Quali policy d’intervento propone lo studio “Il costo sociale e sanitario della sedentarietà” presentato a Roma e realizzato da Svimez e Uisp, con il sostegno di Sport e Salute SpA?
Innanzitutto, rafforzare l’intervento pubblico nel settore dello sport è fondamentale per la produzione di benefici sociali diffusi per la collettività. E lo è altresì per la sostenibilità degli investimenti per l’impiantistica sportiva, in quanto il settore sportivo, soprattutto in relazione agli impianti, è ad alta intensità di capitale e presenta i più bassi indici di redditività nell’economia italiana.
Poi, bisogna scommettere sulla manutenzione degli impianti preesistenti, che è un fattore cruciale per l’erogazione di un servizio di qualità. L’auspicio, in particolare dopo la pandemia, è quello di un ritorno alle pratiche sportive abituali con conseguente aumento degli iscritti e del volume d’affari del settore. Inoltre, bisogna lavorare affinché l’intervento pubblico, a partire dalle risorse del PNRR, possa imprimere nuovo slancio al settore, sia per migliorare lo stato di salute psicofisico della collettività che per ridurre al minimo stili di vita poco salutari, soprattutto nelle generazioni più giovani.
“La ricerca condotta con Svimez e Uisp conferma il divario tra attività fisica al Nord e al Sud – dice Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute SpA – È molto importante avere dei dati su cui lavorare per colmare il divario e porre in essere azioni che invertano la rotta. Come Sport e Salute ci proviamo ogni giorno con i progetti sulla scuola, sui quartieri disagiati, sull’inclusione e con un nuovo modello territoriale. Perché lo sport è un diritto. Di tutti”.
“La ricerca dimostra una correlazione tra stili di vita attivi e una pratica fisica e sportiva continuativa, con la possibilità di contenere i costi sanitari e guadagnare in benessere – dice Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp – la motivazione è quella di fornire indicazioni rivolte ai decisori pubblici e ai policy maker per incentivare una pianificazione di investimenti nello sport sociale e per tutti e nell’impiantistica sportiva di base, con particolare riferimento al Meridione. A tal riguardo le risorse messe in campo dal PNRR-Piano Nazionale Ripresa e Resilienza rappresentano un’autentica opportunità”.
Per il direttore della Svimez Luca Bianchi, “La ricerca fa emergere con chiarezza l’esistenza di divari territoriali nella diffusione della pratica sportiva, con effetti rilevanti sulla salute soprattutto dei ragazzi del Sud. È decisivo, soprattutto per il Mezzogiorno, riuscire a cogliere appieno l’opportunità delle risorse stanziate dal PNRR. Ciò consentirà non solo di superare la crisi del settore sportivo acutizzata dalla pandemia, ma soprattutto di ridurre le sperequazioni tra cittadini e territori, esacerbate dalla pandemia ma già preesistenti, con l’obiettivo di migliorare lo stato di salute psicofisico della collettività e congiuntamente nel medio e lungo termine di ridurre i costi pubblici e privati connessi a stili di vita sedentari e poco salutari”.
“Investire nello sport significa investire nella nostra comunità – ha detto il Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Andrea Costa – Da parte della politica c’è un’assunzione di responsabilità verso lo sport come vettore di salute. L’emergenza pandemica ci ha rafforzato in questa consapevolezza. Non c’è sport senza salute: raccolgo le istanze che emergono da questa ricerca. C’è bisogno di una nuova e diversa consapevolezza della politica per leggere pratica fisica, sportiva e una salute migliore. C’è bisogno di interventi specifici, al di là di una necessaria e migliore infrastrutturazione di impianti sportivi, con particolare riferimento al Mezzogiorno”.
