CiclismoIl Giro accende le strade bianche dell’Alessandrino

Il Giro accende le strade bianche dell’Alessandrino

Il Giro d’Italia 2026 arriva nel basso Piemonte e trova una provincia che pedala già da tempo. Pedala nella storia, nella memoria dei campioni, ma soprattutto nel presente di un territorio che ha trasformato la bicicletta in cultura, turismo e identità. Le tappe del 21 maggio con arrivo a Novi Ligure e del 22 maggio con la partenza da Alessandria verso Verbania diventano così l’occasione per raccontare un Alessandrino che si sta imponendo sempre di più come destinazione ideale per il cicloturismo e per il turismo lento.

È una terra da attraversare lentamente, da assaporare curva dopo curva, tra strade bianche, colline UNESCO, vigneti, sterrati e piccoli borghi. Una terra dove la bicicletta è stata interiorizzata dalla sua comunità come ha spiegato il vice sindaco Giovanni Barosini fra i vari interventi del convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Alessandria ed Asti, il 12 maggio scorso.

Lo racconta anche il podcast della nostra rubrica “SportJam”, dedicato proprio al cicloturismo nell’Alessandrino, che accompagna gli ascoltatori dentro una provincia dove il ciclismo continua a essere un linguaggio che sfrutta la storia e le radici ma va oltre per uno sviluppo turistico cucito su misura. Una provincia che custodisce tre musei dedicati alla bicicletta nel raggio di circa 35 chilometri: il museo ACdB – Alessandria Città delle Biciclette nel centro storico di Alessandria, il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure dedicato a Costante Girardengo e Fausto Coppi e poi Castellania Coppi, borgo-museo a cielo aperto con Casa Coppi sulle colline tortonesi.

Ma accanto alla storia esiste un presente che cresce rapidamente. I numeri del turismo lo confermano. Nel 2025 la provincia di Alessandria ha registrato 392.485 arrivi e 845.659 pernottamenti, con una crescita del 5,9% negli arrivi e del 4% nelle presenze rispetto al 2024. Ancora più significativo il confronto con il 2022: +22,5% negli arrivi e +25% nei pernottamenti. Il turismo italiano rappresenta quasi il 52% delle presenze, trainato soprattutto da Lombardia, Piemonte e Liguria, mentre quello internazionale supera il 48%, con una crescita importante di visitatori provenienti da Benelux, Germania, Francia, Svizzera, Scandinavia e Stati Uniti.

A colpire è anche il dato sulla qualità dell’accoglienza: 86,9 su 100, superiore alla media piemontese. Un risultato sottolineato durante il recente convegno dedicato al cicloturismo organizzato dalla Camera di Commercio Alessandria-Asti insieme ad Alexala, l’ATL della provincia. Un territorio che punta sulla capacità di accogliere e sulla costruzione di un turismo duraturo legato all’esperienza.

«È una provincia da pedalare in tutti i sensi», racconta nel podcast il presidente della Camera di Commercio Alessandria-Asti, Giampaolo Coscia. «Quando si parla di ciclismo qui si accende un fuoco magico della passione e della partecipazione. Il ciclismo è cultura e attraverso questa cultura cerchiamo di trasmettere non solo il territorio, ma anche il saper fare e l’artigianalità italiana».

L’Alessandrino, del resto, è stato tra i primi territori italiani a riscoprire il fascino delle strade bianche molto prima dell’esplosione del fenomeno gravel. Qui pedalare lentamente non è una moda recente, ma quasi una tradizione naturale. E proprio sulle strade sterrate dei colli di Coppi nasce uno degli appuntamenti più iconici del calendario italiano del cicloturismo storico: “La Mitica” appuntamento previsto dal calendario del giro d’Italia d’epoca.

La ciclostorica ideata e organizzata da Pietro Cordelli è arrivata alla quattordicesima edizione, tredicesima effettiva dopo l’interruzione dovuta al Covid. L’appuntamento è fissato per domenica 28 giugno, con partenza al mattino alle 8.30. «I tracciati della Mitica sono disegnati nei colli di Coppi», racconta Cordelli. «Sono strade che hanno visto allenarsi Fausto Coppi, Serse Coppi, Girardengo e Cunego. La Mitica è un omaggio ai grandi miti del ciclismo».

Il cuore della manifestazione resta la pedalata lenta, senza classifiche né competizione, rigorosamente inserita nel circuito del Giro d’Italia d’Epoca. I percorsi attraversano campagne silenziose, vigneti e strade polverose fino alla celebre “Mitica Rampina”, salita sterrata che rappresenta il momento simbolico dell’esperienza. «La fatica e il caldo ti fanno vedere cose mitiche», sorride Cordelli, «ma soprattutto ti regalano paesaggi straordinari».

Accanto alla memoria storica cresce anche il mondo gravel. E uno degli appuntamenti più attesi dell’estate sarà ancora la Monsterrando, la manifestazione internazionale che il 22 agosto tornerà a Fubine. Nata inizialmente come “Monsterrato” e inserita tra le prime prove italiane del circuito Gravel World Series, la gara ha scelto oggi una strada più autonoma pur mantenendo una dimensione internazionale UCI.

Fubine sarà ancora il centro della manifestazione dopo avere ospitato negli ultimi anni gare nazionali under 23, i Campionati Italiani Gravel e una prova internazionale World Series. L’obiettivo è anche quello di valorizzare a rotazione i diversi comuni coinvolti, offrendo a ciascun paese una vetrina internazionale attraverso il ciclismo.

Nel 2025 gli iscritti hanno superato quota 500 e a imporsi fu anche un nome prestigioso come quello del francese Romain Bardet. Segno che il Monferrato gravel continua ad attirare appassionati e grandi interpreti delle due ruote.

E con gli eventi non è finita qui. Anzi, il primo della serie sarà a fine mese. Naturalmente su strade bianche. La Monferrando 2026, dal 29 maggio al 3 giugno, sarà un nuovo collettivo rito di scoperta del territorio: un’avventura giovane ma già capace di conquistare tanti appassionati, pedalando lentamente nel cuore del Monferrato tra gravel, strade bianche, gusto, memoria ciclistica e chilometri da assaporare fino in fondo.

E poi c’è il gusto. Perché nell’Alessandrino il cicloturismo si degusta quasi quanto si pedala. I ristori diventano tappe di scoperta del territorio tra salumi, vini, prodotti tipici e cucina contadina. «Spesso si incamerano più calorie di quante se ne spendano pedalando», scherza Cordelli. Ma è proprio questo il senso più autentico di queste strade: pedalare lentamente, ricordando Girardengo e Coppi, attraversando colline UNESCO e fermandosi a degustare un territorio che continua a raccontarsi anche attraverso la bicicletta.

Puoi ascoltare il podcast di approfondimento QUI

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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