Il CIO sospende il Comitato Olimpico Indiano (IOA) per ingerenze da parte del governo

Il CIO sospende il Comitato Olimpico Indiano (IOA) per ingerenze da parte del governo

Scontro tra CIO e IOA

Non è cosa da poco ed infatti la maggior parte degli organi di stampa sportivi non ne hanno parlato: il CIO ha sospeso il Comitato Olimpico Indiano (IOA) per violazione della Carta olimpica. La decisione è stata presa dal Board Esecutivo del Comitato Olimpico e comunicata il 4 dicembre. Sarà in vigore finché il Comitato Indiano non tornerà ad applicare i principi sanciti dallo Statuto CIO e dalla Carta olimpica, primo fra tutti quello che regola le elezioni del presidente del Comitato Nazionale. Infatti lo sport indiano è stato messo al bando proprio perché la massima figura che lo rappresenta è stata eletta secondo regole dettate dal Governo indiano e non mutuate dallo Statuto del CIO. Il massimo ente che regola i Giochi Olimpici è infatti attento a salvaguardare l’autonomia, rispetto alla politica, dei Comitati Olimpici nazionali.
Gli effetti di questo provvedimento sono di carattere economico e per questo sostanziale. Il Comitato indiano non potrà godere dei contributi previsti dal CIO e, soprattutto, gli atleti che parteciperanno a manifestazioni del CIO potrebbero non poter sfilare sotto la bandiera del proprio paese.
Non è una questione da poco. Ed infatti il Comitato olimpico sospeso e il Governo indiano si sono rimpallati la responsabilità sulla colpa di una tale situazione, assicurando entrambi di porre quanto prima rimedio. Questo a parole, me nei fatti è andata in altro modo. La diffida del CIO è arrivata prima della nomina del nuovo presidente del Comitato Olimpico Indiano, Abhay Singh Chautala, eletto successivamente e senza alcun avversario. Se governo e comitato olimpico avessero voluto evitare lo scontro avrebbero potuto attendere. Il Ministro dello sport indiano ha dichiarato, però, che la legge del Paese prevedeva la necessità di una nomina, pena il commissariamento dell’ente. Proprio quello che ha dato fastidio al CIO.
A prescindere da chi ha ragione, vengono in mente alcuni aspetti non secondari riguardo il governo dello sport mondiale.
Il CIO è un’entità sovranazionale che pretende ormai di imporre le proprie regole a tutti i paesi, almeno in ambito sportivo, e non più solo alle Federazioni nazionali. Quello che non è chiaro però è perché ha aperto un contenzioso con la più grande democrazia del mondo (1 miliardo di persone), mentre si tollera la presenza di comitato olimpici rappresentanti di staterelli nei quali i principi democratici ed elettivi sono una chimera. Per fare un esempio, nello stesso Board si è deciso di riammettere il Comitato olimpico del Kwait, che ha dimostrato la propria autonomia rispetto al governo (?).
Resta sullo sfondo uno scontro che non potrà portare nulla di buono. L’India è uno dei mercati più vasti e promettenti e si avvia a diventare la seconda potenza mondiale, dietro la Cina. In quel paese hanno fatto a meno di Hollywood per anni, producendo e coltivando una fiorente industria cinematografica in grado di crescere in modo autarchico; finché un bel giorno si è scoperto che Bollywood aveva più risorse e più potere dell’originale.
Alle ultime Olimpiadi l’India ha vinto una manciata di medaglie (6, 2 di argento e 4 di bronzo), poche rispetto al potenziale demografico che sarebbe in grado di esprimere. Eppure lo sport in quel Paese è uno dei settori più seguiti e trainanti, con i campioni di cricket capaci di rubare la scena a politici e divi del cinema. Per non parlare del campione del mondo di scacchi Anand, orgoglio del sistema sportivo indiano agli occhi del mondo. Ma l’India è anche capace di produrre ottimi tennisti, hockeisti, alpinisti, giocatori di polo, badminton, lottatori, tiratori e pugili. Siamo sicuri che in futuro il CIO e le Olimpiadi possano fare a meno dell’India, o non è più probabile che sarà il contrario?

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