Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Luka Doncic, Janja Garnbret sono i nomi di grandi campioni. Tadej a 23 anni ha già vinto due Tour de France, Primoz è il nuovo campione olimpico della cronometro, Luka una stella affermata della NBA e campione europeo di basket, Janja inarrivabile climber, oro a Tokyo e considerata la più forte scalatrice di tutti i tempi. Sono tutti nati e cresciuti in Slovenia. Come è possibile che il piccolo stato di quasi 2 milioni di abitanti sia uno dei motori “sportivi” dell’Europa?

E’ una delle domande a cui da tempo i commentatori stanno provando a dare una risposta. Recentemente siamo stati in Slovenia in un breve tour per cercare anche noi di scoprirlo. Il viaggio si è trasformato in qualcosa di più: un racconto che ci ha permesso di annusare, magari solo immaginare, quello che cercavamo, ma soprattutto di scoprire una regione affascinante e per noi poco nota: il Collio Sloveno.

A Vila Vipolže, nel cuore del Brda, ci accoglie Tina Novak Samec, direttrice del Ufficio del turismo: “Questa regione, da sempre agricola, in particolar modo votata alla cultura del vino, da diversi anni ha deciso di puntare sul turismo di qualità e sostenibile.”

Inizia in questo modo un viaggio interessante all’interno della Goriška Brda. Un luogo che abbiamo visitato in estate ma che per la sua natura offre la parte migliore a settembre. Lo spiega ancora Tina: “La cultura del vino qui ha una tradizione millenaria. I primi documenti scritti che parlano della Rebula (Ribolla) risalgono al 1336 quando Enrico di Rittersberg comprò il vigneto dal quale ogni anno si produssero sei secchi di vino.” Il castello a Višnjevik non c’è più; resta la tradizione di lavorare la vite in caratteristici terrazzamenti che si spera possano essere tutelati dall’UNESCO.

La regione di confine con il Friuli, con il quale condivide valli e colli e un paesaggio di rara bellezza, ha costruito, su una economica agricola consolidata, una sovrastruttura altrettanto vincente, quella del turismo sostenibile. Percorrere questi saliscendi in bicicletta, come abbiamo fatto noi, è il modo migliore per gustare i profumi e i colori di una terra in cui il l’opera dell’uomo si intreccia in modo armonioso con la natura. “Il progetto di valorizzazione turistica è stato frutto di una programmazione ventennale – ci racconta Tina -. Abbiamo pianificato ogni passaggio. Identificato la tipologia di viaggiatore interessato alla nostra offerta. Valutato quali elementi avrebbe potuto apprezzare (in particolare la componente biologica delle nostre colture e la capacità di far convivere parti di bosco incontaminato con piantagioni e terrazzamenti).

Quindi, in accordo con tutti i produttori locali, abbiamo incentivato l’agricoltura biologica. Non siamo interessati ad un turismo occasionale e di massa, ma vogliamo viaggiatori curiosi, amanti della natura, alla ricerca di un’offerta turistica di qualità. Su queste direttrici in 10 anni abbiamo sviluppato le strutture. Il nostro clima, le nostre strade, le nostre persone, il buon vino e la vicinanza con l’Italia, da cui abbiamo imparato molto, hanno fatto il resto.”

Il resto, lo diciamo noi, è una rete di itinerari ciclabili che attraversano la regione per un totale di circa 250 chilometri, raccontati in percorsi tematici (qui la pubblicazione dell’ente). Se l’agricoltura della regione punta anche sulla produzione di ciliegie e olio, la dominante è quella della vite. Si spiega così il motivo per cui il periodo migliore per visitare questi luoghi è settembre.

Ci racconta Angelica, della cantina Erzetic, a Višnjevik, una delle più antiche e prestigiose del Brda: “Si vendemmia a settembre. Dipende dalle stagioni, dai terreni e dal tipo di vino che si vuole produrre, però di solito in una settimana si completa la raccolta. Siamo una comunità fatta da tanti piccoli produttori. Ognuno ha la sua terra e produce il proprio vino. Conserviamo tecniche e metodi che ci tramandiamo di generazione. Però quando si tratta della vendemmia ci aiutiamo l’un l’altro, cercando di non lasciare indietro nessuno.”

Allora l’odore dell’uva e della vinaccia si confonde con le sfumature dei colori che è in grado di regalare l’autunno che si appresta. I piccoli borghi si rianimano, dopo il caldo dell’estate, e si rinnova un rito antico.

colio sloveno 4

La nostra “sede di tappa (a proposito il passaggio del Giro d’Italia da queste parti è stato salutato come una grande festa popolare, a conferma del legame con il nostro Paese) è stato il piccolo centro di Šmartno, che si trova nel cuore geografico del Collio. Un poeta sloveno ha paragonato questo borgo ad un nido d’aquila da dove lo sguardo può abbracciare tutta la zona, che va dal monte Nanos ad est alle Alpi Carniche a nord-est, e a tutta la Pianura Friulana fino al mare Adriatico.

Il paese sulla sommità di una collina con una cinta muraria e con dei torrioni viene menzionato per la prima volta nel 1317 ma sorge sui resti (ancora in parte visibili) di una base militare romana. Le case nel centro vero e proprio sono collocate concentricamente intorno alla chiesa di San Martino. Il santo della chiesa parrocchiale più grande del Collio ha anche dato il nome al paese: San Martino – Šmartno.

La nostra guida ci racconta di come questo piccolo centro fosse rimasto completamente distrutto dal terremoto del 1976: “Quando si trattò di ripensare tutto il territorio, l’amministrazione della regione (allora era ancora Yugoslavia, ndr) decise di radere al suolo il paese e ricostruirlo nuovo. Solo un vecchio si oppose, ma non venne ascoltato. Allora il vecchio scrisse una lettera a Tito, il quale, dopo dopo aver letto la lettera disse: “il vecchio ha ragione”…” E Šmartno è stato ristrutturato come possiamo ammirarlo ancora oggi.

Da Šmartno abbiamo percorso in bici i pochi chilometri che ci separano da Vipolže, sede di una bella villa tardo-rinascimentale utilizzata per congressi, cerimonie ufficiali e private. Prima di varcare il cancello ci fermiamo al bordo di un campo da basket di una piccola scuola. Il paese conta poche anime. La scuola serve parte della Brda. Siamo lontani una ventina di chilometri dalla più grande Nova Gorica, che a sua volta, quando è stata costruita, era ai margini della nazione yugoslava.

Il campetto è ben tenuto e la nostra guida ci racconta: “All’inaugurazione è venuto Goran Dragić. Ha giocato insieme ai bambini e ragazzi presenti, e alla fine ha lasciato la sua firma sul tabellone (vedi foto in apertura, ndr). E’ stata una festa. Quella firma la conserviamo come una reliquia. Qui i ragazzi si ricordano ancora quel giorno, vengono sempre a giocare e cercano di diventare come lui.”

Dragić è una delle stelle della formazione slovena campionessa europea nel 2017 e play dei Toronto Raptors. Che Goran abbia trovato il tempo di venire fin qui per inaugurare questo campetto (a distanza di anni ancora perfetto e funzionante) ci sembra racchiuda lo spirito di questa piccola comunità, in grado di fare grandi cose condividendo fatiche e un progetto comune… Un po’ come quando si vendemmia.

Sarà questo il segreto del miracolo sportivo sloveno?

campo da basket

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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