L’esperienza del camminare in solitaria è quella che ha vissuto Carla Perrotti, la signora dei deserti che da qualche hanno ha introdotto anche in Italia la desert therapy (qui). Ha effettuato spedizioni in tutto il mondo e in molte zone selvagge. E’, soprattutto, l’unica persona al mondo  ad aver attraversato a piedi in solitario i più grandi deserti del mondo. Ha iniziato nel Tenerè, estremo nigeriano del Sahara. Quindi il terribile Salar de Uyuni in Bolivia, poi il Kalahari in Botswana e il Taklimakan in Cina.

Ho avuto la fortuna di conoscerla tanti anni fa, quando mi occupavo della trasmissione “Alle Falde del Kilimangiaro” per la quale nacque questa intervista, che trovo ancora attuale e che oggi, a distanza di tempo, voglio riproporvi, perché racconta si di deserto ma anche dell’esperienza del camminare, esercizio che sta avendo una grande riscoperta in questo periodo di pandemia, come ho scritto nella prima puntata di “In cammino”

Carla tu sei una donna fortunata, perché hai avuto il privilegio di godere di queste grandiose esperienze.  Ma perché hai attraversato i deserti?

“E’ un percorso dell’anima. Ad un certo punto mi sono trovata in una nuova dimensione il deserto è una solitudine di silenzi, senza automezzi. Durante uno dei miei viaggi guardando i Tuareg mi è venuta la voglia di conoscere questo luogo come loro e di provare quindi a vivere come loro. Quando ho avuto la possibilità di unirmi alla carovana del sale ho scoperto che il Deserto è un luogo unico.”

Quali emozioni ti ha regalato il deserto? 

“L’ho verificato su di me, il deserto ti dà una grande essenzialità, la conoscenza dei tuoi limiti, ti insegna ad avere equilibrio, ti dà la possibilità di affrontare il deserto di tutti i giorni. L’esperienza fatta nel deserto vero è maestra proprio per la vita quotidiana. Ed è incredibile quanto questa stessa esperienza la possono vivere tutti. Tempo fa sono andata nel deserto con un amico non vedente. E’ tornato entusiasta, percependo sensazioni e emozioni di grande coinvolgimento, nonostante non abbia potuto cogliere la bellezza visiva dei luoghi attraversati.”

Il deserto, insomma, parla all’anima e al cuore delle persone con una capacità magnetica che va oltre il semplice spettacolo della natura…

“In diverse occasioni ho trascorso con altre persone una settimana nel Deserto Bianco in Egitto e tutte sono tornate completamente cambiate. Il deserto li ha trasformati, hanno capito esattamente cosa andavano a fare e come vogliono ripartire. Mi dicono che ora nel quotidiano riescono ad affrontare tutto con maggior serenità.

L’incontro più sorprendente che hai avuto?

“All’inizio incontri sempre qualcuno, perché sei ancora al margine del deserto ma poi non c’è più nessuno. I miei incontri più belli li ho avuti con gli animali. Nessun animale ha mai avuto paura di me. Era come una sorpresa reciproca, ci osservavamo e non ho  mai avuto di paura anche quando ho incontrato dei leoni. Sicuramente sono stati momenti forti, ma mi sono fidati del fatto che questo era il loro ambiente ed io ero un ospite e dovevo entrarci in punta di piedi, con grande rispetto.”

Si può descrivere la bellezza dei deserti?

“Ogni deserto è meraviglioso ma la sabbia è forse l’elemento più fantastico. Toccarla, immergerci i piedi…addirittura  con la sabbia mi lavavo aveva quasi la funzione dell’acqua, pensa che anche i Tuareg si lavano con la sabbia.

E poi il deserto è un entità, tutti i miei deserti sono stati degli interlocutori, io con i deserti parlo, rido, piango ed è tra l’altro l’unico modo per andare avanti.”

Qual è il deserto che ti ha affascinato di più?

“Sono come dei figli i miei deserti, sono uguali emotivamente solo…deserto bianco è uno dei più belli, pinnacoli di calcare in mezzo alla deserto conchiglie fossili come incantate, cambiare in continuazione…”.

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