Gio, 19 Febbraio 2026
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In bicicletta nel cuore della Sardegna: il Mandrolisai e la Marmilla tra natura, storia e silenzi

Questo viaggiare lento, in bicicletta, ci porterà su strade molto poco conosciute di una isola magica del nostro Belpaese, catapultandoci in un luogo che potrebbe essere frutto dell’immaginazione pura e naturale. Naturale al cento per cento, un tuffo nel naturale, che di più non si può. E invece no, l’isola che non c’è esiste. Ed è la Sardegna. Anzi, è il cuore della bella Sardegna.

Questo è un viaggio riscoperto dopo averlo fatto lentamente qualche anno fa, per gola e per piacere, soprattutto del vino e dei buoni prodotti della Terra di Sardegna da abbinare al nettare di Dio. Un itinerario da pedalare di tanto in tanto e di nuovo, e ancora una vota, per non perdere l’abitudine a tanta bellezza. E non dimenticare il piacere di una terra. Non si viaggia in bici solo per andare da un paese all’altro. Si viaggia per ritornare. Per portare dentro al cuore e riportare:  un paesaggio, dentro un tempo più lento, dentro una Sardegna che non si racconta a parole ma si conquista pedalando. Chi scrive si fa aiutare dalla spinta della e-bike. Senza vergogna. Così il racconto va bene per ogni persona, a prova di ogni allenamento.

Nel cuore dell’isola, lontano dalle coste iconiche e dalle mete da cartolina, esiste un territorio che è una scoperta autentica. Qui la bicicletta diventa chiave di accesso a una Sardegna interiore, da conquistare anche in verticale, ma attraverso colline morbide, altopiani basaltici, boschi di sughere… Non usiamo troppe parole per rompere il silenzio di luoghi che hanno il suono del vento.

L’itinerario proposto collega Samugheo ad Ales e prosegue verso Villamar, attraversando l’alta e la bassa Marmilla e lambendo i margini meridionali del Barigadu. Un percorso di circa 65 chilometri che si snoda su asfalto, strade secondarie e tratti sconnessi, ideale per bici da strada, mtb ed e-bike. Puoi farlo in tante tappe. Sarà sempre una scoperta e una conquista. Più sono le tappe più ti resta nel cuore.

Pedalare qui significa entrare in un paesaggio agricolo e naturale che è rimasto quasi immutato nel tempo. Il Monte Arci domina l’orizzonte, con la sua origine vulcanica e i suoi profili scoscesi. È una presenza forte, quasi ancestrale, che accompagna i primi chilometri.

Samugheo è un punto di partenza che unisce sport e cultura. Questo borgo custodisce l’arte tessile sarda e ospita il Murats, Museo Unico Regionale Arte Tessile Sarda. Un luogo che racconta la Sardegna attraverso i suoi tappeti, i suoi colori, i suoi simboli. Un inizio perfetto per un viaggio che sarà prima di tutto identitario. La strada poi si apre verso le colline della Marmilla, un mare di ondulazioni che alternano campi coltivati, pascoli e piccoli borghi. Qui la fatica è sempre dolce, mai estrema, ma capace di far sentire il corpo vivo dentro il paesaggio.

Tra Samugheo e Asuni si incontrano i primi tratti più impegnativi, con pendenze che arrivano al 6% e brevi muri oltre il 10% nei pressi di Senis. Sono salite brevi, ma intense, che regalano panorami aperti e profondi. Da lassù la Sardegna sembra infinita. Uno dei passaggi più suggestivi è la valle ai piedi del Castello di Medusa. Una rupe calcarea che emerge improvvisa e racconta una Sardegna antica, quasi primordiale. Qui la bicicletta rallenta, si ascolta il respiro, si sente la terra sotto le ruote.

Proseguendo verso Ales si entra nella Marmilla più morbida. Ales è la sede vescovile più piccola d’Italia e custodisce la cattedrale di San Pietro. Un altro luogo che sorprende, come sorprende tutta questa Sardegna meno conosciuta. Da Ales a Villamar il tracciato segue l’antica linea ferroviaria dismessa, trasformata oggi in una direttrice ciclabile immersa nelle colline. È un tratto che si interpreta come continuità storica e paesaggistica.

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Pedalando si incontrano gli altopiani basaltici della Giara di Gesturi e della Giara di Siddi, enormi fortezze naturali che custodiscono i celebri cavallini della Giara. Piccoli, liberi, selvaggi. Un simbolo perfetto di questa terra. Due ruote per il cavallo di ferro, quattro gambe per i cavalli in carne e spirito libero. Molte analogie con l’entusiasmo e la felicità che ci regalano le une, le biciclette, e gli altri, i cavallini, proprio come accade quando si affronta una discesa in bicicletta o un galoppata su questi prati.

