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I 40 anni del Rock Master, Arco ha insegnato al climbing a diventare spettacolo

Quarant’anni dopo, la cosa più sorprendente del Rock Master è che non sembra affatto vecchio. Anzi. Molte delle intuizioni con cui Arco ha accompagnato la crescita dell’arrampicata sportiva sono esattamente quelle che oggi servono a uno sport moderno: gare brevi, comprensibili, eliminazione diretta, campioni riconoscibili e pubblico a pochi metri dall’azione.

La festa per i quarant’anni del climbing ad Arco, inaugurata oggi nel Climbing Village, può quindi essere letta anche al contrario. Più che una celebrazione del passato, è il racconto di quanto quel passato abbia anticipato il futuro.

Tutto cominciò nel 1986, quando Sport Roccia portò la competizione sulla roccia del Monte Colodri. Nel 1987 nacque Rock Master e l’anno successivo arrivò il Climbing Stadium. Una casa costruita per l’arrampicata quando l’idea stessa di uno stadio dedicato a questo sport aveva qualcosa di pionieristico.

Da allora sono cambiate pareti, materiali, preparazione atletica e soprattutto gli atleti. È cambiato persino lo status dell’arrampicata, diventata disciplina olimpica. È rimasta invece la capacità di Arco di comprimere un gesto tecnico complesso dentro una formula immediatamente leggibile.

Il simbolo è il Duello Lead che apre questa sera, 2 ottobre, il programma agonistico del Rock Master 2026. Due climber partono contemporaneamente su due vie identiche e parallele. Davanti hanno oltre 25 metri di parete strapiombante. Vince chi arriva per primo al pulsante del top. Poco più di un minuto nel quale bisogna mettere insieme la tecnica della Lead e un’aggressività quasi da gara di velocità. Sbagliare una presa può significare perdere tutto.

Le qualificazioni scatteranno alle 20, mentre dalle 21 inizieranno le fasi finali, trasmesse in diretta da Rai Sport. Sedici gli invitati, otto uomini e otto donne. Adam Ondra rappresenta inevitabilmente il centro della scena: cinque volte campione del mondo e otto volte vincitore a Rock Master, il ceco ha costruito ad Arco una parte importante della propria leggenda. A sfidarlo ci saranno tra gli altri il tedesco Yannick Flohé e gli italiani Filip Schenk e Giovanni Placci.

Tra le donne l’Italia affida le proprie ambizioni a Laura Rogora, chiamata al confronto con due medagliate olimpiche come Brooke Raboutou e Jessica Pilz. Raboutou ha anche un rapporto particolare con questa edizione: suo padre Didier vinse ad Arco nel 1989, sua madre Robyn Erbesfield nel 1994, lei ha conquistato il Duello Lead nel 2025. Tre generazioni di Rock Master concentrate nella stessa famiglia.

È forse questa la fotografia più efficace dei quarant’anni che Arco sta celebrando. Nel weekend torneranno infatti alcuni dei nomi che hanno costruito la storia dell’evento: Lynn Hill, François Legrand, Muriel Sarkany, Yuji Hirayama, Didier Raboutou e Robyn Erbesfield. Sabato alle 17.30 saranno protagonisti del “Meet the Masters”, mentre domenica alle 12 il “Rock Master Legacy Talk” proverà a ricostruire quattro decenni di evoluzione dell’arrampicata.

Prima della memoria, però, ci sarà ancora la gara. Sabato 3 ottobre alle 20 toccherà al KO Boulder, l’altra invenzione spettacolare del Rock Master: quattro round, tre tentativi a disposizione e atleti progressivamente eliminati fino alla sfida decisiva. Nel pomeriggio, alle 15, spazio anche alla velocità con il FASI Speed Record Hunters e i migliori specialisti della Nazionale italiana.

Domenica il Climbing Stadium sarà invece aperto agli amatori e agli Under 15 con The Fun Bloc. Un passaggio simbolico: sulla stessa parete sulla quale si confrontano alcuni dei migliori atleti del mondo potranno salire anche quelli che il climbing lo praticano per passione o stanno appena iniziando.

È probabilmente qui che Rock Master trova ancora oggi la propria identità. Le leggende da una parte, i bambini dall’altra, in mezzo i campioni di oggi.

Quarant’anni dopo Sport Roccia, Arco continua a fare la stessa cosa: prendere l’arrampicata e provare a immaginare come sarà domani.

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