Cultura sportivaImmersioni e visioni, nel Lago di Garda

Immersioni e visioni, nel Lago di Garda

Incroci di mondi, sommersi e in superficie, persino le due cose insieme, accade così una giornata fredda – di brezza freddissima – a Riva del Garda che è ancora febbraio. Strana la vita: ti invitano ad una anteprima di un Metodo Classico Trentodoc, a Riva del Garda appunto, dove vai per un servizio speciale per la testata WineCouture,  e ti ritrovi su un gommone con altri giornalisti curiosi come te e, soprattutto, con esperti di subacquea pronti a raccontarti un mondo, sommerso, che è poesia dell’acqua prima di essere della terra. Categoria sportiva: immersioni, subacquea.

Sei lì per il vino, insomma, ma dalla profondità del lago, lago di Garda, quello a Nord, Alto Garda Trentino, emerge una passione per le storie di immersioni che era stata per anni sopita (si intitola Diving, scritto a quattro mani con Andrea Ballerini per Fabbri Editori, un manuale che guida alle immersioni, oggi raro da trovare ma ancora autorevole). Una passione e una curiosa coincidenza, da  festeggiare, poi, fra bella gente, nella sala degustazione di Agririva, con quella bottiglia di bollicine affinate a meno 40, per cinque lenti e bellissimi anni di sogni e lievitazioni naturali, che viene presentata per l’occasione e si chiama Brezza di Riva – Silente. Appunto.

Apnea o subacquea, un mondo a parte

Se fosse un personaggio degli abissi, e delle immersioni, si chiamerebbe Enzo Maiorca, l’uomo dei record, capace di scendere in apnea fino ai 101 metri. Ma era il mare. Qui, invece, riemerge una storia di sub laghé – i sommozzatori di Riva del Garda – che collaborano ad un progetto di qualità di un vino, un metodo classico, una bollicina detto volgarmente (ma neanche tanto volgare, perché fine, bella, buona, piacevolissima e persistente, che invita un sorso dopo l’altro), una bollicina che si chiama Brezza di Riva Silente, una riserva, dopo un esperimento quasi casuale iniziato 5 anni fa, che adesso è un progetto capace di attrarre giornalisti top del settore del vino, per una degustazione in anteprima del 2019.

Una preghiera emerge dal lago

Ma prima del brindisi, ecco il racconto di questo lago, ammantato di sacralità. Per forza, perché le casse di spumante Trentodoc Brezza di Riva  (che in 5 anni si sono moltiplicate come i pani e i pesci…) sono “morbidamente” adagiate sui fondali sabbiosi e costituiscono la cantina sommersa di questo angolo di lago, protetto dal “Signore degli abissi”, il Cristo Silente, al quale si affidano non solo i sommozzatori ma tutti gli abitanti di Riva del Garda (anche milioni e milioni di turisti, Vivaddio). E la preghiera del Signore degli abissi risuona nell’aria, fra aliti di Ora, di Balinot e di Pelèr, i venti di questo Alto Garda Trentino di una preghiera che è bello ricordare:

Tu  che segnasti i confini tra la terra e le acque, che dotasti i pesci di pinne, gli uccelli di piume e l’uomo di intelletto e di volontà, fa’ che il mio cosciente ardimento non sia vano ma sia degno della Tua grazia divina…Ti prego di porgermi la Tua paterna mano come io prometto di porgere fraternamente la mia a tutti coloro che si trovano in pericolo e in pena… conforto nelle imprese rischiose, soccorso nelle strenue fatiche, per la salvezza del corpo e dell’anima.

E così sia. Bravi i sommozzatori di Riva a ricordare una storia fatta di uomini, di preghiere, di talenti e di sportivi. Perché questo lago è sempre mosso da passione sportiva, da sfide, da voglia di imprese. Correva l’anno 1969 quando un gruppo di amici, appassionati di pesca subacquea e di immersioni, si trovarono d’accordo sul fatto che era arrivato il momento di creare un coordinamento funzionale a quelle che, fino ad allora, erano state attività spontanee anche se i legami di amicizia erano molto stretti e la passione per «l’andar sott’acqua» costituiva un collante destinato a dar vita a qualcosa di stabile. Il pensiero condiviso era quello di costituire formalmente un Club di sommozzatori che avrebbe consentito di dare forma stabile alla loro passione.