In questo contesto speciale, dove il cicloturismo diventa esperienza quasi antropologica, il concetto stesso di sport assume una forma primordiale. Merita qui, in questo scenario quasi fiabesco, una divagazione a quattro gambe. Sull’altopiano della Giara di Gesturi, dove appunto vivono i cavallini della Giara, considerati gli ultimi cavalli selvaggi d’Europa, gli atleti, prima di tutto, sono loro. E ci danno un esempio emozionante. Si allenano ogni giorno al vento, sopravvivono con poca acqua, rendono viva la vita libera e dura dell’altopiano. Pedalare qui significa diventare anche testimoni di un equilibrio antico, in cui il gesto atletico nasce dalla sopravvivenza e dalla natura stessa del luogo.

A esaltare questa dimensione arcaica e naturale di questa terra da pedalare e amare attraverso le attività all’aria aperta intervengono, loro, i cavallini della Giara: una volta l’anno, cavalieri e amazzoni equilibristi si confrontano con questi atleti a 4 gambe selvaggi in esibizioni che ricordano competizioni ancestrali. Accade durante il Rodeo dei Cavallini di Genoni, appuntamento estivo in cui i amazzoni e cavalieri tentano di restare in equilibrio sulla schiena dei cavallini anche per pochi secondi senza sella né briglie, trovando maniglie solo grazie alla criniera. Non è uno spettacolo costruito, ma una prova di coraggio e forza. Di equilibrio, come ci insegna la bicicletta sin da bambini. In questo scenario si rivive l’emozione dello sport “naturale” e pedalare è ancora più bello. Il contesto diventa speciale perché questo è un paesaggio dove le attività fisiche sono per così dire selvagge anche loro quasi per scelta.

Giù dalla sella. Torniamo alle cose concrete e golose della terra. Ma prima, per restare nella poesia del viaggio, affidiamoci ai sensi. Il Barigadu e il Mandrolisai sono territori che si leggono anche attraverso i profumi. Il casco ci protegge la testa ed è un dovere rispettarne l’uso, la gola coperta sempre dal vento, il naso libero di respirare ricordi ed emozioni. Le orecchie al caldo, ma pronte ad ascoltare il vento. Qui, il vento è protagonista di una particolare sinestesia della bicicletta: porta in circolo (bocca-naso-cuore) l’aroma della macchia mediterranea, dei boschi di castagno e delle vigne ad alberello che danno vita a uno dei vini più identitari dell’isola: il Mandrolisai Doc. Chi scrive è sommelier per dovere di … scrittura, e questa esperienza vissuta fra i calici, nelle vigne ultracentenarie, è qualcosa di unico nel suo genere. Non c’è fiera del vino che tenga. Altra parentesi enologica, ci sta, come il buon vino nella borraccia (purché la borraccia sia di vetro… stiamo scherzando).

Cannonau, Monica e Bovale Sardo convivono in un paesaggio viticolo che è stato riconosciuto tra i paesaggi rurali storici italiani. Pedalare tra queste vigne significa attraversare un patrimonio culturale e agricolo unico.

Mettiamo sotto un ulivo centenario pure lui la bicicletta a riposare e attraversiamo queste vigne spettacolari (sembrano disegni del Paradiso) e lo facciamo con chi cura questa terra, con altri mezzi: i buoi che tirano l’aratro e lo fanno con dolcezza, delicatamente vanno avanti e indietro, indietro e avanti, guidati dalla voce del padrone, smussano nodi e danno energia alla terra del vino. Un’esperienza indimenticabile mettersi per un paio di filari alla guida di queste creature…

Samugheo è anche Città del Vino e terra di tradizioni gastronomiche profonde. Porcetto, Pecorino e Mandrolisai sono il racconto di un territorio che vive ancora in simbiosi con la natura. Si conquistano pedalando un po’ senza sensi di colpa. Merenda, cena, pranzo. Tutto va bene.

Fine del racconto, che propone non solo un itinerario ciclistico, ma soprattutto un’esperienza diversa da tutte in una Sardegna ancora più bella per chi sa guardare, respirare, annusare, degustare e ascoltare con la lentezza della fatica (anche quella leggera). Una Sardegna vera, lontana dai riflettori, ma capace di restare dentro così da tornare.

Info utili

Lunghezza: 64,85 km
Dislivello: 697 m
Fondo: asfalto e tratti sconnessi
Bici consigliate: strada, mtb, e-bike

Progetto di riferimento
MyLand – Marmilla Your Land
http://marmilla-myland.it/

Supporto e noleggio bici
Cicloturismo Monte Arci
https://www.cicloturismomontearci.it/

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Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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