Il miglior giocatori di scacchi di sempre? La nostra classifica

Chi è stato il giocatore di scacchi più forte di tutti i tempi. Un confronto difficile che sicuramente piacerà ad alcuni ma scontenterà altri, a cominciare dai tanti fans di Bobby Fischer. I vincitori? Aleckhine e Kasparov.

Il miglior giocatori di scacchi di sempre? La nostra classifica

Il sito specializzato scacchierando.it si è cimentato un esercizio affascinante e che ha riscosso un grande successo: chi è il giocatore di scacchi più forte di sempre? Giudici i lettori del sito, che dovevano esprimere le loro preferenze in scontri diretti, a partire dagli ottavi di finale (qui l’articolo).

Ha vinto Bobby Fischer che negli scontri diretti ha superato Anand agli ottavi, Capablanca ai quarti, Kasparov in semifinale (di un nulla: 51% contro 49% dei voti) e Carlsen in finale (con il 61% dei voti).

Il risultato ha aperto un’ampia discussione tra chi è a favore e chi, invece, contro (qui). In alcuni casi i commenti ripercorrono le carriere dei giocatori più forti di sempre. In altri casi vengono fornite fonti della rete preziose per chiunque voglia capire meglio la storia di questo sport, come questa pagina di wikipedia.

Volendo riassumere in estrema sintesi le parti in discussione sono le seguenti. I fautori di Fischer affermano che l’americano, negli anni in cui ha scalato i vertici mondiali, ha espresso una forza di gioco senza pari, contrapposto lui solo al blocco sovietico. Tanto basta per identificarlo come il più forte di sempre.

Chi contesta il risultato, invece, rimprovera a Fischer di essere stato campione del mondo solo per 1 giorno. Anzi neanche quello, visto che non ha mai messo in palio il titolo e si è ritirato prima di farlo.

Discussione interessante e, come tutte quelle di questo tipo (anche per altri sport) di impossibile risoluzione. Vi sono argomenti convincenti a favore e contro ogni grande campione. Vale il vissuto di ogni appassionato ed impossibile riuscire a comporre la questione in modo definitivo.

Da amanti del gioco e appassionati della storia degli scacchi, però, non possiamo fare a meno di esprimere anche noi il nostro voto. Che cercheremo anche di argomentare.

Quando si mettono di fronte campioni di uno stesso sport di epoche diverse si cerca di utilizzare alcuni elementi che permettano il confronto. Avendo seguito analogo tentativo per il pugilato, il ciclismo, il tennis, ecc.. proviamo ad elencarli.

Prima fra tutti, il numero di successi in rapporto agli incontri realizzati (Merckx è Merckx prima di tutto per le oltre 500 gare vinte). Come secondo elemento, poi, entra in gioco il valore degli avversari affrontati. Il terzo elemento, ma in questo caso non in ordine di importanza, il “peso” dei successi ottenuti (un mondiale sarà sicuramente più importante, per esempio, di un campionato nazionale). Quarto elemento da tenere in considerazione, come sono stati ottenuti questi successi (per capirci, il mondiale di Alì contro Foreman a Kinshasa è di quelli che lasciano il segno.. non solo su Foreman!). Alla fine, però, tutte queste cose possono non essere decisive se non teniamo conto anche di cosa era, prima dell’avvento di un campione, un dato sport e cosa è diventato dopo. Insomma, per capirci, la forza rivoluzionaria di un giocatore.

Fatta questa premessa, non ci tiriamo indietro e proviamo a dire la nostra per quanto riguardano gli scacchi. Per noi Fischer non è il più grande giocatore di scacchi di tutti i tempi. Chi ci legge da tempo forse avrà capito che propendiamo per assegnare questo titolo a Kasparov, anche se il nostro cuore batte per Alekhine.

Ma procediamo per gradi.

Per quanto riguarda il primo elemento, non abbiamo trovato una statistica che ci dicesse la percentuale assoluta di partite giocate/vinte per i migliori giocatori (ma sicuramente qualche appassionato ci potrà aiutare). Siamo pertanto ricorsi a chessgames.com per un confronto. Il sito, va ricordato, stila una propria percentuale di successi rispetto alle partite giocate in base a questo “algoritmo”: vinte+patte/2 in rapporto al numero di partite giocate. Sono escluse le partite di esibizione, le blitz e tutte quelle che in qualche modo non rientrano in incontri ufficiali tradizionali presenti sul database del sito (per la verità abbastanza completo).

Noi però non ci siamo accontentati del lavoro del sito e abbiamo voluto calcolare la percentuale di vittorie di ogni singolo giocatore in base a tutte le partite disputate.

