Fiorenzo Magni

Ho sempre amato il Giro delle Fiandre, corsa monumento del ciclismo, disputata per la prima volta nel 1913. E’ una delle gare più affascinanti del ciclismo, caratterizzata da piccoli strappi in salita che rappresentano, per difficoltà e ripidezza, dei veri e propri muri. Ho sempre amato i nomi di quelle parti, affascinanti e misteriosi come il fiammingo: Kwaremont, Muur van Geraardsbergen…
Lì, nelle Fiandre, il ciclismo è una cosa seria, per questo sacra. Si respira nelle sere invernali e umide, nella primavera che giunge sempre in ritardo, nel pavé, nel fango e nel freddo delle domeniche di aprile. Si respira, soprattutto, nel rispetto che si porta verso la propria storia e per i campioni che hanno domato quelle strade polverose.
In quei luoghi si racconta di un uomo, anzi un leone, capace di domare pietre e muri per tre anni di seguito, quando le strade erano ancora più polverose e fangose, quando le bici erano ferri pesanti, quando la fame si confondeva con la fiducia della ricostruzione e nonostante in gruppo ci fossero gente come Coppi e Bartali. Lo fece perché era toscano, era un campione e amava il ciclismo. Si chiamava Fiorenzo Magni. Questa notte si è spento a Vaiano. Avrebbe compiuto il 7 dicembre 92 anni.

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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