Il Covid ci ha costretti a ripensare i grandi eventi sportivi

Alcune considerazioni sugli effetti che la pandemia ha avuto sui grandi e piccoli eventi sportivi nelle discipline più seguite.

Il Covid ci ha costretti a ripensare i grandi eventi sportivi

Anche lo sport, sinonimo di aria aperta, divertimento, ma anche di sudore e fatica, ha dovuto arrendersi a questa pandemia. Le maglie si erano allentate con la pausa estiva, ma purtroppo l’inverno ha riportato a una stretta che ha di nuovo bloccato le attività sportive. Protagonisti, addetti ai lavori, spettatori; questa stretta tocca ogni settore dello sport. Alcuni sport hanno trovato soluzioni per andare avanti, ma sono valide?

Il calcio a porte chiuse

La Bundesliga aveva dato la conferma per una ripartenza con massimo trecento persone ammesse nello stadio, nella speranza che nuovi protocolli sanitari dessero la possibilità di poter tornare a riempirli. Questo “vuoto”, ha ripercussioni che difficilmente avremmo considerato. Rafael Ramos, presidente dei medici delle squadre di calcio spagnole si è soffermato sulla questione degli abbracci che ci si scambia dopo un gol, fanno parte della partecipazione indiretta al gioco e non poterseli scambiare è un po’ come amputare una parte del divertimento che questo sport ci regala.

Anche per quanto riguarda le prestazioni, Aiace Rusciano, neuropsicologo del Chievo qualche anno fa, ha sottolineato come sia nelle neuroscienze dello sport, che nella psicologia, il rumore di sottofondo, la partecipazione del pubblico possano migliorare le prestazioni. Il sistema dopaminergico rilascia dei neorormoni che influiscono sullo sforzo, l’attenzione e la concentrazione. Nell’attesa che tutto torni come prima, possiamo divertirci su voglia di vincere casinò online, che ci permette di sfidare la fortuna in ben tre categorie differenti di gioco: giochi da tavolo, slot machine e videopoker.

Cosa cambia nel ciclismo?

Se nel calcio può essere relativamente facile organizzarsi con un numero chiuso di accessi, con il ciclismo è tutto un altro discorso. Il ciclismo è la disciplina che a livello internazionale è riuscita a concludere quasi tutte le gare più importanti. Con la vittoria di Roglic in Spagna si è chiuso anche il terzo Grande Giro, dopo Tour e Giro d’Italia. Gli sforzi per tenere la “carovana” all’interno della bolla sono stati, alla prove dei fatti, vincenti. L’Italia, con il protocollo stilato dalla Federazione Ciclistica, ha addirittura organizzato, con pieno successo, un Mondiale. Crediamo sia l’unico realizzato in tempo di covid-19.

Formula 1 e il “circo delle 4 ruote”

Anche la Formula 1 sta cercando di risolvere una situazione simile; secondo Helmut Marko, consulente Red Bull, sono necessarie non più di duemila persone, spettatori esclusi, perché si possa correre un gran premio. Vi sembrano un’esagerazione? Vediamoli nel dettaglio: a Monza, per esempio i commissari di percorso sono 250 suddivisi in 57 postazioni disseminate lungo 5,8 km di pista. 40/50 persone per il servizio anti-incendio, il personale sanitario e 20 auto mediche. Le squadre dei carri attrezzi, le forze dell’ordine; per arrivare a duemila non ci vuole poi molto.

Anche lo sport aspetta il vaccino

Nell’attesa del vaccino dobbiamo quindi accontentarci di uno sport a metà, se non meno. Un altro rischio concreto è il disamore per lo sport che è fatto di condivisione, tifo, riti e ripetitività nel comportamento. Se tutto ciò viene meno, recupereremo mai la vecchia passione? Forse non riusciremo mai a raggiungere nuovamente la sicurezza che riunire 30 persone o 300 o 3000 non crei pericoli, dovremo fare i conti con una diversa “normalità” in cui essere meglio preparati e sicuri sia assolutamente imprescindibile.

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.