Cultura sportivaIl saluto dello sport a Guccini: il numero 43, Platini, Garrincha

Il saluto dello sport a Guccini: il numero 43, Platini, Garrincha

Il cantautore raccontava di annoiarsi davanti al pallone. Bologna, Pistoiese e Modena lo hanno salutato per primi.

Francesco Guccini è scomparso ieri mattina a Pavana, a 86 anni e l’Italia si è scoperta improvvisamente più sola. Come per incanto l’anarchia e l’uomo che l’ha cantata sono diventate l’elemento unificante del nostro Paese, con consensi da destra e da sinistra, sopra e sotto, dalle Alpi a Scilla e Cariddi. La dimostrazione che gli italiani, per quanto estremamente provinciali e impregnati di cattolicesimo, sono anche profondamente individualisti e si riconoscono nell’uomo che ha descritto, meglio di tutti, l’io in contrapposizione con il mainstream; l’ultimo che si scaglia, come ‘cosa viva’ contro le ingiustizie e la sopraffazione della massa.

Anche lo sport, e non poteva essere diversamente, in queste ore ha reso omaggio al cantautore, il quale, da parte sua, pur non avendone fatta la cifra distintiva del suo narrare, ha sconfinato anche in questo campo.

Guccini non ha mai scritto una canzone sul calcio e lo ammetteva a chiunque glielo chiedesse: si diceva fra i pochissimi italiani che da bambino non avevano mai calciato un pallone. Il pallone è andato a cercarlo lo stesso, e negli ultimi vent’anni lo ha citato assai più di quanto lui abbia citato il pallone.

Il fracasso in strada, giugno 1964

L’aneddoto che ripeteva più volentieri riguarda l’unico spareggio scudetto nella storia della Serie A. Studiava per l’esame di italiano nella casa di via Paolo Fabbri quando dalla strada salì un baccano che non sapeva spiegarsi: il Bologna aveva battuto l’Inter. Si giocava a 380 chilometri di distanza, all’Olimpico di Roma, domenica 7 giugno. Finì 2-0, con la punizione di Fogli deviata da Facchetti al 75′ e il raddoppio di Nielsen all’83’. La Rai rinunciò alla diretta e mandò in onda i cartoni animati. Bologna seguì la radio; Guccini restò al tavolo.

I cinque di Garrincha

Nel marzo del 2000, intervistato da Il Mucchio attorno all’uscita di Stagioni, gli chiesero i cinque calciatori amati di più. Rispose Platini, Pelé, Roberto Baggio, quindi Frustalupi «da tifoso della Pistoiese» e infine Garrincha, «un bel simbolo di utopia». La quarta scelta merita una glossa: Mario Frustalupi era il regista dello scudetto della Lazio del 1974 e chiuse la carriera a Pistoia, riportando gli arancioni in Serie A nel 1980. Guccini selezionava i giocatori come selezionava i protagonisti delle sue canzoni, per la crepa e non per la bacheca.

Coppi sul marciapiede

La passione autentica stava sulle due ruote. Nel Dizionario delle cose perdute descrive il gioco dei coperchini: un tappo appesantito con la cera, la figurina del corridore prescelto sotto, i gradini del portico trasformati in Gran Premio della Montagna. Il suo tappo portava Coppi. Nel 2016 uscì di casa a Pavana per vedere transitare il Giro; Moreno Moser si accorse dopo di essersi fatto fotografare accanto a lui.

Lo sport lo cita

Nel gennaio 2021 Paolo Faragò arriva in prestito al Bologna dal Cagliari e chiede il numero 43, il civico di via Paolo Fabbri. Guccini ringraziò dalle colonne della Gazzetta e definì il gesto un inedito: sapeva che Dino Zoff aveva scritto di ascoltarlo, non immaginava una maglia. Nel marzo 2024 Hans Nicolussi Caviglia salì fino alla Caciosteria vicino a Pavana, aperta per loro due soli, col padre accanto, la maglia della Juventus in dono e il disco di Amerigo da far autografare. Nel giugno 2017, per i suoi 77 anni, aveva ringraziato pubblicamente la Juventus e Gianluigi Buffon con una formula che suonava come un suo titolo: «Storie di tifo, compleanni e altre sciocchezze».

Gli omaggi delle società

Il Bologna è stato tra i primi club a muoversi: sul proprio profilo X ha scritto che Guccini aveva sempre saputo trovare le parole giuste per raccontare la città. La FC Pistoiese lo ha definito «storico sostenitore dei colori arancioni» e ha chiuso il comunicato con la formula della famiglia arancione che non dimentica. Dal Modena FC il cordoglio porta la firma del presidente Carlo Rivetti, che ne ha richiamato le radici emiliane.

Nicolussi Caviglia, oggi al Parma, ha affidato il saluto a Instagram: una fotografia inedita dell’incontro di Pavana, la copertina di Amerigo con la dedica autografa, «Quello che non…» come traccia di sottofondo e due parole di commiato, «Grazie, Maestro».

I funerali si svolgono stamani in forma privata. Bologna ha proclamato il lutto cittadino, Modena ha aperto un libro di condoglianze online; la cerimonia pubblica di commemorazione è fissata per settembre.

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