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Con due distinti comunicati la FIFA (ovvero il governo del calcio mondiale) torna sulla questione palestinese e in particolare sulla richiesta, da parte della Federazione calcistica palestinese di indagare sulla partecipazione a competizioni di squadre israeliane che si allenano e provengono dal territorio palestinese. Principio, questo, contrario al diritto internazionale e al diritto sportivo.
Al riguardo il Consiglio FIFA ha dichiarato che la stessa FIFA non deve intraprendere alcuna azione, poiché, “nell’ambito dell’interpretazione delle disposizioni pertinenti degli Statuti FIFA, lo status giuridico definitivo della Cisgiordania resta una questione irrisolta e altamente complessa nel diritto internazionale pubblico.” (cit. comunicato stampa del 19 marzo 2026).
Una decisione chiaramente contrastante con tutte le risoluzioni ONU che indicano Israele come paese occupante della Cisgiordania fin dal 1967: oltre 15 da parte del Consiglio di Sicurezza (4 sugli insediamenti considerati illegali e diverse altre sui diritti civili e lo status dei territori) e oltre 200 da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Per capirci la FIFA non riconosce quello che il mondo intero ha dato per certo ormai da 50 anni.
Il secondo comunicato della FIFA riguarda la decisione della Commissione Disciplinare che, alla prova dei fatti, suona come una beffa.
La Commissione, infatti, ha stabilito che la Federazione calcistica israeliana (IFA) ha commesso molteplici violazioni, in particolare violazione degli articoli 13 (comportamento offensivo e violazioni dei principi di fair play) e 15 (discriminazione e abusi razzisti) del Codice Disciplinare FIFA. Quindi, di fatto, la Commissione Discplinare FIFA riconosce un atteggiamento razzista della Federazione israeliana. Come sanzione per tali comportamenti, la FIFA si limita ad un buffetto rispetto alla gravità delle accuse e delle violazioni.
Infatti la federazione israeliana è condannata a pagare una multa di 150.000 franchi svizzeri e a farsi fautrice di una campagna di comunicazione contro le discriminazioni (leggi comunicato completo a seguire). Sanzioni ridicole, che ancora una volta mostrano la sudditanza della Federazione internazionale e del presidente Infantino, suo massimo esponente, che più volte ha mostrato di essere il compiacente maggiordomo, per quanto riguarda lo sport più popolare del pianeta, dei potenti del mondo.
La Commissione Disciplinare FIFA sanziona la Federazione calcistica israeliana
A seguito della proposta avanzata dalla Federazione calcistica palestinese (PFA) al 74° Congresso FIFA e della successiva decisione del Consiglio FIFA di incaricare la Commissione Disciplinare FIFA di indagare sulla presunta violazione per discriminazione sollevata dalla PFA, la Commissione Disciplinare FIFA ha stabilito che la Federazione calcistica israeliana (IFA) ha commesso molteplici violazioni dei propri obblighi in qualità di associazione membro della FIFA.
Di conseguenza, la Commissione Disciplinare FIFA ha imposto le seguenti sanzioni alla IFA per violazione degli articoli 13 (comportamento offensivo e violazioni dei principi di fair play) e 15 (discriminazione e abusi razzisti) del Codice Disciplinare FIFA (FDC):
a) La IFA è condannata al pagamento di una multa pari a 150.000 franchi svizzeri (CHF), subordinatamente alla lettera c) seguente.
b) Alla IFA viene inflitto un ammonimento riguardo al proprio comportamento.
c) La IFA è tenuta a implementare un piano di prevenzione secondo le seguenti direttive:
La Federazione calcistica israeliana dovrà esporre, nelle prossime tre (3) partite casalinghe di competizioni FIFA di livello A, uno striscione significativo e ben visibile con la scritta “Football Unites the World – No to Discrimination”, accompagnata dal logo della Federazione calcistica israeliana. Dimensioni, layout e posizionamento dello striscione nello stadio dovranno essere sottoposti dalla IFA alla FIFA almeno quindici (15) giorni prima di ciascuna partita per l’approvazione.
La Federazione calcistica israeliana dovrà, entro sessanta (60) giorni dalla notifica della presente decisione, destinare un terzo (1/3) della multa di cui al punto a) all’attuazione di un piano completo volto a garantire azioni contro la discriminazione e a prevenire il ripetersi di episodi analoghi, in conformità con l’art. 15, paragrafo 7, del Codice Disciplinare FIFA. Il piano dovrà essere approvato dalla FIFA e concentrarsi sui seguenti ambiti: riforme, protocolli, monitoraggio e campagne educative negli stadi e sui canali ufficiali per un’intera stagione. La parte restante della multa dovrà essere versata entro 30 giorni dalla notifica della decisione.
La Commissione ribadisce che, pur essendo il proprio mandato limitato all’applicazione del quadro normativo interno della FIFA, non può restare indifferente al più ampio contesto umano in cui opera il calcio. Lo sport deve rimanere una piattaforma per la pace, il dialogo e il rispetto reciproco. La sua portata globale e il suo potere unificante comportano la responsabilità di promuovere i valori di dignità, uguaglianza e umanità, soprattutto in tempi di conflitto e divisione.
Alla IFA sono state oggi comunicate le motivazioni della decisione della Commissione Disciplinare FIFA. In conformità alle disposizioni pertinenti del FDC, la decisione è stata pubblicata su legal.fifa.com.
La decisione resta soggetta a un eventuale ricorso dinanzi alla Commissione d’Appello FIFA. (com. stampa FIFA)
