CalcioIl fallimento del calcio italiano spiegato da un raccattapalle

Il fallimento del calcio italiano spiegato da un raccattapalle

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Il fallimento del calcio italiano

L’Italia fuori dai mondiali di calcio è una sconfitta collettiva. Difficile trovare un singolo colpevole. Ho atteso più di qualche giorno prima di dire la mia. Non suggerirò né i mali del nostro calcio (già fatto nelle precedenti esclusioni), né soluzioni per uscire dalla crisi (lo stanno facendo in molti).

Preferisco porre l’accento su una storia che appare di altri tempi, ma che secondo me rappresenta la metafora perfetta della nostra situazione. Quella che vede contrapposti il potente portiere della nazionale italiana (e della squadra campione d’Europa) ad un ragazzo di 14 anni che furbescamente ha contribuito alla vittoria della ‘sua’ Bosnia.

Riepilogo brevemente la vicenda. Donnarumma, durante i rigori decisivi, si rende autore di un brutto gesto (mai smentito): strappa gli appunti del portiere bosniaco sui quali erano indicate le caratteristiche dei rigoristi azzurri. Inutili le proteste dello stesso Vasilij che anzi, per ironia della sorte, come nelle migliori beffe, viene anche ammonito.

Come uno scugnizzo napoletano – in onore dei ragazzi delle Quattro Giornate – il raccattapalle Afan assiste alla scena e decide di rendere al nostro portiere la stessa sorte. Fa sparire gli appunti che Donnarumma teneva nascosti sotto un asciugamano, quelli con le indicazioni sui rigoristi bosniaci. La cosa manda in confusione il portierone italiano che già durante la partita si era mostrato nervoso e litigioso, contribuendo al caos Italia. Quello che fu l’eroe degli Europei fa così la classica figura di palta, non trovando di meglio da fare che tuffarsi sempre dalla stessa parte e incassando i quattro rigori decisivi.

Afan nelle ore successive ha raccontato al mondo la sua impresa. Diventa, giustamente, l’eroe del Paese e campeggia su tutte le pagine dei giornali, anche italiani. Probabilmente si è guadagnato anche un viaggio premio ai mondiali.

Perché penso che questa storiella sia la metafora esatta del nostro calcio?

Perché il calcio è uno sport di frontiera. E’ il gioco delle periferie, dei cortili e dei luoghi nei quali non esistono altri divertimenti che prendere a calci qualsiasi cosa che rotola. Sta agli scugnizzi di tutto il mondo come il polo alle aristocrazie. Se manca la dimensione popolare, quasi famelica, manca il vero spirito del calcio. Non è un caso che i grandi campioni sono spesso figli del popolo ed anche della miseria.

In Italia non si gioca più a pallone per strada o nelle scuole, durante la ricreazione; liberamente, rompendo vetri e lampioni e magari ammaccando auto. E’ tutto organizzato, misurato e platealmente borghese. Cose che vanno bene per il tennis, ma non per il football. Perché il calcio nasce dalla necessità e dalla disperazione e si trasforma in fantasia, improvvisazione, sfrontatezza e coraggio. Esattamente tutto ciò che oggi manca all’Italia.

Dimenticavo: il calcio è anche programmazione. La leggenda narra che Vasiij, il portiere bosniaco, una volta persi gli appunti, li abbia subito recuperati da una copia di riserva preparata dallo staff e portata in panchina. Donnarumma invece si è dovuto arrangiare.

Con i risultati che tutti hanno visto.

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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