Il vero derby dell’Amatori Catania: non sparire

Il vero derby dell’Amatori Catania: non sparire

Elefante,_CataniaLa Sicilia “cancellata” dal rugby italiano di vertice. A dire la verità avrei dovuto disquisire del primo derby romano tra Lazio e Capitolina, ma ho “cannato” graziosamente l’invito per almeno un paio di motivi. Il primo è che intorno al match dell’Acqua Acetosa i colleghi avevano già scritto talmente tanto (con le tastiere del PC intrise con la solita, convicentissima, mistica della palla ovale), che proprio non avrei saputo cosa aggiungere alle puntuali statistiche, ai vecchi “amarcord” corredati da foto ingiallite di qualche stagione fa. Il secondo è che se parli di sport, non è che puoi infilare la testa nella “secchiarola” che i vetturini romani mettono ai loro cavalli che trainano le botticelle per farli mangiare: ogni tanto tocca tirare su il “capoccione” e guardare cosa ti accade intorno. A volte serve. Per queste ragioni, andando controcorrente, oggi parlerò d’altro. La notizia della rinuncia al campionato di A 2013/2014 (girone 2) da parte dell’Amatori Catania è stata accolta come un ineluttabile destino: con il solito, freddo e laconico comunicato della Fir, un altro pezzo di rugby italiano fa “ciao, ciao con la manina”, abbandonando i piani alti dell’attività agonistica. Come da copione alla stampa non è restato altro che intonare l’ennesimo “de profundis”, scrivendo l’epitaffio di un’altra società storica che lascia lo sport di vertice per mancanza di soldi (e di aiuti). Insieme a quei 300mila euro, necessari a coprire i costi del campionato di serie A, credo sia venuto mancare anche altro: per i media siciliani la corsa delle ultime settimane a combattere contro una fine annunciata sarebbe servita a poco, come a poco sarebbero serviti i contatti con gli Enti Locali (Regione e Comune).
Insomma, giocatori, allenatori, dirigenti si sono dovuti arrendere all’evidenza dei fatti: niente soldi, mancanza di strutture e scarso interesse generale nel progetto (si legga rugby). Il problema, hanno commentato ancora i giornali siciliani, è che l’abbandono dell’Amatori sarebbe in realtà sintomatico di una crisi che investirebbe l’intero sport isolano. Dato che la gente di rugby ha la testa dura e il cuore grosso come una casa, nessuno a Catania ha seriamente pensato di mollare baracca e burattini: la società, infatti, si iscriverà al campionato di serie C (come già capitato nel 2008 dopo 4 stagioni in Super 10), e da li ripartirà. Oltre all’inviare un “in bocca al lupo” agli amici/appassionati di Catania, non possiamo che confermare i dubbi sulla sopravvivenza dell’intero movimento sportivo siciliano. Con la speranza che qualcuno dalle parti del Coni recuperi in fretta la memoria storica (e agisca di conseguenza), a noi spetta il compito di ricordare come la provincia etnea perda oggi la seconda realtà sportiva nel giro di due anni.
Intorno ai primi di dicembre del 2012, infatti, a dare forfait nel campionato di serie A (girone 1) fu il San Gregorio Catania Rugby. Identico il copione: anche in quell’occasione gli appelli del presidente Rudy Valastro a possibili sponsor e alle istituzioni divennero lettera morta. Ora il problema è capire cosa pensi di questa situazione il neo-presidente del comitato regionale siciliano della Fir, Orazio Arancio che, tra gli altri impegni, ha quello di seguire e far crescere il rugby “seven” azzurro. Arancio la maglia dell’Amatori l’ha onorata vestendola quando la società era in serie B (con lui arrivò anche la promozione).
Possibile che non esistano alternative alla “cancellazione” periodica delle maggiori società di rugby della Sicilia? Che non esista un progetto da perseguire? Che non ci siano obiettivi da raggiungere? E Mr. Giovanni Malagò, da Palazzo “H”, cosa commenta? Era o non era lui l’uomo della provvidenza, il presidente/imprenditore che avrebbe aperto i confini delle federazioni al mondo del business? Questo “new deal” per lo sport c’è o non c’è? Mentre i vertici del Coni ripropongono la solita politica trita e ritrita e si baloccano pensando alle Olimpiadi del 2024, a Catania un’altra società sportiva di vertice implode, cercando strade alternative per arrivare a meta.
Alessandro Cini

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