La Nazionale italiana era arrivata a Papendal in sospeso tra la gioia di Giacomo Fantoni per la qualificazioni alle Olimpiadi, premio ad una carriera che lui stesso ha già dichiarato terminata alla fine dell’anno, e il dispiacere di Mattia Furlan per la mancata convocazione. Riparte con lo stesso ossimoro di emozioni: da una parte la gioia, indescrivibile e comprensibile, di Marco Radaelli per un titolo iridato insperato, dall’altro la disperazione di Matteo Tugnolo per un quarto posto che non lo soddisfa, lui che aveva già mal digerito l’argento agli europei di Zolder.

Sono le due facce di una disciplina, il bmx, fatta da atleti coraggiosi e che non si tirano indietro, amanti delle emozioni forti e generosi fino all’ultimo. Come lo stesso Tugnolo, caduto nella terza run di qualificazioni (ma con i piazzamenti delle altre due già sicuro di passare), che appena sceso dalla bici, mentre gli medicano il braccio, esclama: “Vorrà dire che arrivo fino in fondo…”. E’ così è stato.

Il nuovo volto del bmx azzurro, desideroso di ripartire dopo stagioni di anonimato, è quello di questi ragazzi. Marco, Matteo, Leonardo hanno contribuito a rende luminoso un mondiale dal quale ci aspettavamo un segnale. Ed è arrivato.

Oggi Marco Radaelli, già campione europeo cruiser nelle categorie giovanili, ha interpretato al meglio la stupenda e veloce pista di Papendal. Ha vinto con autorevolezza le tre run della sua manche, volando ai quarti in compagnia degli altri due azzurri che rappresentano il futuro di questa specialità: Matteo Tugnolo e Leonardo Cantiero.

Leonardo si ferma alle semifinali, per un’uscita di pista durante la seconda linea. In finale approdano Tugnolo e Radaelli, in compagnia del favorito, il neozelandese Bearman, dei francesi Rousseau, Carlier e Geisse, dell’americano Polk, del finlandese Lindberg.

In finale partono subito in testa il neozelandese e il francese Rousseau, bene Tugnolo e Radaelli. Alla prima curva il 18enne di Garlate entra all’interno e prende la ruota del francese. All’inizio della terza linea il neozelandese sbanda e perde la testa, lo superano il francese e l’azzurro che nella linea finale esprime il massimo sforzo e supera l’avversario.

Tra gli Elite Giacomo Fantoni e Mattia Furlan non ce l’hanno fatta a superare le qualificazioni. Fantoni: “Peccato, mi avrebbe fatto piacere terminare la mia carriera con un buon mondiale. Adesso guardo avanti, alla mia attività di allenatore.” Per lui le Olimpiadi conquistate sono state un successo che vale una carriera, e va bene così.

Furlan ha corso bene le sue tre run: un terzo posto e due quinti. Ha terminato a pari punti con il quarto, ma un piazzamento peggiore nell’ultima run lo ha escluso: “Lo sport dà tanto, anche quando perdi… quest’anno ho sofferto la mancata convocazione e per questo ci tenevo a fare bene oggi, invece mi è mancato poco. Per fortuna che ho vinto il titolo italiano, a luglio, per la prima volta tra gli elite. Questo ha dato un senso alla stagione e nuovo entusiasmo. Pertanto guardo al futuro, ai prossimi appuntamenti, con ottimismo.”

Sport24h.it nasce dall’idea che ogni disciplina sportiva è portatrice di un sistema di valori, emozioni e linguaggio unici. Contrariamente alla narrazione imperante: non esistono i fatti separati dalle opinioni (in questo ci sentiamo un po’ eretici). La realtà è sempre, inevitabilmente, interpretata dalla sensibilità di chi la racconta.

Commenta