Il vento racconta una leggenda…

Il vento racconta una leggenda…

Lo scorso fine settimana si è svolto il 24° Trofeo Amatori Parma di mini rugby. Si è trattata di un’autentica festa di sport che ha visto coinvolti oltre 1600 ragazzi (più i rispettivi genitori), 103 squadre e 25 società, provenienti da tutta Italia ed anche dall’estero. E’ stato un evento che ha reso merito, per come è stato organizzato e condotto, alla collaudata tradizione rugbystica padana. La sintesi estrema, compresi i risultati finali, la potete trovare al link .
Quello che l’articolo indicato non dice è però la passione e il coinvolgimento dei ragazzi (e delle rispettive famiglie). Un coinvolgimento che, per quanti hanno vissuto la giornata in prima persona, si percepiva in modo tangibile dai volti dei ragazzi, ricoperti di fango che ha contribuito a rendere l’evento ancora più epico, come è nella tradizione di questo sport che sul fango e la fatica (al pari del ciclismo) ha costruito il suo orgoglio.
Credo che invece renda bene l’idea la cronaca, postuma, rubata a questo dirigente accompagnatore che essendo anche mio amico mi perdonerà del furto. Credo che parli perfettamente al cuore di tutti quei genitori che ogni settimana seguono i propri figli su ogni tipo di campo sportivo e che permettono con sacrifici, di tempo ed economici, di crescere una generazione di sportivi sicuramente più pronta dell’attuale. Al cuore, perché se ci fermiamo a ragionare ci rendiamo conto che non c’è nulla di razionale nell’esaltazione sportiva, nella gioia per un successo o l’abbattimento per una sconfitta, se non la consapevolezza che i proprio figli, pian piano, anche grazie allo sport, crescono e diventano degli uomini.
Questo viaggio, a tratti poetico, nella “frontiera” è dedicato a tutti i genitori. (au)

“Quello che le foto non possono restituire e l’impegno, il carattere, la forza di volontà di questi ragazzi, l’immane sofferenza che hanno sopportato nel freddo e nel fango e poi …la magia dello stadio, uno stadio vero, autentico, enorme, musica e tribune gremite e tifo.
L’altoparlante annuncia le squadre e chiama ogni ragazzo per nome, l’applauso esplode fragoroso, li avvolge e travolge come uno tsunami; sono lì con gli occhi stupiti e piccoli, stravolti di stanchezza e d’emozione.

Non ho la pelle d’oca, ma squame da alligatore, sono scosso dai brividi, guardo il Caffa, vorrei dirgli senza pudore ” Seba fammi coraggio ” ma è ben nascosto nella sua barba e penso “che sarà mai per uno come lui questa finale”.
Rimugino tra me e me alla ricerca di quelle percezioni che mi hanno fortissimamente fatto desiderare di venire. Sicurezza di vedere questi ragazzi riprendere con gli interessi, quello che Parma gli negò qualche anno fa. Ma sono certezze che vacillano, i ragazzi subiscono e resistono, non riescono a ripartire, saranno le loro facce sporche e il fango asciugato che si screpola nella smorfia a dare l’impressione che stiano per cedere.
A ogni contatto, in ogni raggruppamento un corpo a corpo che lascia segni addosso al Valsugana …i lindi e pinti cominciano a sporcarsi il vestitino bello messo per la festa, ma ci credono e non si capacitano e ripartono e qualche volta passano.
Il 19 corre cambiando passo e direzione come una saetta, zigzagando in mezzo alla nostra linea si avventa verso la meta; in tre lo “aggarrano”  e (finalmente) rimane a contemplare il cielo e scopre quanto è scuro e nero.

Caffainpiedi avvolto nella sua palandrana di bisonte cinese scruta impassibile il campo; ha già parlato.
Riordino le mie certezze, rianalizzo tutta la giornata e tento un bilancio, hanno battuto il Casale, il Parma, strabattuto il Mogliano. Sì, col Frascati è andata di lusso, pero sono in finale a lottare e anche se arrivano secondi è un grande risultato, ci si può stare …si ..vabbe !!  …. ma quale vergognosa bugia mi sto raccontando …ma quali nobili ideali sportivi: “dai ragazzi spianateli!”
Non resisto, non ci sto a perdere e neanche loro e invoco: “Oh Grande Manitou del rugby, concedi a questi ragazzi la forza di mille bisonti scatenati per far tremare lo stadio… Non ci crederete, ma si è udito un rombo, prima lontano e poi sempre più vicino, sempre più forte, come un lampo accecante il Grande Bisonte Bianco è apparso, era WakanTanka Raga lanciato a conficcare il Tomahawk Ovale nella  prateria.
SEE  …SEEE  ….SEEEEEE  COOO…SIIIIII !!!
Urlo e grido di gioia e di paura, mi guardo intorno, che belli che sono mentre esultano e si abbracciano. Dalle tribune scrosciano applausi, un sorriso impigliato trapela nella barba di Caffainpiedi.
Grazie Grande Capo, che lo spirito del rugby sia sempre con te ovunque andrai.
Io, in un tempo a venire fra molte lune, davanti a un fuoco potrò accendermi un kalumet, di quella buona, ed evocare la visione di questo giorno a tanti piccoli rugbisti.
Ascoltate ragazzi, ascoltate il vento, racconta una leggenda …..”
P.S.
www.piccolirugbisti.it

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