Quello che emerge lo vedete di seguito.

Abbiamo stilato l’ordine dei giocatori in base al record indicato da chessgames.com, ma non consideriamo questa classifica definitiva. Troviamo interessanti alcuni elementi. Fischer è il giocatore che ha la percentuale migliore tra partite vinte e quelle giocate, praticamente alla pari con Alekhine (57%). Solo che il russo ha giocato in carriera il doppio delle partite dell’americano. Da notare anche la percentuale di sconfitte di Kasparov, l’unico, tra i giocatori presi in considerazione, che ha perso meno del 10% delle partite giocate. Anche in questo caso a fronte di un numero di partite di rilievo.

Per quanto riguarda il valore dei giocatori affrontati, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Lasker, Capablanca e Alekhine hanno vissuto epoche di grande fermento, sia teorico che per numero di avversari. Solo la loro presenza in quella fase alza notevolmente il livello complessivo, basti guardare le statistiche di ognuno: tutti è tre hanno una percentuale di vittorie sopra il 50% delle partite giocate. Difficile trovare un epoca con altrettanti campioni su questi livelli. Fischer, come ricordano tutti i suoi fan, è stato contrapposto al blocco sovietico quando questi “facevano” la teoria e dominavano la scena: non è cosa da poco. Kasparov di fatto ha avuto, nel suo lungo regno, solo un avversario vero, ma di un peso specifico eccezionale, Karpov.

Qualità dei successi. Difendere o riconquistare un titolo mondiale non ha paragoni. Il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai mondiali ha un valore universale non solo per il gesto atletico ma anche perché realizzato in un evento assoluto. Da questo punto di vista i domini di Lasker, Kasparov e Carlsen fanno pendere la bilancia a loro favore.

Fischer ha inanellato, nel torneo dei candidati, una serie di vittorie impressionanti, ma quello che manca al geniale giocatore statunitense è la continuità. Dopo il successo con Spasskij la sua storia sportiva finisce e non abbiamo la riprova che avrebbe potuto continuare a giocare su quei livelli anche dopo. Per spiegare il concetto prendiamo ad esempio Fabiano Caruana. Fabiano nella Sinquefield Cup del 2014 espresse una forza di gioco calcolata su circa 3100 punti elo. Si disse, qualcosa di mai visto prima. Pensare che per quell’exploit possa rientrare tra i giocatori più forti di sempre non rende giustizia né a lui, né alla storia degli scacchi. Fischer avrebbe dovuto continuare a giocare con gli standard dimostrati in quella stagione per poter salire sul gradino più alto, dimostrando di essere in grado di gestire anche i momenti di difficoltà o di appannamento, inevitabili in ogni carriera spotiva.

Forza rivoluzionaria. Lasker ha traghettato gli scacchi dall’epoca romantica a quella classica. Alekhine ha portato il gioco ad una completezza strategica e combinativa assoluta. Soprattutto ha aperto la strada al dominio sovietico, spostando per 50 anni gli equilibri del gioco. Kasparov ha rotto questo dominio, riconsegnando il gioco nuovamente al resto del mondo cavalcando un’epoca di grandi cambiamenti con l’intelligenza di un grande. Carlsen sta portando a compimento quell’evoluzione iniziata da Kasparov in cui gli scacchi devono convivere, almeno per quanto riguarda lo studio e l’analisi, con motori che esprimono forza di gioco superiore a quella degli uomini. Soprattutto il norvegese vive un’epoca (e la maneggia con destrezza) in cui le occasioni di confronto sono cresciute in modo esponenziale, grazie alle potenzialità del web. Non è un caso se (e torniamo alla tabella pubblicata) il giocatore che ha giocato il maggior numero di partite è proprio Magnus. Maggior numero di partite, maggiori occasioni di sconfitta. Pertanto il valore del norvegese, con questi standard di rendimento, è sicuramente tra i più alti della storia.

Il miglior giocatore di sempre?

Crediamo che analizzando tutti questi elementi il titolo se lo contendano Aleckhine e Kasparov. Il primo per gli standard di rendimento e per la forza rivoluzionaria espressa in quel contesto storico. Il secondo per una solidità impressionante, mai raggiunta da nessun altro giocatore, per la durata del suo regno e per la capacità di cavalcare un’epoca di grandi cambiamenti non solo nel gioco degli scacchi ma che inevitabilmente hanno finito per interessare anche questo sport. Portando l’arte di Caissa nell’era moderna.

Antonio Ungaro

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