dello sport, il carattere poco democratico di una simile consultazione — che in alcuni casi appare come un modo per “comprare” la benevolenza nei confronti della proposta — e la scarsa trasparenza del sistema prospettato.

La FIFA ha risposto in queste ore confermando la proposta e sostenendo che alla UEFA avrebbero compreso male il progetto, fuorviati da notizie di stampa errate, e che la stessa UEFA non può parlare a nome dell’intero movimento calcistico.

Immaginiamo che la vicenda nelle prossime settimane assumerà contorni più chiari, soprattutto quando si inizieranno a conoscere i numeri reali delle federazioni entusiaste del progetto. Non crediamo, infatti, che a Infantino basti sventolare i milioni di dollari per riuscire a comprare il consenso, perché sull’altro piatto della bilancia c’è un legame con la presidenza degli Stati Uniti che, di questi tempi, genera più imbarazzo che simpatia. Le prese di posizione contrarie di UEFA, CONCACAF e AFC non lasciano ben sperare per il progetto.

Se però Infantino, tra un mese, avrà raccolto il consenso di 106 federazioni, assicurandosi il successo, è evidente che la UEFA dovrà scendere dall’Aventino e trattare una resa onorevole. Perché, in quel caso, il rischio reale è che non ci siano più i Mondiali di calcio così come li abbiamo conosciuti fino a oggi. E per l’Italia, in attesa che le cose tornino alla normalità, sarebbe la quarta assenza consecutiva.

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Redazione
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