Il documento di Salsomaggiore: un altro ciclismo è possibile?

Quelli celebrati a Salsomaggiore Terme (che hanno prodotto “il documeto di salsomaggiore”) il 23 e 24 novembre sono stati due giorni intensi che rischiano di diventare la pietra angolare della politica sportiva in ambito ciclistico per i prossimi anni. Il meeting, che ha riunito ad uno stesso tavolo tutte le componenti del ciclismo professionistico (Lega, Assocorridori, DS, Assogruppi, Organizzatori, FCI, con il Settore Studi) si è concluso con una precisa presa di posizione riguardo la necessità di riformare il ciclismo, dopo lo “tsunami” (così la maggior parte ama definire la questione Armstrong) che ha sconvolto l’ambiente. Una presa di posizione che sicuramente farà discutere.
C’è da registrare, prima di tutto, l’appoggio alla politica della Federazione Ciclistica in questi anni. Una politica che non ha mancato di far storcere il naso a tanti, soprattutto dell’ambiente, e che è apparsa in alcuni casi fin troppo dura, anche alla luce di una sentenze del TAS di Losanna del 2011. Da quanto poi emerso, invece, la via tracciata almeno da quattro anni (ovvero dall’affare Rebellin), era lungimirante e l’unica in grado di dare risposte immediate ad un’esigenza di cambiamento e rinnovamento.
Quello che fa apparire, però, questo un documento di più ampio respiro rispetto ad una presa di posizione “di comodo” è la ricerca analitica delle cause dell’attuale stato in cui versa il ciclismo. Ci sembra un’analisi complessa e approfondita, che non si nasconde dietro le facili soluzioni ma che mette in discussione il ciclismo come oggi è strutturato. Partendo dai rapporti di forza o, per dirla con un linguaggio in questo periodo poco di moda, economici
“Come nel mondo finanziario l’assenza di regole e di norme etiche ha portato alla crisi globale, anche nel nostro sport, una deregulation e una concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi e con evidenti conflitti di interesse, non possono che portare ad una crisi di sistema e ad una perdita dei valori fondanti del nostro sport…” chissà a chi si riferiscono. Di casi eclatanti di conflitto di interessi nel ciclismo ce ne sono, anche se non numerosi. Ci sembrano, però, questo sì, nodi da sciogliere che permetterebbero di liberare risorse a favore del movimento di base, della battaglia contro il doping e per un movimento professionistico meno schiavo del risultato immediato e a tutti i costi. Nodi, però, talmente grandi che dubitiamo si riesca a mettere mano. Anzi, visto il risalto, non ampio, dato alla notizia (che è ormai di due giorni fa) dalla stampa, siamo conviti che difficilmente questo documento riesca ad avere l’eco che meriterebbe, tale da innescare una benefica discussione e presa di posizione dell’opinione pubblica.

IL COMUNICATO STAMPA

Abbiamo vissuto un anno di difficoltà dovuto alle vicende del doping e alla pesante situazione economica globale che ha avuto gravi ricadute anche sul movimento ciclistico. Squadre  e organizzatori  italiani, in un mondo sempre più globalizzato, hanno subito una contrazione delle risorse che si è manifestata anche in una riduzione delle manifestazioni del calendario italiano e della possibilità di  continuare un percorso di valorizzazione di atleti ad alto livello.
Gli incontri di questi  giorni, in cui abbiamo riunito tutte le componenti:  Assocorridori, Direttori Sportivi, Gruppi Sportivi, Organizzatori e Federazione hanno consentito di lavorare assieme, analizzando con un approccio consapevole le problematiche di un mondo che cambia sempre più rapidamente e che è legato indissolubilmente agli aspetti della comunicazione e del linguaggio.
La storia e il ruolo del ciclismo italiano, non solo nel nostro paese,  ma nel mondo, la presenza e il potenziale dei nostri giovani corridori, il patrimonio tecnico e professionale, le scelte coraggiose e lungimiranti della nostra federazione in questi ultimi anni, impongono a tutte le componenti del professionismo di accettare la sfide della globalizzazione, trasformare le difficoltà in opportunità e partecipare attivamente al cambiamento con proposte concrete e coerenti.
Abbiamo guardato con interesse alle iniziative “Manifesto per un ciclismo credibile” soprattutto perché motivano l’opinione pubblica e danno forza a chi, all’interno del ciclismo, nel mondo, si batte per l’affermazione di quei valori.

Non dobbiamo sfuggire alle nostre responsabilità a partire dalla trasparenza e chiarezza sul tema del doping. Dobbiamo  lavorare assieme come sistema per vincere la sfida globale: la nostra forza e il nostro futuro è quello di coinvolgere le nuove generazioni in un ciclismo pulito e credibile, che selezioni il merito e che risponda alle sfide economiche in termini di sostenibilità finanziaria delle organizzazioni e di attrazione di sponsor.
Per il nostro paese è necessario quindi un cambio urgente delle regole  che fino ad oggi  hanno inciso sulla possibilità di competere con altri sistemi più incentivanti per il ciclismo e hanno concorso a  impedire una risposta alla bufera economica e alla sfida della globalizzazione.
Ogni ipotesi di riforma annunciata non può essere portata avanti con una deregolamentazione selvaggia e una concentrazione di potere in mano a pochi che perseguano soprattutto un obiettivo di profitto.
Come nel mondo finanziario l’assenza di regole  e di norme etiche ha portato alla crisi globale, anche nel nostro sport, una deregulation e una concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi  e con evidenti conflitti di interesse, non possono che portare ad una crisi di sistema e ad una perdita dei valori fondanti del nostro sport.
Le riforme che si annunciano non possono riprendere ricette già bocciate dalla storia recente. Occorre che le riforme delle regole siano accompagnate da un cambiamento di governance  mondiale del ciclismo che eviti le posizioni dominanti sul mercato e dia spazio al merito che è alla base dei ogni attività umana. Realizzando un coinvolgimento reale di tutte le componenti nelle scelte, noi proporremmo una riforma efficace e strutturale lungo queste linee. In tal modo il ciclismo italiano sarà protagonista ancora una volta della crescita del movimento.
Tutte le componenti del ciclismo convengono sulla urgente necessità di iniziative della Lega, in accordo stretto con la Federazione Ciclistica Italiana, sia per approfondire tecnicamente i contenuti delle nostre proposte sia per realizzare alleanze internazionali e sia per contrastare con gli strumenti che le leggi europee ci consentono posizioni dominanti e conflitti di interesse  sia infine per coinvolgere con una grande iniziativa l’opinione pubblica e tutti coloro che nel nostro paese amano il ciclismo.

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