L’intervista di Rafa Nadal al Telegraph, riportata da molti media in queste ore nella parte relativa il giudizio su Sinner, è uno spaccato del pensiero del campione spagnolo a sei mesi da quando ha smesso di giocare. Combattivo e coriaceo sul campo, Nadal si mostra riflessivo e gentile ormai che l’agone è cosa del passato. Rivela forse il vero animo di questo giocatore e per questo invitiamo tutti gli appassionati ad andare a leggerla nella versione online.
Riportare solo la parte dedicata a Sinner per certi versi è limitativo del pensiero di Nadal che affronta l’argomento parlando della situazione attuale del tennis. Nadal rileva come Djokovic non sembra più in grado di fornire prestazioni al livello delle Olimpiadi e Alcaraz è in crescita ora che si è tornati a giocare sulla terra. Il discorso poi, parlando di n. 1, cade su Sinner. Riguardo lo stop subito per la questione clostebol, non fa polemica, ma afferma, in modo bilanciato: “Alla fine, se non sbaglio, è stato dichiarato innocente. Non è stato positivo per il nostro sport, ma succedono cose così, a volte sono incidenti. E vedo questa come un incidente, perché credo in Jannik. Per quel che so di lui, non ha mai cercato di barare o di avere un vantaggio. Sono sicuro che è una persona innocente… A parte questo, non voglio mettere in dubbio la sentenza. Ci sono dei protocolli che tutti noi abbiamo seguito. In questo caso, le autorità hanno tutte le informazioni – non solo quelle che abbiamo noi, che spesso sono limitate o soggettive. Credo nella sentenza. Jannik ha accettato i tre mesi di squalifica, quindi: caso chiuso.”
Ma a prescindere dalle dichiarazioni su Sinner, quello che traspare nelle parole del campione è una forma di rifiuto del tennis. Colpiscono soprattutto due affermazioni. La prima riguarda Murray e il suo nuovo ruolo di allenatore di Djokovic: “Rimango sorpreso che appena finito di giocare voglia ancora tornare a girare il mondo.. allenare Nole è sicuramente stimolante, deve essere questa la molla.” lasciando intendere che quel tipo di vita da vagabondo l’ha tranquillamente messa da parte e non gli manca. La seconda affermazione la ripete più volte, ed è definitiva: “non guardo che poche partite…”. Più definitivo di così.

