Incontro Pietro Franzese all’Eroica Montalcino, più magro (si vede che viene da un lungo viaggio) ma con un bel sorriso stampato in faccia. “Taiwan è incredibile” mi dice, quasi senza neanche salutare. “Non la conosciamo bene noi in Occidente. E’ un isola grande poco più della Sicilia, ma ha una varietà e una complessità che lasciano senza fiato. La cosa che mi ha sorpreso di più è la rete di ciclabili tutte attorno al perimetro dell’isola completamente ed esclusivamente dedicate alla bicicletta. Non stiamo parlando di pezzi collegati tra loro magari attraverso strade a basso scorrimento, ma di ciclabili vere e proprie, tutte collegate.. tutte sicure”.
Pietro è appena tornato e si vede, non solo dal fisico più asciutto, ma dalla voglia di raccontare un’esperienza che non è stata banale, l’ha impegnato per tre mesi fornendo pensieri, ricordi e materiale per i prossimi lavori professionali.
Proprio a proposito di lavoro, mi viene facile chiedergli quanto gli sia costato tutto questo: “Ho tenuto un taccuino delle spese. Non ci crederai ma compreso gli spostamenti aerei, poco meno di 5mila euro!”. Un’impresa anche questa perché se facciamo un rapido calcolo scopriamo che Pietro ha visitato mezza Asia con 1000 euro al mese, circa 35 euro al giorno. Una ulteriore dimostrazione del potere salvifico della bicicletta.
L’economia, del resto, in questo viaggio c’entra con tutti i piedi. “Volevo vedere dove nascono tutti i prodotti che usiamo in bicicletta” mi dice Pietro. Per questo ha visitato la parte dell’Asia considerata la “fabbrica delle bici” del mondo”: “La manodopera a basso costo gioca sicuramente un ruolo, ma ormai è soprattutto l’expertise industriale a fare la differenza — la capacità di passare rapidamente dal design del prodotto alla produzione di massa, come ho potuto osservare da vicino, per esempio, visitando gli uffici di Crankbrothers a Taichung, iconico marchio californiano” ricorda Pietro nel comunicato stampa finale. “È incredibile pensare che tantissimi prodotti, telai, componenti e accessori che utilizziamo tutti i giorni e che io stesso ho utilizzato durante questo viaggio provengano da questa isola poco più grande della Sicilia affacciata sull’Oceano Pacifico. Mi sono sentito accolto durante tutto il mio itinerario ed è stato emozionante attraversare luoghi dove chi viaggia in bicicletta viene ancora oggi visto come un alieno. Spero di avere portato un po’ di positività e qualche secondo di stupore in tante zone del mondo che rispetto a noi vivono una vita spesso difficile, come in Cambogia”.
In realtà quasi tutta la produzione industriale mondiale, indipendentemente dal settore merceologico, fa obbligatoriamente un passaggio in quell’area del mondo. Tutto questo rende ancora meno chiari i motivi per il quale l’economia planetaria in questi ultimi mesi, sulla spinta di un Trump fuori controllo, si sia incartata sui dazi che rendono più difficoltosi questi passaggi. Che, se torniamo indietro di qualche anno alle contestazioni no global, non sarebbe male. Infondo la produzione che viene da lontano, per qualsiasi prodotto, impatta sull’ambiente in modo pesante. Sarebbe forse meglio tornare a produrre più vicino a noi.
Il viaggio di Pietro, però, non è stato solo ai fini economici. “Il viaggio è stato impegnativo (tra incontri particolari, la scoperta di culture differenti e tanto buon cibo) ma bellissimo, come puoi anche vedere dalle foto” e tira fuori il cellulare per farmi vedere angoli del pianeta di straordinaria bellezza. Da questo punto di vista cosa ti ha colpito? “Se dovessi scegliere ti dico la costa del Vietnam, con i suoi sali e scendi dove si passa tra i paesini di pescatori, il parco nazionale di Khao Yai in Thailandia dove è facilissimo imbattersi in animali come scimmie, daini e varani selvatici e infine i 450km della costa est di Taiwan che con le sue scogliere e spiagge dai colori caraibici mi sono rimaste nel cuore”.










(com stampa) Dopo mesi in sella e migliaia di chilometri percorsi, Pietro Franzese, uno dei più seguiti cicloviaggiatori italiani (oltre 100.000 follower sui social), ha concluso il suo viaggio nel sud-est asiatico e in Cina. Un’avventura iniziata a fine 2024, che l’ha portato ad attraversare Thailandia, Laos, Vietnam e infine la Cina e Taiwan, dove ha anche avuto un incidente che, fortunatamente, non ha interrotto il viaggio.
Pietro ha raccolto fondi per la ONLUS World Bicycle Relief che si occupa di fornire biciclette progettate per i paesi in via di sviluppo. In questo modo chi ha supportato il viaggio ha donato quattro biciclette che saranno destinate in paesi meno fortunati del nostro. “Spero di aver portato un messaggio di speranza con la bicicletta, il mezzo più bello del mondo che “”brucia grassi e non inquina”” ha concluso Franzese.
