Il gruppo della Nazionale risponde ad Hackett

Il gruppo della Nazionale risponde ad Hackett
Datome Polonia

Gigi Datome premiato in occasione della partita contro la Polonia nel Torneo di Skopje

Il gruppo della Nazionale, con un comunicato stampa diffuso dalla stessa Federazione, prende le distanze in modo netto da Hackett e non la consideriamo una cosa da poco. Difficilmente un gruppo di campioni prende posizione contro un giocatore; le invidie e spaccature di solito si risolvono all’interno dello spogliatoio. In questo caso, invece, tutta la nazionale ci tiene a far capire come l’atleta squalificato per sei mesi abbia pestato i piedi a troppi, anche all’interno del gruppo.
Così è nato questo comunicato, che pubblichiamo integralmente:
Desideriamo chiarire la nostra posizione rispetto alla vicenda che ha coinvolto Daniel Hackett.
Non vogliamo essere giudici di nessuno. Siamo in primo luogo persone e poi atleti professionisti che della propria passione hanno avuto la fortuna e il merito di fare il proprio mestiere, conservando ed alimentando l’amore per la Maglia della Nazionale.
Dopo aver sentito diverse versioni dell’accaduto, abbiamo atteso l’epilogo della vicenda per raccontare, noi che lo sappiamo, come sono andati realmente i fatti. Tutto ciò solo ed esclusivamente per difendere e tutelare chi, ogni anno, decide di spendere con passione la propria estate al servizio della Maglia Azzurra.
Venire in Nazionale significa rispettare certe regole; tra queste comunicare a tempo debito e attraverso lo staff medico del club, le proprie condizioni fisiche; presentarsi al raduno della Nazionale e lasciare che lo staff medico Azzurro possa fare le proprie valutazioni.
Daniel non lo ha fatto. Sarebbe stato sufficiente attendere un paio di giorni e a quel punto sarebbe stato trattato come succede sempre ad ogni atleta convocato in Azzurro: se viene accertato che le condizioni fisiche non permettono di rimanere all’interno della Nazionale il giocatore viene autorizzato a tornare a casa.
Poi ci sono le regole non scritte tra giocatori e Daniel le ha violate. Tra compagni di squadra c’è un codice di rispetto che lui ha infranto.
Chiediamo e pretendiamo rispetto da parte di tutti come lo riconosciamo a tutti. Se non si parte da questo presupposto è difficile costruire percorsi virtuosi e durevoli nel tempo, ma solo tragitti impervi e poco chiari.
Teniamo a sottolineare che in Nazionale nessuno è mai stato costretto a giocare contro la propria volontà, e le condizioni mediche e fisiche di ognuno sono state sempre valutate attentamente dallo staff tecnico e sanitario e ogni volta sono stati studiati percorsi terapeutici e di recupero consoni alle esigenze di ogni atleta.
Mantenere sempre un comportamento corretto è il segnale del profondo rispetto che proviamo nei confronti della Maglia Azzurra, dei compagni e di tutti i professionisti che lavorano intorno alla Nazionale.
Ci auguriamo che Daniel possa imparare dai propri errori e che in futuro non capitino più episodi analoghi che nuocerebbero alla coesione del gruppo. La stessa coesione che storicamente è sempre stata la pietra angolare dei successi Azzurri.
Non ci sarebbe altro da commentare; un intervento che tacita anche i tanti che si sono eretti, dopo la squalifica, a paladini di un giocatore che non è invece in grado di farsi apprezzare soprattutto dai compagni di squadra. Vogliamo però aggiungere una chiosa a questo intervento… Da tempo non si vedono tanti successi azzurri. La pietra sarà anche angolare, ma non molto salda.

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