Il Tour di Egan Bernal, Evenepoel e quel duello di 50 anni fa..

E' stato un bel Tour, avvincente e spietato, che ha regalato emozioni e che ha portato al centro dell'attenzione generale un corridore che si appresta a dominare la scena per i prossimi anni.

Il Tour di Egan Bernal, Evenepoel e quel duello di 50 anni fa..

Ci sbaglieremo, ma la vittoria di Egan Bernal è di quelle che passeranno alla storia.

L’edizione 106 del Tour è nata nel segno del grande Eddy Merckx: partenza dal Belgio per omaggiare il più grande campione di ciclismo di tutti i tempi. Si è chiusa nel segno di Egan Bernal; uno per intenderci che potrebbe fare anche meglio del Cannibale. Neanche Eddy si impose nella corsa francese così giovane. Egan ha 22 anni e qualcuno l’ha definito il Messi del ciclismo. Non ci piace la definizione, perché Messi non ha ancora compiuto (e crediamo non potrà più farlo) un’impresa come quella di Bernal. Per capirci, per restare nel paragone con il calcio, vincere il Tour a 22 anni è come portare a casa un mondiale da capitano e uomo simbolo della squadra. Un’impresa alla Pelè nel mondiale del 1958.. forse.

E’ stato un Tour bello e avvincente, nel quale i francesi ad un certo punto ci hanno creduto. Julian Alaphilippe si è ritrovato tra le mani una gialla quasi per caso, ma l’ha difesa con l’orgoglio, il coraggio e l’umiltà di un grande. Questo sopraffino cacciatore di classiche si è riconciliato con il pubblico di tutto il mondo non tanto per i successi belli e possibili della Sanremo e della Freccia Vallone. E neanche per la vittoria nelle tappe di Epernay e Pau (a cronometro, incredibile!). L’amore è scattato per la sconfitta, coraggiosa, senza appello, inesorabile, del Galibier, prima, e dell’Iseran, dopo. Per l’abbraccio commuovente al padre, a Parigi. Perché attaccato, prima che da Bernal e Thomas, da Pinot e Bardet, francesi come lui. La potremmo chiamare la “sindrome Poulidor”, che prende ogni sincero appassionato di questo sport e che porta ad apprezzare più una gloriosa sconfitta che un altrettanto glorioso successo.

E’ stato un po’ anche il Tour degli italiani, a cominciare da Vincenzo Nibali. Aveva annunciato, dopo il Giro, che avrebbe cercato soprattutto un successo di tappa e così ha fatto, dimostrando orgoglio e classe del grande campione. Elia Viviani, indomito fino alla fine; ha colto il primo alloro per l’Italia il 9 luglio e ancora ieri a Parigi ha provato a ripetersi. Il coraggio di Matteo Trentin, che se non può vincere in volata lo fa.. alla garibaldina. La parentesi Giulio Ciccone, maglia gialla per due giorni e l’augurio che si tratti solo di un antipasto.

E’ stato, però, soprattutto, il Tour di Egan Bernal, della sua semplicità e della sua forza. Semplicità anch’essa commovente: davanti alle telecamere e con la sua famiglia. La sua forza in gara: mai un attacco sprecato, mai un mezzo passo falso. Egan ci sembra possa ipotecare i prossimi Tour de France. Se non è un altro cannibale, ci siamo molto vicini.

Nel 1965 un giovanissimo Felice Gimondi partecipò al Giro di Francia quasi per caso. Vestì le insegne del primato dopo pochi giorni e trionfò, contro ogni previsione, alla fine a Parigi. Aveva 23 anni. Si pensò e si disse: “questo dominerà la scena per i prossimi 20 anni…“. Appariva destinato a superare il record di Anquetil (record che lui stesso aveva interrotto). Invece di lì a qualche mese arrivò sulla scena un certo Eddy Merckx e tutti voi conoscete l’epilogo di questa storia.

Quasi contemporaneamente al trionfo di Egan, in Italia, sulle strade dell’Adriatica Ionica nella quarta tappa da Padola e Monte Quarin trionfa un giovanissimo Remco Evenepoel: 19 anni, neanche da sei mesi nel professionismo. Sarà lui quello in grado di interrompere i sogni di gloria di Egan, come fece Merckx con Gimondi?

Il tempo ci darà la risposta, ma quello di cui siamo certi è che lo spettacolo è appena cominciato. Allacciate le cinture perché si parte: il ciclismo non smette di regalare belle storie da raccontare.

Antonio Ungaro

Aggiornato il 4 agosto – A distanza di una settimana da questo articolo, Remco Evenepoel ha vinto in solitaria la Clasica di San Sebastian, una delle corse più difficili del calendario World Tour. L’ha fatto lasciando tutti nella salita finale e resistendo al ritorno del campione olimpico Greg Van Avermaet. I grandi media si stanno accorgendo di lui, ma che fosse un predestinato lo si sapeva da tempo. Nessuno aveva mai vinto una classica a 19 anni ed ora tutti si chiedono dove potrà arrivare questo ragazzo già soprannominato “il giovane cannibale”. Il suo successo in Spagna conferma quanto scritto a ridosso del Tour: la scena del ciclismo mondiale nei prossimi anni sarà polarizzata dal duello tra Egan e Remco.

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