Inaugurata al Tre Fontane la Città dello Sport Paralimpico

Finalmente il sogno di Luca Pancalli si realizza, con grande ritardo a causa del sistema Paese che non funziona, nonostante alla cerimonia la Politica ha fatto la sua passerella.

Inaugurata al Tre Fontane la Città dello Sport Paralimpico

Siamo stati ieri all’inaugurazione della Cittadella dello Sport Paralimpico, a Roma, alle Tre Fontane. Aldilà dell’avvenimento mondano, vista la presenza dei massimi vertici dello Stato e dello Sport, è stata l’occasione per guardarsi indietro e capire tante cose del nostro Paese.

La più importante è nascosta nelle pieghe del discorso di saluto realizzato da Luca Pancalli, presidente del CIP e l’uomo che questo impianto l’ha fortemente voluto: “Si tratta di un sogno che ha preso vita circa 30 anni fa, quando da giovane infortunato fui costretto ad una lunga riabilitazione presso un centro specializzato in Austria. Un centro di attività sportiva, frequentato da campioni dello sport paralimpico e da comuni disabili, per la riabilitazione attraverso lo sport. Mi chiesi, ed avevo poco meno di venti anni: “Perché no a Roma?”. Abbiamo iniziato i lavori oltre 11 anni fa, correva il 2006. In un’intervista, che conservo ancora, annunciai che nel 2009 la cittadella sarebbe stata pronta.. Invece la inauguriamo nel 2017 e solo grazie alla buona volontà di amministrazione e governo a superare ancora tanti ostacoli. Un po’ di questa cosa mi vergogno.. in Italia per realizzare un impianto all’avanguardia bisogna attendere anni..”.

Ognuno di noi potrebbe affermare, in cuor proprio: “La solita storia”. Sì, la solita storia, ma non è corretto che ci si abitui. La cittadella dello sport paralimpico, nella sua bella essenzialità, è un impianto moderno e, logicamente, senza barriere architettoniche. Ancora incompleto: manca la foresteria ed alcune strutture che permetteranno la fruizione a chiunque vorrà svolgere attività sportiva a Roma Sud, sia esso disabile o normodotato. Proprio la sua semplicità, la mancanza di volumetrie particolarmente impegnative, rendono ancora più misteriosi i motivi per i quali l’impianto ha dovuto attendere 11 anni prima di vedere la luce.

Misteri che non sono stati dipanati dagli interventi degli altri relatori, a cominciare da quello del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che nella sua banale oratoria ha solo ricordato quanto questo impianto rappresenti un vanto per la città. Al sindaco, che ha affossato un anno fa il sogno olimpico, verrebbe da chiedere quanti impianti sportivi ha inaugurato durante la sua gestione.

Se l’amministrazione di Roma si è spesa per l’apertura di questo impianto (come ha ricordato lo stesso Pancalli) non ha fatto altrettanto per le numerose piccole e medie strutture sparse sul territorio e che, a memoria, versano in situazioni fatiscenti, abbandonate a loro stesse senza possibilità di recupero. A cominciare dagli impianti inseriti all’interno delle Scuole Comunali e inutilizzati per pastoie burocratico-amministrative.

Il progetto di Roma 2024 se aveva un merito, almeno sulla carta, era quello proprio di recuperare impianti come le vele di Calatrava e lo Stadio Flaminio… Con la fine di quel sogno, tutto è tornato nell’oblio. Poi, ieri, l’Amministrazione si è presentata con la fascia tricolore, con sindaci in carica e altri che operano nell’ombra (come Alemanno, presente anche se defilato), spendendo belle parole sullo sport, il suo valore sociale e battendo le mani agli atleti disabili, “esempio di forza e volontà”. I quali, però, se vorranno utilizzare l’impianto, dovranno raggiungerlo con mezzi propri, visto che con quelli pubblici le barriere architettoniche sono insormontabili. Ieri tornando a casa alla fermata della metro di Eur Magliana abbiamo potuto verificare direttamente.

Stesse perplessità, poi, merita la relazione del ministro Luca Lotti, al quale ci limitiamo ricordare due cose.

Primo: anche se non era presente 11 anni fa (cosa che lui ha ricordato all’inizio del suo discorso, con un tocco francamente inelegante), dal 2006 ad oggi si sono alternati governi di tutti i colori, molti dei quali sostenuti dal suo partito… non è stato fatto molto per cambiare la situazione.

Secondo: parlando di sport e disabilità si usa il termine “paralimpico” e non “paraolimpico” come erroneamente Lotti si è ostinato a fare per tutto il suo intervento, ponendo dubbi sulla sua effettiva cultura sportiva. Da un Ministro dello Sport ci saremmo aspettati ben altra sensibilità.

Lo sport, ieri corso massiccio a rendere omaggio ad un impianto all’avanguardia, nonostante i limiti, i ritardi, le difficoltà nelle quali si dibatte ci sembra sempre più la parte migliore del nostro Paese. Con un solo grande limite, quello di considerare il mondo della politica fondamentale per la sua stessa esistenza. Bisogna avere il coraggio di cambiare, perché non vale il discorso: “così va il mondo…” ché se fosse vero, oggi non avremmo la Cittadella dello Sport paralimpico.

bty

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