C’era poi da considerare il fatto che la costituzione di un Gruppo Sommozzatori, in linea con lo spirito che oltre vent’anni prima aveva portato alla costituzione della FIPS (oggi FIPSAS) rispondeva alla necessità di dar vita ad una struttura organizzata in grado di sostenere, tutelare e sviluppare la passione degli amanti della subacquea. Gli appassionati, che si ritrovavano al porto S. Nicolò, erano abbastanza numerosi, sull’ordine di un paio di decine di persone che iniziarono a praticare la subacquea. Sono queste sopra alcune righe di un volume – Una storia lunga 50 anni, Gruppo Sommozzatori Riva – che ripercorre un’epoca iniziata nel 1969 e che oggi va molto oltre, percorrendo l’attualità.

Quello di oggi è il racconto di una cooperazione che coinvolge anche gli uomini della terra che lavorano la vigna e l’uliveto, la cooperativa Agririva, uomini che insieme credono ad un progetto di qualità: “Quasi ogni settimana mi immergo con gli amici del gruppo sommozzatori di Riva”, racconta il direttore generale di Agririva – Cantina di Riva, Massimo Fia, muscoli importanti (le braccia soprattutto) e sorriso generoso, passo deciso e un’energia positiva che invita al fare, più che al dire. “Da quando abbiamo creato la cantina sommersa è una sfida continua, anche per monitorare le temperature e per capire come reagisce il nostro prodotto che affina, con lunghe soste sui lieviti, a meno 40 metri di profondità, in gabbie appositamente costruite, per realizzare questo progetto. Poi, nella normale attività del nostro gruppo, qui, su questa sponda del Lago di Garda, si fa sempre tanto sport. La vela e le regate sono pane quotidiano e ci piace l’dea che ad accompagnare questa passione ci siano calici di spumante Trentodoc che porta alta la bandiera della nostra cantina”.

Non sappiamo se il Gruppo sommozzatori Riva, presente sul territorio da più di cinquant’anni, sia abituato a brindare con metodo classico dopo le immersioni (soprattutto di recupero di oggetti preziosi dei turisti poco attenti), ma sappiamo che questo associazionismo costruisce da sempre successi,  grazie all’impegno profuso dagli associati che qui rappresentano una delle strutture Federali più conosciute ed apprezzate a livello nazionale, punto di riferimento per chi si vuole immergere nelle acque del lago di Garda. “Oggi va di moda fra i giovani più l’apnea della subacquea – spiega il presidente del Gruppo – ma è una passione ciclica e comunque sia va bene così, purché ci sia interesse per il mondo sommerso, noi continuiamo nella nostra attività sia didattica che ricreativa”. Il Gruppo, oltre a collaborare in modo volontario al progetto dello spumante sommerso di Agririva, negli anni ha sempre portato avanti iniziative di natura socio/culturale con collaborazioni tecnico-scientifiche con l’Università degli studi di Camerino, il Museo Scienze Naturali di Trento e soprattutto l’Istituto Agrario di San Michele.

Molluschi, spugne piccoline, minuscoli idrozoi, gamberi chiari, piccoli crostacei, vermi piatti e tondi, lucci persici sono gli abitanti di questo mondo sommerso che oggi viene fatto conoscere anche attraverso un vino. E lo spumante è il simbolo del successo, della vittoria e del podio. Nel caso del Gruppo Sommozzatori Riva, importante realtà nazionale, il successo non è solo quello delle gare e delle classifiche ma del traguardo di questo  Club  italiano che contribuisce alla crescita e alla divulgazione della Subacquea Nazionale. Da più di 50 anni.

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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