TennisSinner - Impara la regola che gli uomini governa

Sinner – Impara la regola che gli uomini governa

Jannik Sinner è il Re di Wimbledon. Batte il rivale Alcaraz e si prende la sua personale rivincita dopo la sconfitta di Parigi poco più di un mese fa. Dietro a questa vittoria, però, c'è molto più di una partita, di una vittoria e di un uno Slam vinto: c'è un grande insegnamento e un grande atleta che ne incarna l'essenza.

“Cuore,  cuore, turbato da affanni senza rimedio, sorgi, difenditi, opponendo agli avversari il petto; e negli scontri coi nemici poniti, saldo, di fronte a loro; e non ti vantare davanti a tutti, se vinci; vinto, non gemere, prostrato nella tua casa. Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori non troppo: impara la regola che gli uomini governa”.

Sono i versi immortali di Archiloco, in “esortazione a sé stesso”, frammento postumo del poeta greco che, ancora oggi, trovano una enorme attualità nella vita quotidiana.

8 giugno 2025, le 20.15 circa.

A Parigi, sulla terra rossa va in scena in quinto set di una memorabile finale del Roland Garros, storico Slam francese.

A fronteggiarsi, il n.1 e il n.2 al mondo, due amici e rivali: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. 23 anni il primo, 22 il secondo. Sette trofei Slam in due.

Jannik Sinner, è riuscito ad aggiudicarsi, meritatamente, ma anche contro ogni pronostico, i primi due set della finale.

Sul vantaggio di 2 set a 1, avanti per 5 game a 3, 40-0, Jannik ha avuto tre palle per chiudere l’incontro: i tre match point vengono annullati dallo spagnolo e la partita viene rimessa in discussione. E’ proprio in quel momento che si solidifica la rimonta di Carlos, che lo porterà poi a sudarsi un epico super tie-break.

Quell’ombra che, a inizio partita non si vedeva nemmeno, ineluttabilmente è avanzata e adesso adesso copre tutto il campo. Segno indelebile dello scorrimento del tempo.

La partita terminerà dopo 5 ore e 29 minuti, incoronando un’altra volta Re Carlos.

L’immagine che forse ancora oggi resta nei nostri occhi, però, è quella di Jannik seduto sconsolato e solo sulla panchina, sconvolto, sia psicologicamente che fisicamente. Non avremmo potuto – e non possiamo tuttora – immaginare minimamente cosa abbia pensato in quel momento il tennista altoatesino.

Fra il dolore, la frustrazione e la stanchezza fisica e psicologica dopo una delle finali più intense della storia del tennis, la verità è che Jannik ha iniziato a costruire la vittoria di Londra proprio su quella panchina.

Proprio mentre alzava il trofeo del secondo classificato sulla terra rossa di Parigi, dopo essersi complimentato con il rivale amico Carlos.

Un sorriso, un ghigno accennato appena. Come potresti non essere soddisfatto di te dopo una partita del genere?

13 luglio, le 20.15 circa.

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A Londra, più precisamente Wimbledon, Jannik Sinner, sul campo d’erba più famoso del mondo, è avanti per 2 set a 1, 5 game a 4, ha appena messo a segno il punto che vale il 40-0 e sta per battere per il championship point, il punto che vale un torneo.

Il punto, che vale più di un torneo.

E’ la stessa identica situazione vista a Parigi.

Quell’ombra che, a inizio partita non si vedeva nemmeno, ineluttabilmente è avanzata e adesso copre tutto il campo. Segno indelebile dello scorrimento del tempo.

Quel servizio pesa tanto. Forse troppo. E infatti Jannik non trova subito il punto, probabilmente memore dei fantasmi parigini.

In quel momento, ne sono certo, Jannik ha rivissuto ogni momento a ritroso, sino a quei tre match point annullati a Parigi, per poi ritornare in avanti.

In quel momento, ne sono certo, Jannik ha ripensato a tutto il suo percorso nel torneo. Un percorso tutt’altro che netto, non sono mancate le difficoltà.

Rialzarsi dopo una sconfitta al quinto set in rimonta non è impresa da poco.

Jannik, in quel momento ha ripensato a quell’ottavo di finale con Grigor Dimitrov, costretto al ritiro dopo un vantaggio di due set a zero. Probabilmente quel momento lo ha segnato particolarmente. Probabilmente, quel momento gli ha fatto capire quanto la sorte, certe volte, sa essere davvero spietata.

Da lì, due vittorie notte con il giovane statunitense Shelton e il fenomeno Djokovic.

Tutto è in quel servizio. Match point.

Ma il punto non arriva.

Poi, un’altra possibilità: Carlos, rivale coraggioso e determinato, risponde corto. La palla rimbalza una volta e si avvicina alla rete. Jannik alza le mani al cielo, lo sguardo verso la sua panchina, la mamma, il papà, il fratello.

Il sorriso. In quel sorriso c’è tutto.

Quei versi greci, perfettamente incarnati da questo giovane fenomeno, sono stati anche ripresi, mutatis mutandis, nell’ingresso in campo verso il centrale di Wimbledon.

E’ una frase di Rudyard Kipling, la quale recita che: “If you can meet with Triumph and Disaster and treat those two impostors just the same Se saprai affrontare Trionfo e Disastro e trattare quegli stessi impostori allo stesso modo.

E non ti vantare davanti a tutti, se vinci; vinto, non gemere, prostrato nella tua casa.

E’ tutto qui, dentro questo concetto, così semplice ma al tempo stesso cosi pieno di significato.

“Abbiamo accettato la sconfitta dopo Parigi e continuato a lavorare. Questo è sicuramente il motivo per cui ho questo trofeo in mano”.

Probabilmente in questa frase, pronunciata al termine del torneo dal tennista altoatesino, c’è quell’insegnamento, quella regola. Quella regola “che gli uomini governa”. Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori, non troppo. Accettali, quei dolori, accoglile, quelle gioie. Con lo stesso sorriso, lo stesso ghigno.

Tratta la sconfitta e la vittoria allo stesso modo, perché il loro alternarsi sarà la costante della vita.

Perché dopo i momenti più duri ci sarà sempre la possibilità di rialzarsi, con la consapevolezza che entrambi i momenti andranno trattati allo stesso modo.

Non troppo. Solamente così ci si può rialzare. Solamente così ci si potrà prendere la rivincita. Così nello sport, così nella vita.

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Marco Pauletti
Marco Pauletti
Nato a Roma il 17/03/1998, avvocato praticante del foro di Roma. Giocatore seniores della Unione Rugby Capitolina e membro del Consiglio direttivo. Mi piace scrivere, soprattutto di sport, in particolare tennis, basket, rugby, nuoto e, più in generale, di storie di sport.

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