Vanessa Ferrari ha fatto un gesto, quello di preparare un pezzo sulle note di Bella Ciao per la sua finale al corpo libero, che va oltre il semplice significato sportivo, soprattutto perché nel giorno della Festa della Liberazione.

“Sono molto felice della medaglia di oggi, nonostante le imperfezioni del mio esercizioNon è andata proprio come volevo, ma per il momento e per gli ostacoli che ho dovuto superare, anche appena prima di partire, le difficoltà nella preparazione, va benissimo così. Sono felice e spero che questo sia solo il punto di (ri)partenza per me e soprattutto per l’Italia intera, che si possa ripartire e ritornare a sognare in grande.

Per me questa medaglia è il simbolo della resilienza, ecco il senso della resistenza. Dopo i tanti infortuni e le sfortune che ho avuto durante la mia carriera, spero che questo sia solo un punto di partenza per correre ancora di più, verso nuovi obiettivi.

Spero davvero che l’Italia si possa rialzare, come ho fatto io, dopo questo brutto periodo. Non gareggiavo in un Europeo dal 2015. L’anno prima, nel 2014, a Sofia, avevo vinto il titolo al corpo libero, ma a Montpellier stavo male e non sono riuscita a portare a casa il risultato sperato. Dopo cosi tanto tempo, tornare in una rassegna continentale sui quattro attrezzi non è stato facile.

Nelle qualifiche ho provato a prendere la carta olimpica, però questo 25 aprile ce l’avevo nel mirino da molto tempo. È stata una finale tosta, sono arrivata un po’ stanca, dopo una settimana di allenamenti e competizioni, sempre in condizioni gara, con attrezzatura dura, e le gambe, soprattutto a trent’anni, lo sentono. Poi avevo un po’ di tensione di troppo addosso. Insomma, tutte queste cose insieme mi hanno fatto sporcare l’esecuzione (7.900 contro l’8.466 della britannica di origini azere Jessica Gadirova).

Tre settimane fa ero a casa con il Covid, con i sintomi, stavo male. A pochi giorni dagli Europei fermarmi così non fa bene alla preparazione. Mi è mancato qualcosa. Non sto dicendo che è per questo che ho sporcato l’esercizio. Ho fatto i miei errori, non cerco alibi, però lasciatemi gioire di essere arrivata al bronzo malgrado tutto. Mi fa ben sperare per il futuro. Significa che ho ancora margini di miglioramento. Se ripenso ai vari lockdown, l’anno scorso sono stata più di un mese lontana dalla palestra, poi, al rinvio dei Giochi e di tante altre manifestazioni internazionali, anche qualificanti per Tokyo stessa, senza sapere per cosa ci si sta allenando, mi chiedo da sola come abbia fatto a mantenere la concentrazione”.

Per la Ferrari la quarta partecipazione olimpica (traguardo mai raggiunto da nessun’altra ginnasta italiana nei 152 anni di storia federale) è sempre nel mirino. “Sto finendo il percorso di qualificazione da individualista, ma sono tornata sui quattro attrezzi anche per aprirmi la possibilità di andare in Giappone con la squadra (già ammessa dai Mondiali di Stoccarda 2019).  Mi tengo aperte entrambe le possibilità, e una volta là mi giocherò le mie carte. Oltre che al corpo libero vorrei far bene nell’All around.

Devo quindi migliorare il resto, incrementare e ripulire gli altri attrezzi. Pensavo di arrivare a Basilea con esercizi più competitivi a parallele e trave. Con quello che ho passato però, a causa di tutti questi imprevisti, ho dovuto ridimensionarli”.

Vanessa ormai stupisce anche gli addetti ai lavori. Nei corridoi dell’arena svizzera è un mito assoluto. L’ammirazione per la sua tenacia, lo stupore continuo per la sua ginnastica, non hanno confini. Una ginnastica così difficile da avere una nota D da 5.7, seconda soltanto a quella della ventunenne Angelina Melnikova, bronzo mondiale di specialità, argento con la Russia a Rio de Janeiro, vice campionessa europea nel concorso generale, che si è presentata con una routine da 5.9. La Gadirova, classe 2004, partiva da 5.5, l’altra azzurra, Martina Maggio, da 5.3.

Dopo Montreal qualcuno mi aveva dato per finita (nel 2017 in Canada si infortunò gravemente proprio nella finale iridata al corpo libero). Dicevano che non sarei più tornata. Inizialmente devo ammettere che l’ho pensato anch’io, perché temevo che a quell’età, dopo un infortunio del genere, il tendine non sarebbe più andato a posto. Sono stata ferma per tanto tempo, ho ricominciato per non aver rimpianti. Mi sono detta, provaci ancora! Non so, sinceramente, se salirò sull’aereo per Tokyo, mancano mesi, però posso assicurarvi che ce la metterò tutta per realizzare il mio sogno. Come andrà a finire? Chi può dirlo. A me basta essere sicura di aver dato il massimo!”.

David Ciaralli (federginnastica)
Credit foto: Simone Ferraro/FGI 

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