Il Trentino a Nibali, airone più che squalo

Il Trentino a Nibali, airone più che squalo
Nibali vince la tappa conclusiva del Giro del Trentino 2013 (foto Mosna)

Nibali vince la tappa conclusiva del Giro del Trentino 2013 (foto Mosna)

Se il Giro del Trentino doveva essere la prova generale della corsa rosa… beh, che dire, il pranzo è servito. Nibali decolla in salita, più di uno Squalo appare un airone (… ops, scusate il paragone, per questo metto la minuscola!) e vola verso il traguardo di Sega di Ala lasciandosi alle spalle un Wiggins ancora alle prese con il cambio. Se alcuni segnali possono indurre una prova, allora diciamolo senza tanti trionfalismi, quando il ciclismo si fonda su cotte e sfortuna, tradimenti e colpi di genio, siamo al cospetto di uno sport epico, dal volto umano e magari anche meno intossicato dal doping.
Per questo la sfortuna di Wiggins e l’azione di Nibali ci piacciono; e tanto. Anche, logicamente, per la vittoria dell’italiano, che a questo punto si candida concretamente ad una primavera inoltrata da protagonista. A cominciare dalla Liegi di domenica prossima. Corsa cara agli italiani e che potrebbe lanciarlo nel firmamento qualora riuscisse a farla sua. Ci vorrà tanta, tanta fortuna, oltre alla classe e alla condizione, che paiono assistere il corridore siciliano in questa fase della stagione. Tirreno Adriatico e Giro del Trentino sono un bel colpo. Liegi e Giro sarebbero l’apoteosi.
Ma basta sognare e torniamo con i piedi per terra. Gli ultimi 7 chilometri del Trentino sono da raccontare. Tiralongo e Aru accendono i fuochi per il loro capitano. Nibali sferra un primo attacco a 6 km dalla vetta, portandosi a ruota Mauro Santambrogio, della cui compagnia si è poi liberato ai meno 2, quando ha innescato il turbo. Wiggins intanto aveva già alzato bandiera bianca. Drammatica l’immagine rabbiosa del dandy inglese mentre scaglia la bici sul ciglio della strada, ormai conscio di aver perduto una grande occasione, dimostrazione di quanto ci teneva a vincere in Trentino.
Così la corsa trentina proietta Nibali sul Giro d’Italia con il ruolo di favorito. “Vincere su una salita del genere è per me la ricompensa più importante in questo momento. Da qui al Giro c’è ancora tempo, Wiggins resta il rivale di riferimento, ma io ho visto in crescita sia Evans che Basso. Per quello che riguarda me, è confortante sapere di poter contare su una squadra molto competitiva che qui, come già alla Tirreno-Adriatico, non ha sbagliato nulla tatticamente”. Gli chiedono anche della Liegi di domenica, Vincenzo non si sbilancia: “Ho fatto uno sforzo importante quest’oggi, gli avversari sono forti e numerosi. Vedremo”. Mi auguro che sia pretattica, perché se non avesse realmente capito l’importanza di lottare e correre per vincere anche in Belgio allora il nostro ha ancora tanta strada da fare.
Antonio Ungaro

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