Di Federico Roman
Sono contento per l’Italia e per questo cavaliere – Emanuele Camilli – che accede alla finale individuale di salto ostacoli a Parigi 2024 – di cui giorni addietro avevo anche apprezzato il carattere ed il progetto sportivo. Bene!
Ma tutto per me è ormai nella norma di attese, soddisfazioni o delusioni di decine di anni accanto o dentro queste gare di vertice. Ero davanti alla Tv, come tanti, quando arriva la grande emozione: la telecamera gira sul “kiss&cry”, la tribunetta riservata all’ingresso del campo per i tecnici ed i compagni di squadra, e vedo esultare, con i capelli un po’ ingrigiti, un viso noto.
Noto e scomparso da tanto dalla mia visuale. Dal profondo sale un nome: Gilberto. Gilberto Camilli. Emanuele Camilli + Gilberto che esulta a Parigi fa per forza Camilli… padre!

Non aver collegato mai fino quell’istante le due persone, capire in un nanosecondo quella verità mi ha veramente emozionato. Che bello vedere la gioia di una persona che ho conosciuto negli anni 80/90 all’Olgiata di Roma, dove mio padre era istruttore. Una persona che mi ha sempre lasciato impressioni positive. Gentile, modesto educato, montava i puledri allevati dalla Generale Immobiliare inizialmente se ricordo bene.
Poi, per Gilberto Camilli, una tranquilla carriera da istruttore ed allievo modello durante un corso regionale fatto anche a casa mia per il Comitato Fise Lazio. Una figura in controtendenza rispetto le frequenti smargiassate ed atteggiamenti di grande prestanza, presunta nelle parole ed annullata dai fatti, che hanno contraddistinto progressivamente il racconto sportivo dalle nostre parti.
Condivisa brevemente la cosa con mio fratello Mauro, che si ricordava i capelli ricci e la figura mingherlina, ho dovuto “alzare il telefono”. E Gilberto mi ha risposto subito. Mai credo i complimenti da parte mia per una gara, o parte di gara, sono stati così dirompenti, convinti ed istintivi.
Bravi Camillis, avanti tutta, ma soprattutto avanti con l’esempio sempre!

Interessante e molto coinvolgente,pur per un profano,l’articolo di Federico Roman.