CiclismoI voti del Tour 2026: Pogacar quasi perfetto, la Francia scopre Seixas

I voti del Tour 2026: Pogacar quasi perfetto, la Francia scopre Seixas

Tadej Pogacar ha vinto il Tour de France 2026 festeggiando sotto l’Arco di Trionfo al termine di una tappa, la 21^, spettacolare ed entusiasmante come poche sono state negli ultimi anni. È ormai evidente che la salita di Montmartre sta diventando luogo iconico del ciclismo, in grado di trasformare una semplice passerella per Parigi (com’è stata per tanti anni la tappa finale del Tour) in una vera e propria classica che da sola vale la vittoria. Prova ne sono la tappa conclusiva del Tour dello scorso anno, con la vittoria di Van Aert, e quella di quest’anno, che ha visto primeggiare Van der Poel: “Ho visto l’arrivo lo scorso anno, mi sono entusiasmato e ho voluto esserci anche io quest’anno…”. Lo ha ricordato l’Imperatore al termine di una volata lunga un chilometro, che gli ha permesso di sopravanzare il gruppo rientrato, guidato dal suo amico e compagno di squadra Philipsen.

Come sintesi di questa edizione della Grande Boucle, abbiamo voluto dare i voti ai protagonisti, partendo dalla media dei voti assegnati dai maggiori giornali di settore, italiani ed esteri, con la precisazione che alcuni, a cominciare dal prestigioso L’Equipe, non si sono espressi tramite il voto.

I voti ai protagonisti

Tadej Pogacar. Le testate italiane gli assegnano voti tra 8 e 10 tappa dopo tappa, con motivazione ricorrente: distacchi enormi ottenuti con margine di riserva. La stampa belga e olandese, meno incline al superlativo, osserva comunque che la vittoria è arrivata senza mai attraversare una vera crisi. Meriterebbe 10 ma vale la pena ricordare che la sua ostinazione ad aiutare anche Del Toro in qualche modo lo ha reso inviso a molti nel gruppo e per questo non ci è sembrata una mossa fortunata. Quindi gli togliamo mezzo punto. Voto: 9,5.

Remco Evenepoel. Voto altalenante sui giornali italiani, tra 5,5 e 10 a seconda della tappa, per un rendimento discontinuo in salita compensato dalla cronometro. Una condizione cresciuta sicuramente nella terza settimana, come ha dimostrato proprio in salita. La stampa belga sottolinea il dato storico: è il primo belga dai tempi di Van Impe a salire sul podio del Tour. Il nuovo Evenepoel merita anche un voto in più per una ritrovata umiltà, ma mezzo voto in meno per l’alleanza con Pogacar nella tappa finale. Doveva osare e provare a vincere. Voto: 7,5.

Isaac Del Toro. Maglia bianca e terzo posto al suo primo Tour de France. Dopo il Giro perso lo scorso anno, quello di oggi appare una decisiva crescita, anche se resta il dubbio su cosa sarebbe successo se non ci fosse stato Pogacar a fargli da balia. Verrà il giorno in cui, se vorrà esprimere a pieno il suo potenziale, Isaac dovrà lottare proprio con l’amico Tadej ed uscire dalla sua scia per rischiare in proprio. Voto: 7,5.

Paul Seixas. Il nome più citato dalle testate francesi per il quarto posto a diciannove anni, presentato come la giovane promessa del ciclismo transalpino. Encomiabile per carattere e tenuta, comprensibilmente vittima della sua giovinezza ed esperienza: da lui non si poteva attendere di meglio e di più. O forse sì: poteva scegliere, in questo primo anno, di uscire di classifica e puntare a una tappa, ma forse sarebbe stata una diminuzione delle sue grandi aspirazioni. Voto: 8,5.

Mathieu Van der Poel. Autore della vittoria sull’ultima tappa a Montmartre e sui Campi Elisi, in una prova che ha messo in difficoltà lo stesso Pogacar. Voto pieno sia in Italia sia nei Paesi Bassi. In fondo l’Imperatore è l’unico che ha dimostrato di tenere le progressioni del marziano, anche se solo per una prova in linea. Voto: 9.

Richard Carapaz. Vincitore di due tappe, sicuramente il migliore nell’ultima settimana; anche sul Massiccio Centrale avrebbe potuto prendersi una tappa se non si fosse trovato nel mirino di Pogacar. Maglia a pois, premio di combattività e la dimostrazione che è un corridore vero, in grado di ripetere l’impresa del Giro. Voto: 8.

Mads Pedersen. Ha riportato la maglia verde alla Lidl, ereditandola da Milan, ma gli è mancato l’exploit in grado di entusiasmare. Voto: 7,5.

Jonas Vingegaard. Ha lasciato la corsa prima dell’arrivo a Parigi. La stampa olandese lo ricorda come uno dei protagonisti più sfortunati dell’edizione. Molti non gli hanno assegnato alcun voto. Per noi, invece, merita di essere giudicato. Sperava di poter competere con Pogacar, ma è stato evidente, fin dalle prime tappe, che il motore dello sloveno è di una cilindrata superiore. Non ha smesso di credere in se stesso e per questo merita un voto in più; ne perde però mezzo per l’instabilità dimostrata in bicicletta: è la terza caduta rovinosa nello spazio di pochi anni… non può essere solo sfortuna. Voto: 7,5.

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